6.19.2016

Pesca al vampiro

L’ora del Vampiro
Testo e fotografie di Marco Altamura



Spesso nei sogni alieutici di noi spinner albergano pesci di grossa mole catturati magari in affascinanti ambienti esotici, veri paradisi dove non ci sono limiti alle più rosee aspettative e dove le catture si ripetono con un ritmo impressionante, almeno per noi lanciatori che siamo soliti praticare il nostro sport preferito nelle troppo spesso bistrattate acque italiche. Il tutto viene poi ridimensionato quando abbiamo l’opportunità reale di pescare in queste tanto sospirate acque che nell’immaginario collettivo ospitano prede da sogno. Fortunatamente in tutta la mia carriera piscatoria ho avuto la fortuna di girare una buona parte di mondo rincorrendo qua e la predatori come trote, salmoni, lucci, persici reali, temoli artici e salmerini artici. Con questo non voglio assolutamente affermare che i miei siano stati viaggi deludenti, anzi parlando soprattutto di salmoni , posso dire di aver pescato pesci meravigliosi in luoghi da sogno; la questione è un po’ differente: quando peschi in fiumi come il Moy in Irlanda, il Gaula in Norvegia, lo Spey in Scozia, il Vindel in Svezia
, il Varzina in Russia, il Pitt ed il Fraser in Canada
Fraser
etc… pur lasciando una percentuale all’imprevedibile (assenza di piogge , colore dell’acqua opaco, maree sfavorevoli, etc…), ti aspetti comunque di realizzare catture mirabolanti tante quante almeno ne hai sognate nei mesi precedenti il viaggio. Non sempre funziona così e quindi, pur con tanto entusiasmo e soddisfazione per i pesci presi, ci ripetiamo che in quei luoghi da sogno era quasi impossibile “fallire”. Con questa premessa  non voglio affatto sminuire l’importanza di tali catture, ma piuttosto rimarcare di quanta soddisfazione in più possano dare le nostre acque quando abbiamo la buona sorte di catturare un pesce eccezionale. Un luccio “over 100”, una lacustre di 8 kg, un perca sopra i 5 kg, assumono un significato ancora più esaltante se catturati “in libera”e a “piede asciutto” nelle nostre depauperate acque.
Luccio piemontese
Questa è una sensazione che fortunatamente ho avuto modo di vivere spesso e alla luce di quanto detto in precedenza, devo affermare che la gioia che sa infondere una di queste catture non è spiegabile con semplici parole. Ci si sente in pace con il mondo, soprattutto considerando che non sono molti i pescatori che possano annoverare nel proprio bagaglio di esperienze, simili catture. Il periodo della primavera avanzata, almeno nei grandi laghi del nord Italia, è uno di quei periodi che maggiormente consente la cattura di pesci di grande mole; mi riferisco ai grandi lucci che dopo le fatiche riproduttive si attardano ancora nei sottoriva in cerca di foraggio da mettere sotto i denti per riprendere le forze; penso alle grandi trote lacustri che finalmente possono mietere il terrore nei banchi di pesce-foraggio con le loro scorribande atte a rimpinzarsi dopo la scarsità di cibo dell’inverno;
le trote marmorate che ora sono appostate sotto i cosiddetti “piedi di terra” dei fiumi tributari dove fanno incetta di piccoli barbi, savette ,cavedani e quant’altro graviti nei paraggi. E penso anche ai grossi maschi di lucioperca che ancora sostano nelle aree di frega dove alcune settimane prima vi è stata la deposizione delle uova, proteggendole dagli altri abitanti dell’ecosistema lacustre. Questi affascinanti pesci dal carattere umorale misterioso e per certi versi enigmatico, in questo periodo stagionale sono al centro delle mie attenzioni piscatorie specialmente praticando il jigging con artificiali siliconici. Anche la preparazione dell’attrezzatura Rapture per questo tipo di pesca mi regala piacere al punto da curare anche il più piccolo e all’apparenza insignificante dettaglio; quando vado alla ricerca di pesci di mole, per non sbagliare, mi affido sempre alla sicurezza delle canne denominate “Intruder”, progettate e realizzate specificamente per sopportare combattimenti con grosse prede. La gamma a catalogo spazia dal modello da mt.2,10 fino a quello da mt. 3,00 con differenti potenze di lancio comprese tra i 7/21 gr della più piccola fino ai 50/100 della più potente. Personalmente ho trovato il giusto equilibrio con il modello da mt. 2,40 e potenza di lancio 14/40 gr definita dalla sigla 802-MH; questa canna mi consente di utilizzare jigheads da 10/ 12/15 grammi che abbinate a siliconi fino a 4 inch (10 cm) costituiscono i libbraggi ideali per questo tipo di jigging leggero. Inoltre il divertimento che ci regalano queste canne realizzate in fibra di carbonio CX-1 Carbon durante il combattimento con un grosso pesce è semplicemente unico! I passanti in carburo di silicio (SIC) consentono l’utilizzo di lenze multifibre senza alcun problema, disperdendo velocemente il calore prodotto dall’attrito. Personalmente mi piace abbinare a questa canna il mulinello al top di gamma Rapture, l’SX-1 mod.4000 che bilancia ottimamente il combo, imbobina correttamente il trecciato su una bobina in finitura “carbon” appositamente dedicata e fornisce ottime garanzie di fluidità con la sua frizione progressiva a regolazione micrometrica, indispensabile quando si ha a che fare con i grossi calibri. Carico il mulinello con 100 mt. di treccia Dyna Tex Spin X4 di colore verde e di spessore mm 0.16 che con i suoi 11.34 Kg di tenuta mi mette al riparo da qualsiasi eventualità; infine come terminale preferisco non utilizzare il classico fluorocarbon ma, viceversa, mi oriento sul validissimo Spin Zander Cristal dello spessore mm 0.307 che si caratterizza per il giusto compromesso tra la totale assenza di memoria meccanica ed esiguo allungamento e l’ottima invisibilità in acqua con il vantaggio non da poco di possedere un carico di rottura meno penalizzante dei fili “fluoro”.
Ora sono libero di pensare all’artificiale siliconico che sceglierò solo dopo aver visionato lo spot prescelto. E quindi, riferendomi sempre al “mio” amato lago Maggiore, prendo in considerazione un litorale che nel tempo mi ha regalato diversi pesci di mole, siano essi lucioperca o lucci, con qualche gradita sorpresa costituita da qualche grosso persico reale che non si è fatto intimorire dai 10 cm del mio Power Shad. Lo spot è costituito da una spiaggia con fondale digradante fino a raggiungere i sette metri di profondità con conformazione rocciosa a media granulometria e presenza di alcune strutture sommerse in cemento. Di solito ispeziono la zona prima con uno spinnerbait da mezza oncia (Sniper Single Blade) alla ricerca di qualche bel luccio, spesso presente in queste acque; oggi questo tentativo non da i frutti sperati e quindi mi appresto a cambiare approccio per tentare la cattura di lucioperca che, dopo il periodo della riproduzione , si trattengono per un breve periodo nei luoghi di frega per poi riguadagnare i grandi fondali a centro lago o alla foce degli immissari seguendo i banchi di pesce foraggio.
Tra le tante scelte possibili nell’ampio panorama delle imitazioni di shads in silicone di Rapture, opto per armare con una jighead da 10 gr su un amo n° 3/0 uno Swing Shad da 3,8 inch (9,5 cm) con finitura Chartreuse Gost che con il colore opalino dell’acqua dovrebbe funzionare egregiamente. In primavera avanzata infatti, con i primi tepori, iniziano le fioriture di microorganismi costituenti il fitoplancton e lo zooplancton, rendendo l’elemento liquido opalescente. Questo fenomeno chimico agisce a nostro favore annullando le possibilità di essere visti dalle nostre prede. Il tempo instabile tipico della primavera alterna momenti di grande luminosità a fasi di penombra dovuta alla presenza di grandi cumulonembi che celano momentaneamente l’azione rischiarante del sole. Questi momenti rappresentano la situazione migliore per aver ragione su un predatore come il perca, pesce lucifugo per antonomasia. I primi lanci che effettuo tendono ad ispezionare il salto di profondità posto a circa 7/8 metri dalla riva; questi spot sono spesso frequentati dai grossi percidi che tendono veloci agguati alla minutaglia che ignara del pericolo pascola in zona. Dopo aver coperto a raggiera la parte antistante con movimenti molto lenti sul fondo da parte dell’artificiale, mi sposto a sinistra dove un approdo per battelli e due grossi pali di attracco costituiscono un ottimo spot e non solo per i lucioperca.
Qui è più alto il rischio di incaglio sul fondo a causa di legnaie e grossi tronchi sommersi, ma si sa chi non risica… Così dopo aver “regalato” al lago due Swing Shad e relative testine piombate senza alcun risultato, decido di spostarmi nei pressi di un pontile galleggiante ripromettendomi di tornare in quel posto propizio quando il sole sarà eclissato dietro la montagna. Dal pontile galleggiante riesco a raggiungere, con lanci mirati, alcune boe a circa 15 metri da me; queste strutture galleggianti rappresentano un ottimo sito nel quale cercare i perca perché hanno come ancoraggio sul fondo dei plinti in cemento rialzati dai quali i pesci riescono a dominare il circondario. Va posta particolare attenzione nel sondare con i nostri shads soprattutto il dislivello creato da tali strutture sommerse; l’attacco nove su dieci avviene quando, in fase di rilascio, lo shad collassa verso il fondo da una posizione sopraelevata. Percepire con il polso queste variazioni di livello è una proprietà che si acquisisce con il tempo e le caratteristiche qualitative dell’attrezzatura: la Intruder mi trasmette perfettamente la conformazione del fondale al punto che ne conosco i segreti come se lo vedessi. Ma purtroppo anche questi tentativi non portano a nulla e così decido, anche incoraggiato da un denso nuvolone che oscura il cielo, di tornare nello spot precedente. Riprendo a lanciare nei pressi dei pali di attracco e, dopo alcune “passate” a vuoto, nel recuperare verso di me l’artificiale scorgo appena dietro di lui la sagoma inconfondibile di un grosso perca che, incuriosito, lo segue fino a riva per poi girarsi e riguadagnare le profondità del lago. Ma allora ci sei, dico tra me e me !
Con rinnovata fiducia cerco di sfruttare a mio favore il momento di oscuramento del cielo, sapendo perfettamente che se esiste una possibilità di successo, questa coincide con le attuali condizioni atmosferiche. Ripasso in zona con la massima concentrazione altre innumerevoli volte senza risultato e, complice una leggera brezza temporalesca che increspa le acque, decido di usare una testina un po’ più pesante per una maggior sensibilità. Facendo mente locale tra le possibilità che Rapture mi offre in fatto di siliconici, approfitto per cambiare artificiale; questa volta armo un Rib Slim Shady (simile allo Swing Shad ma in versione più “snella” e sempre con la stessa finitura Chartreuse Ghost) con una jighead da 12 gr su amo del n° 3/0. Questo artificiale può vantare una maggior mobilità della coda a martello emettendo invitanti vibrazioni anche per la sua conformazione a lamelle corrugate. Lo annodo al terminale e ricomincio a pescare.
L’esperienza maturata su questi anomali predatori mi suggerisce che il grosso pesce non può che essere nei paraggi di uno dei pali presenti in zona e quindi concentro i miei tentativi in tale direzione. Dopo una serie di passate di cui non so quantificare il numero, finalmente durante una di esse percepisco distintamente in canna il subdolo ma deciso attacco del perca al mio artificiale e immediatamente porto una poderosa ferrata a due mani; appena accortosi dell’inganno il grosso pesce si manifesta con un’esplosione di selvaggia vitalità.
Dopo aver aperto la frizione del mulinello regolandola sulla forza del pesce, cerco di assecondarne le sfuriate sul fondo con una resistenza che incurva sino all’impugnatura la Intruder che mi regala momenti di adrenalinica euforia; tento , per quanto mi è possibile, di contrastare le fughe del pesce che cerca disperatamente di trovare nei pali di attracco dei validi alleati per riguadagnare la libertà. Capisco dalla strenua difesa  che deve trattarsi di un pesce di grande mole e, conscio della mia posizione sopraelevata rispetto all’acqua, vivo con grande preoccupazione questi momenti che mi separano dalla tanto sospirata presa opercolare. Finalmente il perca si stacca dal fondo ed inizio a vedere attraverso l’acqua opalina le sue reali dimensioni: si tratta di un grosso maschio dal corpo molto tozzo e possente che, occhio e croce, stimo pesare intorno ai sette chilogrammi. Ancora un paio di poderose fughe con relativo stridere della frizione (musica celestiale per le mie orecchie) e il pesce è a galla; ora devo superare diversi ostacoli logistici per poter arrivare al livello dell’acqua. Mi complicano la vita due muretti che devo scavalcare tenendo sempre in tensione con la mano destra la canna e stando attento a non sfiorare i manufatti con il trecciato che, in tale malaugurato caso, “salterebbe” irrimediabilmente facendo naufragare il sogno. Dopo non poche difficoltà e con il cuore in gola come un bambino dinnanzi a un negozio di giocattoli, riesco a guadagnare lo scivolo in cemento che porta al livello dell’acqua; accorcio il filo e con la mano sinistra entro nella cavità opercolare del pesce stremato. E’ fatta! Nel frattempo un capannello di gente ha seguito tutte le fasi del combattimento e all’unisono mi accreditano un applauso. Approfitto subito del pubblico presente per farmi scattare alcune veloci foto del pesce che con la pinna spinosa dorsale eretta mostra tutta la sua bellezza. L’ago della bilancina elettronica sempre presente nel mio gilet segna kg 7,340 per cm 78.
Un pesce dalla struttura molto possente che si è sviluppato più in larghezza che in lunghezza. Libero l’amo dalla bocca coriacea del predatore e dopo circa dieci minuti di ossigenazione in acqua lo libero nel suo lago; nelle fasi concitate della cattura non mi sono avveduto del fatto che il pesce ha perso alcune gocce di sangue dalla bocca e spero tanto che questo fatto non ne comprometta la salute. Potrei continuare a pescare ma sono più che soddisfatto dell’agognata e voluta a tutti i costi cattura: mi pervade quella pace interiore di cui ho parlato all’inizio e non chiedo altre emozioni al “mio” lago che ancora una volta ha saziato la mia fame di avventura. Ci saranno altre occasioni e altri luoghi dove poter praticare questa splendida disciplina che tante soddisfazioni mi ha saputo trasmettere e l’aver ridato la libertà ad un simile pesce mi fa apprezzare ancora di più questa che definire semplicemente una “passione” è estremamente riduttivo.

Pescare? Anche...ma lavorare in altro modo nel mondo della pesca e pure gratis.

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