12.03.2015

SniperBlade

Di Marco Altamura





PARTE PRIMA

Non vi è dubbio che attualmente il panorama degli artificiali da spinning sia pressoché infinito ed, escludendo poche eccezioni, la maggior parte dei lanciatori fa fatica a capire nella sua vera essenza questa moltitudine di proposte. Sono lontani gli anni in cui i pionieri di tale tecnica effettuavano le proprie uscite con in tasca una manciata di artificiali che consistevano in rotanti, ondulanti o, al più, i primi minnow che iniziavano a comparire nei negozi di articoli da pesca.
Nell’era della specializzazione portata al parossismo, siamo giunti ad acquistare artificiali super-specialistici rivolti ad un unico tipo di predatore e magari ad una determinata condizione logistica di utilizzo. Tutto ciò appare ancora più sorprendente se si pensa che alla fine degli anni ‘70/inizio anni ’80 catturavo sistematicamente blackbass da capogiro con rotanti e ondulanti insieme agli antenati delle esche siliconiche provenienti dagli Stati Uniti ! Poi, con l’avvento del boom dello spinning registrato negli ultimi vent’anni, gli artificiali a nostra disposizione sono aumentati vertiginosamente e proporzionalmente sono purtroppo diminuiti i pesci e la loro taglia.
Se a ciò aggiungiamo anche che i pesci si sono assuefatti a veder transitare innanzi a loro questi strani oggetti che sembrano provenire da un pianeta alieno, giungiamo a  comprendere quanto sia difficile ai nostri giorni effettuare catture degne di nota con regolarità nonostante le tecnologie a disposizione si siano sempre più affinate. Chissà poi perché, inoltre, ognuno di noi ha sviluppato una sorta di vera e propria idiosincrasia nei confronti di una categoria di artificiali tanto da ignorarne le potenzialità annullandone l’utilizzo e le doti catturanti. Questo è quanto è successo anche a me con un’artificiale appartenente alla famiglia delle WireBaits, lo spinnerbait appunto, mai preso seriamente in considerazione e ingiustamente snobbato per il suo aspetto “stravagante”.
Molte volte la volontà di raggiungere buoni risultati anche con attrezzature non proprio ottimali (almeno secondo il nostro personalissimo giudizio!), ci porta ad intraprendere percorsi forzati e così, una decina di anni orsono, mi sono imposto di utilizzare unicamente tale categoria di artificiali nelle mie battute di pesca e, progressivamente, sperimentando e sfruttandone le potenzialità, sono giunto al punto di non poterne più fare a meno ed oggi gli spinners occupano un posto primario nelle mia tackle box. In realtà il corretto utilizzo degli spinnerbaits non è dei più semplici in quanto ogni modello e ogni categoria risulta adatta ad una specifica situazione sia atmosferica che logistica. Analizzando gli elementi che compongono lo spinner, possiamo notare che i poli di attrazione sono costituiti, da una parte dalle pale (siano esse willow, indiana o colorado) e dall’altra dalla testina in tungsteno o in piombo con relativo skyrt in materiale vinilico; vi è una stretta correlazione tra questi due componenti al fine di apparire al pesce come un’insieme che riconduca a un piccolo branco di pesci foraggio in fuga.
Almeno questa è la teoria più accreditata. Le pale e lo skyrt esplicano un’azione percepita dagli organi visivi , dalla linea laterale  e dall’orecchio interno del pesce che vede il colore d’insieme e “sente” le vibrazioni prodotte dalle pale. Per quel che riguarda l’armatura, l’amo rappresenta l’ideale continuazione del filo armonico che costituisce la struttura dell’intero artificiale; la sua dimensione è direttamente proporzionale al resto dei componenti. Con tali caratteristiche questo artificiale risulta essere uno tra i più efficaci quando si tratta di pescare nello “sporco”, come all’interno di strutture quali piante, erbai, ninfee , legnaie e qualsiasi altro ostacolo sommerso.  Queste doti di anti-alga per antonomasia lo rendono il principale protagonista di catture “impossibili” di pesci di taglia laddove tutte le altre insidie risultano infruttuose. Vediamo ora di tracciare un vademecum di massima per un corretto utilizzo di questo straordinario artificiale; nell’analizzare le varie situazioni che si possono prospettare, va subito detto che un alleato insostituibile per questo tipo di insidia è senz’altro rappresentato dal vento. Questo elemento atmosferico è riconosciuto da noi pescatori come una presenza spesso fastidiosa nella pratica della nostra attività preferita; ebbene, utilizzando gli spinners il vento diventa l’elemento fondamentale per realizzare catture degne di nota.
Quando lo specchio d’acqua presenta un moto ondoso apprezzabile, non esiste nulla di meglio per scatenare l’aggressività del bass (e non solo!) e indurlo all’attacco di uno spinnerbait recuperato abbastanza velocemente appena sotto il pelo dell’acqua. Solitamente in queste situazioni mi affido ad uno spinner del peso di mezza oncia (14 gr) con doppia pala willowleaf se il vento è moderato, oppure un modello finesse più leggero se è poco più di una brezza che increspa la superficie. Per tutte le tipologie di questi artificiali sono solito utilizzare un trailer-hook che mi mette al riparo da spiacevoli sorprese nel caso di abboccate “corte” oppure nel caso tutt’altro che remoto di attacco di un luccio.



PARTE SECONDA
Questo tipo di approccio definito “powerfishing”, permette di perlustrare in breve tempo grandi quantità d’acqua e risulta micidiale quando i pesci si dimostrano attivi. Per facilità di comprensione ed anche per efficacia riscontrata sul campo, prenderò come esempio gli artificiali prodotti dall’italiana “Rapture” di Trabucco con la quale collaboro da ormai più di un anno. L’Azienda di Bianconese, per la tecnica appena descritta, produce l’ottimo SniperBlade sia single che double blade che prediligo nella versione con pale di tipo willow e skyrt in morbido silicone.
Una valida alternativa se il vento è forte è rappresentata dai modelli Single Blade, capaci di emettere forti vibrazioni irresistibili per i bass in caccia e di opporre minor resistenza in trazione.Provare per credere! Se viceversa dobbiamo affrontare una situazione ambientale diametralmente opposta come quella di pescare in acque piatte e di ricerca negli strati d’acqua intermedi, mi affido ai modelli DuobleBlade costruiti con filo armonico in acciaio a differente densità, ultra flessibile sul braccio e più rigido sul resto dell’armatura. Questispinner risultano perfettamente bilanciati, sono dotati anch’essi di skyrt in silicone  e nella versione double willow da 3/4 di oncia (21 gr) si comportano ottimamente quando adottiamo un recupero che gli americani definiscono “Bump the stump”, quando cioè risvegliamo l’aggressività del predatore facendo cozzare l’artificiale contro gli ostacoli del fondo. Per questo tipo di ricerca sono solito optare per le finiture White Chartreuse e Bolsena Shad.

Altra situazione molto redditizia sia per il bass di taglia , che per il luccio e per il lucioperca, è rappresentata dall’utilizzo dello spinner da ¾ di oncia da far lavorare a stretto contatto del fondo con un recupero lento e costante in spot con profondità marcata; questo tipo di recupero definito  come “Slow Rolling” è da preferire in situazioni di acqua fredda di inizio stagione o di ricerca del pesce di taglia nel pieno della stagione fredda. In questo caso sarà più che probabile l’incontro con il luccio ed il lucioperca, quindi il trailer-hook dovrà essere proporzionato all’amo principale e comunque essere di generose dimensioni. I modelli citati sono in grado di coprire tutte le svariate situazioni che possiamo incontrare in pesca in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo atmosferico grazie alle diverse finiture e ai differenti libbraggi. A differenza di quanto fanno molti bassmen, io preferisco non applicare alcun tipo di trailer che, se per i jig risulta essere indispensabile per una corretta presentazione, negli spinnerbait finisce per modificarne l’assetto e quindi il corretto funzionamento in acqua.
Per quel che riguarda la finitura delle pale, queste potranno avere colorazioni e lavorazioni diverse (bronzate , silver, gold o martellate); per questa scelta ci si affida essenzialmente alla luminosità del cielo, alle convinzioni personali acquisite nel tempo ed alla limpidezza dell’acqua. Io trovo un giusto mix l’utilizzo della doppia pala  silver liscia, ma in merito non ci sono regole ferree. C’è poi l’eterna questione che vede schierarsi una gran parte di lanciatori (per la maggior parte i bassmen) a favore dell’utilizzo della canna da casting con il mulinello a bobina rotante a scapito del classico combo canna da spinning-mulinello a bobina fissa.
Personalmente riconosco ed apprezzo le peculiarità di un combo da casting nel recupero di artificiali che oppongono una forte resistenza alla trazione come gli spinner, pur tuttavia non disdegno (essendo uno spinningofilo che ama insidiare molte specie di predatori e non solo il bass), l’utilizzo per questa tecnica di una classica mt. 2,40 con azione “M” come la gloriosa Intruder con potenza di lancio 15/40 gr abbinata ad un robusto ed affidabile mulinello taglia 4000 caricato con un trecciato da 20 Lbs connesso ad un terminale in fluorocarbon da mm 0,30 tramite un nodo “All Albright” bene eseguito.
Anche se la letteratura alieutica in proposito suggerisce di connettere il terminale all’artificiale senza l’utilizzo di minuteria di raccordo, io preferisco prendermi la licenza di utilizzare un piccolo ma robusto moschettone in acciaio che mi facilita un veloce e pratico cambio di artificiale pur concedendo ad esso un movimento corretto a 360°. Ho voluto parlare di questi artificiali perché ritengo che, ad esclusione di chi insidia unicamente il nostro amico centrarchide, le sue potenzialità siano ancora ignorate dalla maggioranza dei lanciatori. Solo provando e facendo esperienza si potrà disporre di un vero e proprio asso nella manica quale è lo spinnerbait, pronto a ribaltare a nostro favore le nostre battute di pesca. Ricordo inoltre che Rapture può vantare a catalogo cinque differenti combinazioni di finitura testina-pala-skyrt nella doppia versione single e double blade; inoltre sempre facenti parte delle WireBaits figurano in collezione anche lo SniperBuzzer capace, grazie alle sue due palette metalliche contro-rotanti, di spostare una grande massa d’acqua e l’UmbrellaRig, l’imitazione più realistica di un branco di pesce foraggio formato da una testina da cui si diramano cinque braccioli in acciaio terminanti con girelle e moschettoni alle quali poter connettere soft swimbaits, worms, grubs, jig heads o piccoli spinnerbaits

CT della nazionale Master pesca al colpo. Massimo Ardenti

Siamo questa volta con Massimo Ardenti nato il 09/01/1958 a ROMA e residente a ROMA Esso è un pluridecorato garista di pesca al colp...