8.21.2014

Luccio Esox Italia


Luccio esox italia 


 


Questa intervista è dedicata a Corrado Forlani di…….classe 1961. La sua tecnica di pesca preferita è lo spinning al luccio ma pratica o praticava anche il bassfishing a livello agonistico e la pesca alla passata alla bolognese, e saltuariamente quasi tutte le tecniche di pesca in acqua dolce fin dall’età di 6 anni.……
E’ senz’altro uno dei personaggi più positivi che abbia notato in questi oltre 10 anni di attività online dedicata alla pesca.  Non lo ho mai incontrato ma ho seguito il suo iter "ittiopolitico" da sempre ed essendo in sintonia con Mario Narducci presidente dello SCI mi dà un senso di onestà intellettuale e volontà di agire per la pesca e la natura al di là della mera tecnica. Starebbe bene anche nella sezione “Yeti” del sito “Animali strani” ma lasciamo perdere e andiamo a fargli domande a ruota libera.




-Che cariche ricopri nell’ ambito dell’ associazionismo di pesca?


Sono un po’ imbarazzato da questa domanda, nel senso che le “cariche” in realtà sono oneri, comunque sono Presidente nazionale di Esox Italia, Consigliere di SCI, Consigliere provinciale della Federazione oltre qualche incarico locale.


_Partecipi e magari fai da relatore a convegni e se si’ quali i più importanti?



Ho organizzato decine di conferenze, alcune volte in qualità di relatore, ma di solito preferisco fare l’introduzione per poi lasciar parlare chi ne sa più di me in campo scientifico e amministrativo, intervenendo solo per la parte normativa. Ricordo volentieri le conferenze svolte presso l’Auditorium provinciale di Treviso sulla depurazione fluviale, quelle numerose sulle caratteristiche del luccio, a Piacenza e Riva del Garda e Vicenza, e in generale tutti i convegni sulla riqualificazione fluviale, che a volte si sono tradotti anche in importanti progetti operativi.





_Altre azioni nell’ ambito ittico quali sono?

Si cerca di lavorare per avere normativi più moderni e maggiori tutele, e importanti risultati li ho personalmente ottenuti con progetti vasti di No Kill in Emilia e nel Veneto, nella limitazione della pesca professionale, nella costituzione di corpi di vigilanza volontaria. Ma ritengo che il futuro, o meglio il presente sia nell’azione che stiamo svolgendo assieme ai contratti di fiume, alle associazioni ambientaliste e agli assessorati competenti per la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua. L’inquinamento per quanto maggiormente controllato rispetto al passato resta il problema maggiore per la pesca, occorre intercettare risorse e un mutamento culturale nel loro impiego, dove abbiamo dirigenti capaci i risultati si cominciano a vedere, son processi che passano dai consumi domestici, alla gestione dei territori agricoli, alla meandrizzazione degli alvei, alla naturalizzazione della vegetazione depurante riparia e sommersa. Alcuni amministratori più avveduti comprendono come la nostra funzione progettuale possa essere fondamentale per l’economia del territorio ma credo che il futuro vada in questa direzione, per noi è fondamentale accellerare questi processi. Poi c’è il problema degli accessi agli argini.
Assieme alla federazione abbiamo un gruppo di lavoro che si sta occupando del problema, che è estremamente complesso, si sovrappongono normative moderne ad altre quasi feudali, diritti e servitù locali in contrasto con quelle nazionali. Ma rendere di nuovo le rive dei fiumi accessibili alla fruizione dei pescatori e dei cittadini è indispensabile per promuovere la pesca e per avere un presidio sui fiumi. L’altro grave problema è la pesca illegale, in gravissima espansione, abbiamo fatto decine di petizioni, ma gli enti provinciali che son quelli preposti non hanno risorse per reprimere il fenomeno, spesso due guardie provinciali dovrebbero controllare territori immensi, l’azione repressiva dev’essere accompagnata da un interesse della risorsa fluviale dei cittadini e dei Comuni, e le acque gestite e presidiate dalle associazioni. Nel frattempo stiamo chiedendo un aumento delle sanzioni e che da infrazione amministrativa, la pesca illegale organizzata divenga reato contro il patrimonio comportando anche pene detentive, su questo come tavolo nazionale stiamo preparando un documento per il Ministero degli Affari Regionali.


-Il luccio nostrano in cosa differisce (a parte la livrea) dal luccio dell’ est immesso in molte acque italiche? La cosa è poco o molto negativa?




All’osservazione empirica* differisce nei caratteri ecotipici**della livrea, studi veristici han tentato di dimostrare differenze tassonomiche*** poi non riscontrate nella realtà. La differenza per parlare di specie diversa può venire solo dalla genetica, la Dr.ssa Lucentini (esox flavie) e Ultimamente il Prof. Gandolfi in trentino, hanno compiuto studi importanti in questo senso. Anche se come avviene per gli studiosi seri il principio di precauzione prevale, si parla di specie in via di speciazione. Le differenze genetiche, seppur minime, non le riscontriamo tra il 
luccio italiano e quello dell’est che son geneticamente gli stessi, ma con quello del nord, il cosiddetto verdone a spot circolari. La cosa è a mio avviso positiva, avere una specie autoctona unica sul territorio ci consente di chiedere tutele e investimenti alti. Mentre per il luccio a spot non credo ci siano problemi a dimostrarne il ruolo ecologico e la non invasività all’interno di bacini precisi e chiederne una tutela minore. Considerato che comunque per la sistematica ad oggi esiste l’esox lucius. Il discorso sarebbe più lungo in realtà ed è difficile renderlo in sintesi, ma questo interesse sulla specie è senz’altro positivo.



*ciò che si fonda sull'esperienza pratica e non su teoremi
**Un ecotipo è una distinta entità di un animale, una pianta o un altro organismo che è strettamente collegata nelle sue caratteristiche all'ambiente ecologico in cui vive.
***La tassonomia (dal greco ταξις, taxis, "ordinamento", e νομος, nomos, "norma" o "regola") è, nel suo significato più generale, la disciplina della classificazione






-Quale è la situazione minutaglia nelle acque in cui peschi? Te lo chiedo dato che nelle “mie” zone essa è drammatica e mi chiedo cosa mangino i predatori. Il tuo parere? Tieni conto che nel raggio di 100 km da Biella vi sono 2 grossi laghi, almeno 20 laghi medi, Il Ticino, Il Po, la Dora Baltea, Il Sesia, il Tanaro, decine di torrenti e torrentelli e a parte qualche isolotto felice, sono quasi spariti vaironi,alborelle,lasche,gobioni,trotti,scardole.  Questo anche in acque che pericoli grossi non vi sono…..ovvero vi sono ma non sono evidenti. Pioggie acide?



Tutti i ciprinidi autoctoni sono drammaticamente rarefatti nelle specie di taglia minore, a volte mancano intere generazioni di una specie, e per i ciprinidi più grandi mancano spesso gli stadi giovanili e si catturano solo pochi grossi esemplari. Il problema principale è l’inquinamento, pensiamo solo a tutti gli interferenti endocrini* che finiscono in acqua capaci di far cambiare sesso a intere generazioni di pesci nella primissima fase di vita, e che ovviamente non potranno più riprodursi, poi son quasi tutti pesci a riproduzione fitofila, la mancanza di macrofite**acquatiche impedisce la continuità della specie. Assieme all’accumularsi dei sedimenti sul fondo, a questo aggiungi che  abramidi e gardons fanno razzia di uova anche se presenti in numero limitato.



*In anatomia l'apparato o sistema endocrino o ormonale è un apparato/sistema che comprende l'insieme di ghiandole e cellule (dette ghiandole endocrine e cellule endocrine) le quali secernono nel sangue delle sostanze proteiche o lipidiche dette ormoni. Il sistema endocrino gestisce il funzionamento dell'organismo umano o animale in collaborazione con il sistema nervoso.
**Le macrofite acquatiche non corrispondono ad un gruppo tassonomico preciso, ma ad un insieme definito su base ecologico-funzionale; costituiscono la componente del comparto vegetale degli ecosistemi fluviali ben visibile a occhio nudo, che cresce su fondo, completamente sommersa, o parzialmente emersa lungo le sponde. Le macrofite comprendono: fanerogame (piante superiori), alcune pteridofite (felci ed equiseti), briofite (muschi ed epatiche) e alghe formanti aggregati macroscopicamente visibili.


-Di quanto sono calate nella tua zona le licenze diciamo negli ultimi 10 anni?

Non ho le cifre sui 10 anni, ma in emilia direi più che dimezzate, nel veneto ridotte di un 20%.




-So che avete fatto uno o più grossi accordi con altre associazioni. Ci puoi dire qualcosa.  Feci una intervista al presidente del CFI e leggi cosa risponde alla domanda sul siluro………Io non dico nulla ma sono un po’ perplesso . Il link è




Il sodalizio delle Discipline di Pesca ecosostenibili è stato un successo, perché ci ha consentito di interagire a livello politico meglio di quanto non facessimo singolarmente, e ovviamente un successo a macchia di leopardo, funziona sui territori dove disponiamo di dirigenti capaci, e la mancanza di dirigenti è un problema di tutte le associazioni, per questo stiamo pensando ad appositi percorsi formativi, che diano ai volenterosi gli strumenti per agire. Abbiamo fatto accordi anche con concessionari locali e associazioni territoriali, ma credo che il futuro sia nel creare accordi con tutta la galassia ambientalista e la rete di comitati locali.
Quanto ad Agostino, nemmeno io condivido per intero il suo punto di vista, ma il compito della concertazione sta nella capacità di unire anche anime diverse, di mettere d’accordo gli uguali son capaci tutti.






_Il siluro è veramente l’ alloctono più distruttivo?  Io  penso che anche Aspi e Lucioperca fanno la loro parte….

Premetto che mi occupo poco di specie aliene invasive, considerandole un effetto del degrado piu’ che una causa, e come dicevo sopra preferisco occuparmi delle cause. Una risposta è difficile perché le acque sono diverse, non sempre sono i predatori di grandi dimensioni a decimare le altre specie, abramidi e gadons in tante acque fanno di peggio spazzolando i letti di frega degli altri pesci. Considero che nessun contenimento sia utile se contestualmente non c’è un progetto di riqualificazione fluviale e di ripopolamento naturale dei luoghi. O se la specie invasiva non sta impattando pesantemente ambienti ancora naturalmente sani o in buone condizioni biologiche.



-La FIPSAS se ristrutturata dall’ interno può essere l’ unica ancora di salvezza della pesca?



La Federazione, negli ultimi anni ha dato segnali di cambiamento culturale che sarebbe stupido non cogliere, spostando l’attenzione dall’agonismo alla pesca ricreativa in maniera importante e aiutandoci in percorsi di naturalizzazione ecosistemica. La Federazione è il punto di riferimento, che va anche criticata ma dall’interno, non abbiamo nulla che possa sostituirla nel suo ruolo di rappresentanza nella pesca.





Secondo te non è possibile una nuova legge nazionale che regolamenti meglio la pesca unificando i regolamenti? Io sono stufo di girare con un camion per metterci dentro tesserini segnacatture vari e regolamenti….

No non la ritengo possibile, credo che il MIPAAF e il Ministero per gli Affari Regionali dovrebbero dare alcune indicazioni ferme alle regioni su tre o quattro temi importanti. Ma lo specifico di leggi e regolamenti deve restare a livello locale almeno in sede regionale, considerato l’eterogeneità del territorio e le diverse tradizioni. Sui tesserini si deve lavorare per creare ambiti di pesca di interscambio tra le concessioni, ma che le acque vadano concessionate e gestite non ci son dubbi, il futuro, della pesca è in acque gestite e presidiate, anzi già ora la maggioranza dei pescatori pesca in queste acque o in laghi a pagamento. Pensare che con 20 euro di licenza si abbia diritto ad acqua monitorate dal punto di vista delle fonti inquinanti, ripopolate, sorvegliate ecc cc  è un assurdo; al tempo stesso la pesca deve restare o meglio tornare uno sport popolare, e non una attività per pochi “specialisti”,per cui il costo della gestione deve essere spalmato su territori vasti e accedere a risorse che non siano le sole tasche dei pescatori.  Su questo ci sono laboratori aperti importanti, si pensi alla federazione dei bacini bellunesi, che stanno indicando la strada.

-Una domanda scomoda: Non è che in certi casi gli ittiologi tirano l’ acqua al loro mulino?

Ittiologo Pietro Cecuzzi


Un codice deontologico stringente da parte di AIIAD credo sarebbe auspicabile, conosco decine di ittiologi e credo sia una categoria sostanzialmente sana, poi come ogni altro professionista, l’ittiologo ha un committente. Inoltre non tutti hanno un indirizzo ecologico, ne credo siano tenuti ad averlo. Io collaboro generalmente con ittiologi di cui ho massima stima, per l’onestà intellettuale e l’impegno disinteressato per la salute delle acque.

Luccio del Lago Maggiore....strano colore direi


-Domanda scomodissima: Cosa ne pensi del GSI? Apparsero foto dell ‘interno di un camion frigo con pesci macellati…..Delinquenti dell’ Est lasciano incustodito un camion con migliaia di euro di merce?

Non ho mai avuto rapporti diretti con GSI quando esisteva, ora mi pare l’Associazione si sia sciolta da un paio d’anni e mi riesce difficile dare un giudizio postumo, che sarebbe oltretutto un parere disinformato, in quanto non ho mai avuto accesso a loro documenti strutturati e a loro proposte in materia di ecologia fluviale, promozione della pesca e gestione faunistica. Posso dirti che sono amico dell’ultimo presidente di GSI, Fabio Benetti, che stimo per la grande sensibilità ambientale e per l’etica nella pesca.


Ciao ragazzo e speriamo di vederci prima o poi

Un abbraccio a te vecchio cavedano.

 Un cattivo cavedano  quando voglio.....vero? Personalmente non sono in accordo con te sulla necessità di una nuova legge nazionale cioè la vorrei; Naturalmente ben fatta, che introduca le cose dette da te oltre ad un esame ma snellisca la burocrazia nella pesca introducendo inoltre la licenza anche per il mare. Non è possibile e logico che un luccio del Ticino abbia misure diverse da una sponda all' altra. Tanto per dirne una....


Gli elementi fondamentali sono:
il fuoco , la terra, l'aria , e l'acqua. A Noi spetta il compito di difenderli specie l' ultimo e i suoi abitanti.

Caro ragazzo ti racconto un anedotto di un pò di anni fà. In 3 giorni raccolsi 14 persone ed inviai la quota spettante al tesoriere del  club nazionale dello Spinning Club Italia. Allora era solo il presidente della sezione di Lodi ma mi inviarono a Novara Mario (Prese anche un luccio---lo vedi in una foto)per dirmi che se entravo io nello SCI 3 sezioni se ne andavano.......Sapevo troppo, avrei saputo di più e avrei fatto casino su alcune magagne? bOH....CHE NE DICI?

Link:Interessanti
http://www.ipike.it/americo/Blog_e_tecnica/Voci/2011/11/7_Il_luccio_Italico_e_la_Ricercatrice_Livia_Lucentini.html







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