2.18.2012

Il tratto medio del Sesia

Per tratto medio intendiamo il fiume dopo Doccio e fino all’ immissione nello stesso del Torrente Cervo. A monte di Doccio è gestito dai pescatori Valsesiani e a valle dalla FIPSAS Novara/Cagep fino al ponte ferroviario di Romagnano e dopo dalla FIPSAS di Novara o di Vercelli. Il fiume dopo Doccio ha già una ottima portata d’acqua e scorre fra grosse pietre ed anche massi di cui alcuni giganteschi come a Prato Sesia.
Lo possiamo dividere in 3 tratti cioè fino al ponte che collega Romagnano a Gattinara che è zona a salmonidi, la lama di Romagnano zona No Kill e il restante tratto.



Nel primo tratto troviamo correntine e correntone, alcune buche sui 2-3 metri di profondità ed alcune lame con correnti medie e profondità medie. Naturalmente tutto questo a livelli normali del fiume. Subisce un prelevamento di media entità prima per la roggia della filatura e poi a Prato Sesia, uno consistente per l’ uscita della roggia Mora ed infine un altro medio a Gattinara per una altra roggia. La lunghezza è attorno ai 10 KM. Gli accessi non sono molti di cui la maggior parte in sponda orografica destra
Nel 2011 sono stati immesse circa 2200 Kg di trote adulte fario ed iridee oltre a un gran numero di trote fario e iridee allo stato di piccole trote e tanti avannotti di trota marmorata.
Cavedani e barbi assieme a vaironi dovrebbero essere presenti teoricamente ma non ne ho mai visto prendere uno e neppure visto nell’acqua che ha un buono stato di trasparenza.



Di sicuro sono presenti degli esemplari di grosse marmorate di difficile cattura.
Le tecniche sono quelle classiche della pesca alla trota cioè tocco, spinning e mosca. Consigliamo l'uso di fili un po’ più grossi del normale vista la presenza di queste grosse marmorate.
Al tocco diciamo uno 0.28 con lo 0.25 come finale e a spinning un trecciatino dello 0.12 oppure almeno un o25 come nylon. Solite camole o vermi al tocco e a spinning soprattutto rotanti del N 3-4/Martin 9-15 gr e qualche minnows galleggiante per le lame o Shad Rap per le buche, fra i 7 e 11 cm entrambi. Stivaloni o meglio wader.



La lama di Romagnano ha una profondità di circa 4 metri nella sponda orografica sinistra ed è tutta fatta con grossi massi naturali; non è di difficile pesca ma l’ uso della roubissionne non è praticabile.
Il fondo degrada verso il bosco opposto o la spiaggietta di sassi se il fiume è basso.In periodi di irrigazione la lama termina con una diga di pietre per fare uscire l’ acqua per un canale.
E’ seminata da moltissimi anni dalla FIPSAS NO coi pesci recuperati in roggie e canali posti in asciutta. Tanti vaironi sotto i massi ma prendere tale specie per fare NO Kill e non una frittura ci sembra un po’ assurdo. Bei e grossi cavedani, qualche tinca e carpa non molto grosse a parte alcuni esemplari. Quando l’argentato ciprinide era più numeroso valeva la pena anche di fare un po’ di spinning indirizzato a lui con minnows ma adesso non lo consigliamo.
La fa da padrone il barbo con parecchi esemplari da record; parecchie le catture sui 3 kg e di certo un conoscente ne ha preso uno di oltre 5000 gr. La pesca che va per la maggiore per le numerose catture è il ledgering usando il method nella stagione calda e i feeder nei restanti periodi.




La pesca a galleggiante è però la più praticata data la vocazione che hanno da sempre i pescatori novaresi e vercellesi per questa tecnica, ma i barbi grossi grossi sono inevitabilmente persi.

Permessi e regolamenti per questi 2 tratti li trovate in home page del sito

www.apd.no.it

Il restante tratto scorre in un letto di sassi con qualche riva a strapiombo naturale (a valle di Carpignano Sesia) e qualche lama di non alta profondità a vecchi massi. In alcuni punti si ramifica. La corrente è quasi sempre abbastanza veloce e la pesca non è facile. I pesci poi sono pochi traducendosi in vaironi, qualche cavedano e qualche trota di discesa e a rarissime marmorate. Non lo consigliamo di certo. Occorre la tessera FIPSAS Novara o Vercelli oltre alla licenza, ovviamente.



Le prime 2 zone si raggiungono uscendo al casello di Romagnano/Ghemme della Voltri-Sempione e seguendo le indicazioni per la Valsesia. Una volta giunti presso un passaggio a livello in Romagnano potete posteggiare e vedere la lama No Kill e nel caso fare il permesso al vicinissimo Bar Piemonte. Proseguendo arriverete al ponte e potete risalire il fiume sia al qua, sia al di là del ponte. Se volete andare al No Kill nel bosco girate ,dopo aver passato il ponte, a sinistra e nelle vicinanze(quasi attaccato direi) di un altro passaggio a livello vi è una stradina.

Un negozio di pesca è nella vicina Prato Sesia sulla destra nella strada principale.
Alberghi e ristoranti ovunque.

La zona attorno a Gattinara è famosa per i suoi vini di livello mondiale, a Ghemme vi ha sede una rinomata distilleria oltre ad una nota marca d’aceto ed in zona si cucina il “tapulon” cioè carne d’ asino; Moltissimi sbagliano la ricetta macinando la carne mentre “tapulon” vuole dire spezzettata fine.

2.09.2012

La trota




Maschio di Lacustre del lago di Mergozzo

I salmonidi sono una importante famiglia appartenenti all’ ordine dei Salmonidae. Questa famiglia è presente in tutto l’emisfero boreale, nelle zone temperate e fredde e fino alle zone polari, sia nei mari che nelle acque interne. Sono stati largamente introdotti in tutte le parti del mondo con caratteristiche climatiche idonee.
Prediligono acque fresche e ben ossigenate.

Acqua Salmonidi Video


Etimologia - Latino, salmo, -onis = pesci simili alla trota.

Il gruppo comprendeva originariamente soltanto salmoni, salmerini e trote. In base ad una più attenta analisi la famiglia è stata recentemente ampliata con l’inserimento delle specie appartenenti alle famiglie dei Coregonidi e dei Timallidi, riconsiderate come sottofamiglie. I Salmonidi risultano pertanto formati da tre sottofamiglie: i Salmonini, i Coregonini ed i Timallini.


Marzo 1999-Dora Baltea vicino Ivrea Kg 10.200
Al gruppo appartengono 11 generi con circa 66 specie, molte delle quali originarie delle acque europee od introdotte dall’uomo per scopi alieutici o commerciali.
Coregoni: La sottofamiglia comprende due generi e circa 70 specie, alcune probabilmente estinte. Solo due generi sono presenti nelle acque interne europee. In Italia sono presenti il coregone Lavarello e Bondella. Alquanto singolare è il motivo dell’ introduzione della Bondella. Furono prima introdotti dalla Svizzera i Lavarelli ma questi diventano anche un paio di Kg; Erano troppo grossi per le massaie del lago di Como e cosi’ furono introdotti i coregoni Bondella che arrivano all’ incirca a 6 etti .


Thymallinae.
Noto come Temolo è presente in Italia con le pinne di riflesso azzurre (autoctono) e quelle rosse (alloctono).



Salmonidae: La sottofamiglia comprende 6 generi e circa 108 specie,alcune probabilmente estinte. Tutti i generi, tranne uno ,sono presenti nelle acque interne europee.

Carpione

La trota assieme al Carpione (endemico del lago di Garda) e al carpione del Lago Fibreno sono i salmonidi presenti in italia. Il carpione del Garda è una specie che si nutre prevalentemente di zooplancton e, in alcuni periodi, di crostacei bentonici, raggiungendo circa 40 cm di lunghezza e 0,5/0.6 kg di peso.. L’habitat riproduttivo del carpione del Garda è costituito da acque limpide e ben ossigenate poste a profondità superiori a 50-80 metri e fino a 200-250 metri. Esistono due diversi periodi riproduttivi in ogni anno, che sembra interessino aree distinte del lago. Il Carpione del lago del Fibreno è un salmonide che non supera i 20 cm di lunghezza.
Carpione lago Fibreno

Ha abitudini lucifughe: predilige le acque più profonde del lago, dove solitamente staziona, ed è stato osservato in cunicoli sotterranei artificiali facenti parte di un mulino in disuso come riprova della tendenza a frequentare le acque povere di luce; ciò confermerebbe la credenza dei pescatori locali, secondo i quali il carpione del Fibreno vive almeno in parte dell’anno nel sistema carsico sotterraneo che alimenta il bacino lacustre. Per la riproduzione, che ha luogo durante un lungo periodo invernale-primaverile, utilizza come aree di frega substrati con fondo ghiaioso.




Ma anche per le trote troviamo in Italia diverse specie

Video trota torrente Trebbia 

Fario


Difficile definirne la classificazione esatta attraverso la livrea se non si è un ittiologo dato che è oggetto di allevamento e svariati incroci. Possiamo trovare la fario atlantica (alloctone) o quella mediterranea (autoctona) ed anche le macrostigma cioè trote endemiche di una tale zona come in Sardegna. Immessa da adulta molte volte non procrea o per meglio dire “è una cattiva madre”.
Essa è tipica dei torrenti di montagna e collina ma scende anche a valle incrociandosi colla trota marmorata.



La trota Fario
Caratteristiche: di forma allungata e affusolata ha una coda dal profilo rettilineo e molto ampia, grazie alla quale riesce a stare a lungo controcorrente con il muso verso monte per localizzare il cibo. Preferisce acque limpide, fresche e di conseguenza molto ossigenate. La presenza stessa di questo salmonide in un fiume ha indice spesso della buona qualità dell’acqua. Il colore della sua livrea dipende dall’ambiente in cui abita. In piccoli correnti sarà di colore bruno con numerose e vistose macchie rosse. In acque ricche di calcio invece ha una stupenda livrea color crema con una quantità minore di puntini rossi.
Dimensioni: variano a seconda dell’habitat. Nei grandi fiumi di fondovalle e nei grandi laghi pur superare anche i 4 kg di peso.


si ciba prevalentemente di insetti e crostacei. Raggiunta una certa età e una dimensione di tutto rispetto diventa esclusivamente carnivora e si ciba di piccoli pesci.

Inquadramento: La trota fario presenta livree diversissime all’interno delle sue popolazioni. Di solito, queste livree sono riconducibili a due ceppi principali di origine: il ceppo mediterraneo e quello atlantico. Per quanto riguarda il primo, si crede che sia “autoctono” e cioè che le trote di tale ceppo siano originarie della nostra penisola, ma non tutti gli studiosi sono d’accordo, tanto che molti credono che la trota mediterranea provenga da oltralpe. Il secondo ceppo, invece, è stato introdotto in Italia negli scorsi decenni con massicci ripopolamenti in fiumi e torrenti. Oggi, i due ceppi, si sono quasi totalmente ibridati, con una netta prevalenza della trota detta “atlantica” che risulta molto più resistente a condizioni di vita difficili rispetto alla trota considerata autoctona.

La trota fario di ceppo mediterraneo 

Caratteristiche fenotipiche:
macchia preopercolare scura, ben definita, circondata generalmente da macchiettatura nera;
macchie opercolari non fuse e di forma irregolare;
macchie parr verdastro-azzurre lungo i fianchi riscontrabili anche in adulti di 5-6 anni;
livrea con macchie scure a forma irregolare, fitte e con disposizione casuale;
macchiettatura fine diffusa sui fianchi e sulle pinne dorsali e sulla pinna , corpo slanciato e snello, testa abbastanza grande.




La trota fario di ceppo atlantico 

Caratteristiche fenotipiche:
assenza di macchie “parr” oppure grandi e non sul ventre;
punti rossi e punti neri con areola e disposizione regolare quasi geometrica, lungo linee e diagonali immaginarie;
macchie opercolari tondeggianti e mai fuse;
corpo relativamente tozzo, testa piccola.


Video sub trota 

L’incrocio tra i due ceppi

Caratteristiche fenotipiche:
numerosissime macchie rosse circondate da bordo bianco lungo la linea laterale;
numerosissimi punti rossi circondati da bordo bianco distribuiti lungo tutto il corpo;
macchie scure meno fitte sempre circondate da bordo bianco;
macchie parr presenti solamente lungo la linea laterale solitamente riscontrabili in giovani individui.

Marmorata


                                                     

E' la trota dei grossi fiumi e torrenti di fondovalle che confluiscono nel Po in sponda orografica sinistra. Difficilmente è immessa da adulta. Livrea come dice il nome.Record saputo di 25 kg circa….ovviamente nella notte dei tempi. Secondi esperti è la specie più timida e paurosa.



Lacustre
Non è altro che una fario o una marmorata (pareri diversi degli ittiologi) che si immette in un grande lago e ha segni sul dorso a forma di “Y”. Da non confondersi colla lacustre dei laghi del Nord Europa e immessa in qualche posto. Record. In tempi antichi oltre i 20 Kg. In tempi recenti sicuramente un esemplare di 12 Kg nel Verbano, presa da un pescatore professionista pochi anni or sono.




Iridea ovvero la trota americana.
Salvo sporadici casi non si riproduce da noi ma è molto presente causa intense immissioni. E’ la trota che troviamo generalmente nei banchi di pescheria. E’ la più facilmente allevabile (fecondazione artificale), quella a più basso costo rispetto alle altre due. In qualche laghetto a pagamento sono presenti anche esemplari sui 10 Kg.



Generalmente all’apertura vengono immesse iridee o fario adulte. Essa avviene solitamente l’ultima domenica di febbraio o in alcune parti (Friuli ad esempio) l’ ultima di marzo.
Per i laghi alpini passiamo a giugno e la tratteremo a parte.


Iridea "rosa" del Trebbia 

Le tecniche che si usano sono generalmente 3 cioè al tocco, a spinning o a mosca; Si può usare anche il galleggiante in luoghi idonei.


Innanzitutto dovremo idealizzare dove andare; possiamo andare in luoghi che siano stati “seminati” e di sicuro troveremo tanti colleghi mentre in luoghi che non lo sono la concorrenza sarà molto minore. Poi dobbiamo decidere se andare in minuscoli torrentizi, in torrenti di quota o di fondovalle o nei grandi fiumi come il Toce o la Dora Baltea. Le probabilità di cattura saranno maggiori più si salirà di quota ma minori come taglia.

Marmorata del Po


Dovremo avere stivali chiodati od almeno con suola antiscivolo, le speciali babbucce da infilare sopra le calze e non abbiate pudore ad indossare le mutande lunghe di lana, guanti con pollice ed indice tagliati e mettere nelle tasche del giubbotto gli “scaldini”(che potremo anche usare per i piedi). Pescare col freddo vuol dire “capottare” in partenza. Se intendiamo andare in posti colla neve o ruscelli scoscesi è meglio essere in due. Una scivolata non solo può compromettere la pescata ma anche la vita. L'occhiale polarizzato consente al pescatore di individuare le trote ed è quasi indispensabile.





Spinning

Più saliamo di quota, più troviamo trote di misura slanciata e allungata. Questo perché la maggior parte del loro cibo sono insetti, mentre verso valle e sul piano hanno a disposizione più cibo e soprattutto piccoli pesci da cacciare.

Avvertiamo subito che lo spinning rende meglio con acque calde e trote più propense ad inseguire ma ha comunque la sua validità anche all’ apertura. In commercio sono disponibili svariati modelli di esche artificiali. Si era soliti racchiudere queste esche in rotanti, ondulanti e minnows però ultimamente hanno sempre più preso piede anche le esche siliconiche. Quelle più usate restano le esche rotanti comunemente dette “cucchiaini”.


I motivi sono principalmente la maggior facilità d’uso e prezzo più accessibile delle altre oltre al fatto che vengono anche considerate le più catturanti. Si tratta di marchingegni realizzati completamente in metallo costituiti da un asse sul quale è infilato una zavorra e una e qualche volta due palette innestate direttamente oppure indirettamente tramite un apposito “cavallotto ad “U”. Alla base dell’asse viene inserita un’ancorina che si può sostituire con una amo singolo per le zone No Kill. Quelle innestate direttamente (Una volta solo la ditta Martin) sono considerati i migliori da parecchi anche se tendono ad ingarbugliarsi di più e a girare un attimo in ritardo. . Di relativa importanza è il colore della paletta e quasi nulle le decorazioni realizzate su di essa. A onor del vero in pieno sole andrebbero usati colori dorati (ma le fario rustiche in pieno sole non dovrebbero starci) e per il restante palette argentate. il potere attrattivo dei rotanti è legato, in gran parte, alle vibrazioni emesse e non ai colori anche perché girando viene una assieme tra il colore di fondo e i puntini o le decorazioni varie. Ma procediamo con ordine.


Una volta in acqua però, l’esca sfarfalla vistosamente anche durante la calata verso il fondo e non è raro riuscire ad agganciare qualche trota proprio in certi istanti coi tipo Martin.

Trota con minnow 

La paletta può essere rotondeggiante (a goccia) o allungata (a foglia di salice). Quelle a forma di foglia di salice sono adatte per essere utilizzate in acque mosse ove c’è bisogno che il rotante, spinto in superficie dalla forza della corrente, riesca a resistere e stia il più possibile vicino al fondo. Quelli ovalizzati sono adatti ad acque tranquille. Tra tutti questi tipi di rotanti ce n’è uno strano. Ha la paletta a goccia inserita sul cavallerino, ma ciò che lo contraddistingue è la zavorra, cioè il corpo. E’ a forma di campana e ruota su sé stesso oltre a potervi inserire delle volte essenze aromatiche (ex Netts) oppure al suo interno ha delle piccole sfere di metallo in grado di aumentare l’intensità delle vibrazioni emesse. E’ il classico Vibrax, anche se, come ogni cosa ha molte imitazioni.



Ci sono poi i Tandem e cioè quei rotanti che presentano due palette, ma a dir la verità, per la trota, almeno pescando in torrente vengono usati poco e direi a torto. I siliconici sono da usare in pareti a strapiombo facendoli ballonzolare oppure nei casi disperati.
Mulinelli del N 1000 caricati con filo del 0.20 per i torrenti mentre saliremo a un N 2500 e filo anche del 0.28 per tentare trote grosse in fiumi di fondovalle.





La pesca al tocco

La canna sarà teleregolabile che dà la possibilità di fare arrivare l’esca proprio dove pensiamo sia la trota.
Questa canna dà la possibilità di pescare a diverse lunghezze: la possiamo bloccare a nostro piacimento con le apposite boccole. Arrivano anche a 13 metri ma diciamo che per un dilettante 8-9 metri sono più che sufficienti. Dovrà essere rigida per sentire meglio le tocche. La teleregolabile dà la possibilità di fare arrivare l’esca proprio dove pensiamo sia la trota.

Da www.robertobarbaresi.it



Questa canna dà la possibilità di pescare a diverse lunghezze: la possiamo bloccare a nostro piacimento con le apposite boccole. Questa canna ha la prerogativa di fare arrivare l’esca proprio dove pensiamo sia la trota diciamo quasi in verticale. Mai lanciare come con le bolognesi e al massimo fare piccoli lanci a pendolo.
Le lenze a corona sono chiamate così perché vengono realizzate con una lunga serie di pallini di piombo.
Data la loro particolare forma, in cui il peso, che può raggiungere anche i quindici grammi non è concentrato ma viene distribuito su un lungo tratto di lenza, offrono il vantaggio di ridurre moltissimo le probabilità d’incaglio sul fondo mantenendosi estremamente morbide nella discesa fra i sassi o gli ostacoli. Ecco le più note: La sua costruzione è molto semplice; sul primo spezzone di filo montate una girella del n.16 oppure fate un anello e montate un moschettone con girella sul filo che arriva dal mulinello.
Schiacciate N.8 pallini del 3.75 e montate la seconda girella n.16.
Sul secondo spezzone schiacciate N.10 pallini sempre della stessa misura ed infine mettete un'altra girella.

Da www.robertobarbaresi.it


Corona caricata
E’ costituita da uno spezzone di filo del 0,22 lungo un metro, su cui vengono fissati 22 pallini del n.4 del tipo extraduro. Devono essere schiacciati, partendo dall’alto, i primi 8 ad una distanza l’uno dall’altro di 6 centimetri; dal nono al dodicesimo a 5 centimetri e proseguendo poi con i restanti sempre a scalare fino ad una distanza di 1 centimetro. Agli estremi vanno montate due girelle dal n.12 al n.18 che permettono una migliore rotazione. Il terminale in genere deve essere tra i 10 e i 40 centimetri

Di Cesano
E’ costituita da uno spezzone di filo lungo circa un metro con diametro del 0,22, partendo dal basso, si schiaccerà 15 pallini del n.4 del tipo extraduro ad una distanza di 6 centimetri l’uno dall’altro. Il terminale è di 30 centimetri. Naturalmente, anche la corona di Cesano può essere modificata adattandola alle diverse condizioni di corrente, variando la misura dei pallini senza modificare la distanza.

Di ricerca
È costituita da uno spezzone di filo del 0,20, alle cui estremità ci sono due girelle del n.14, lungo intorno a un metro. Sullo spezzone di filo vanno fissati 30-40 pallini del tipo extraduro tutti della stessa misura ad una distanza di 2 centimetri l’uno dall’altro, gli ultimi otto in fondo un po’ più ravvicinati per rendere la corona più equilibrata e per mantenere meglio l’esca sul fondo. Il terminale deve essere lungo da 20 a 30 centimetri del diametro del 0,18.



3 girelle
La sua costruzione è molto semplice; sul primo spezzone di filo montate una girella del n.16 oppure fate un anello e montate un moschettone con girella sul filo che arriva dal mulinello.
Schiacciate N.8 pallini del 3.75 e montate la seconda girella n.16.
Sul secondo spezzone schiacciate N.10 pallini sempre della stessa misura ed infine mettete un'altra girella.

Seguono comunque quella da canale, ½ corona, concentrata corta, la caricata corta e da Bujet.

La spiralina.
È costituita da uno spezzone di filo del 0,20 alle cui estremità ci sono delle girelle per migliorare la rotazione, la zavorra è costituita da un filo di piombo avvolto a spirale su un tubicino di gomma cavo che permetta lo scorrere del filo. Il diametro del filo di piombo varia a seconda delle condizioni in cui ci troviamo a pescare, maggiore è il diametro, maggiore è anche il peso quindi una spirale corta ma tozza è ottima per correnti forti, invece se il filo è fine avremo una lenza che si adatta meglio ad acque tranquille.



Il Pallettone
Il pallettone o cicca, è una zavorra costituita da una sfera di piombo con al centro un buco per far si che scorra sul filo.
Naturalmente, il pallettone non è in grado di sostituire le altre lenze, ma è l’unico in grado di "bucare" la corrente portando l’esca tra i sassi e dove l’acqua è più calma. La montatura è semplicissima, costituita da uno spezzone di filo lungo intorno ad un metro di buon filo sul quale si infila un tubetto di plastica che ha la funzione di salva nodo (dato che il pallettone scorre sul filo rischierebbe di tagliare il nodo con la girella), oppure si schiaccia un piombino. Il terminale, del 0,18 può essere lungo anche 70/80 cm.



Galleggiante
Particolarmente indicato per la pesca a canna lunga lontano da riva. Sullo spezzone di lenza della corona viene messo un galleggiante a pera intagliato che sostenga il totale del peso. Può essere lanciato e controllato a distanza.

Mulinelli e fili come nello spinning anche se potremo scendere un po’ in alta montagna ove le dimensioni del la trota sono minori.
Come esche i classici vermi e camole oltre ai mortasassi e ai caimani e dove permesso al pesciolino vivo o morto.

Per la pesca al tocco vi rimandiamo anche ad alcuni articoli dell’ amico Roberto:
http://www.robertobarbaresi.it/spiraline_torrente.htm
http://www.robertobarbaresi.it/spiralina_yo_yo.htm
http://www.robertobarbaresi.it/pesca_pesante.htm
http://www.robertobarbaresi.it/prime_tocche_in_torrente.htm
http://www.robertobarbaresi.it/strategie_inizio_stagione.htm

Per la pesca a mosca niente di meglio che:
http://www.pipam.org/index.php
http://www.pescaconlamosca.it/strategie/apertura


2.05.2012

Mario Narducci Spinning Club Italia


Questa volta con Mario Narducci, presidente dello Spinning Club Italia dal novembre 2008 ed ex collaboratore della rivista “Il Pescatore”.
L’associazione è nata da un gruppo di amici nell’autunno del 1980 in provincia di Pavia e attualmente conta circa 800 iscritti con 24 sezioni.
A noi di P&P piace molto che già all’ art 3 dello statuto si dice “Ha inoltre lo scopo di promuovere iniziative per la tutela e la difesa dell’ambiente e della fauna ittica delle acque.



A questo proposito chiediamo subito a Mario se i soci del club del club si adoperano in azioni onlus a riguardo della pesca e quali sono state, almeno le più significative.

Innanzitutto ringrazio per l’opportunità di poter riferire del Club e delle sue attività. Lo Spinning Club Italia (SCI) nasce in un periodo che possiamo ancora definire “eroico” della pesca al lancio (allora veniva così definito lo spinning) proprio per contribuire a diffonderne la conoscenza nei suoi aspetti tecnici. Oggi simili problemi possiamo dire che siano stati in larga parte superati e invece la somma dei danni ambientali inferti agli ecosistemi acquatici negli ultimi decenni è tale da non averci lasciato che l’ombra degli stock ittici un tempo presenti. Ecco perchè dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso accanto alla scontata finalità di diffusione dello spinning abbiamo deciso di introdurre nel nostro statuto anche la collaborazione nella tutela di pesci e relativi ambienti. L’obiettivo è quello di dare voce e forza alle esigenze “profonde” e condivise di tutto il mondo dello spinning, affinchè esse con l’aiuto di tutti i soci possano trovare udienza laddove si amministrano le acque e i loro abitanti. Tutto ciò ha comportato lo sviluppo di due linee principali di azione: la prima a livello nazionale volta a creare collaborazioni e sinergie con ogni altro soggetto interessato ai medesimi obiettivi di fondo, la seconda a livello delle sezioni provinciali per dare attuazione concreta a quelle stesse sinergie. Non posso non citare fra le cooperazioni sviluppate l’intesa che abbiamo firmato nel gennaio 2011 col WWF nazionale (non so quante altre associazioni di pesca possono dire di esserci riuscite) che sta comportando un inedito interesse di una delle principali forze ambientaliste per il mondo sommerso e le specie ittiche autoctone.

WWF e Spinning Club Italia per la difesa dei fiumi

Intesa oltretutto che si è dettagliata in precisi accordi tecnici condivisi.

ACCORDO TECNICO WWF-SCI

Molti anche gli esempi dei risultati concreti conseguiti a livello locale.
Ritengo si possa affermare senza essere lontani dalla verità come ogni singola sezione abbia ottenuto qualcosa, per citarne alcuni posso riferire: SCI Lodi con lo storico progetto Marmorata che sostiene l’ultima popolazione significativa di trota marmorata ancora presente in Lombardia, SCI Treviso che con l’affiliata Esox Italia sta realizzando progetti di pesca evoluta all’interno del parco del fiume Sile, SCI Arezzo che ha concretizzato la tutela del luccio sul lago del Calcione, SCI Ravenna che gestisce una zona no-kill al luccio sul fiume Lamone e partecipa a progetti di reintroduzione del persico reale e alla vigilanza provinciale, SCI Ferrara che con Esox Italia ha contribuito a introdurre nuovi regolamenti di tutela delle acque provinciali e così via.




Sappiamo che avete fatto accordi con il CFI e altri. Ci puoi delucidare sulla cosa?


Insieme a Esox Italia (EI), associazione che raccoglie molti club dedicati allo spinning al luccio e alla sua tutela, affiliata allo SCI, ci stiamo adoperando affinchè le principali associazioni “specialistiche” di pesca trovino un accordo operativo intorno a un nucleo di obiettivi condivisi. Essi a nostro avviso dovrebbero comprendere: la tutela dei pesci, in particolare autoctoni, e dei loro ambienti; interventi concertati volti alla modernizzazione delle normative che regolano l’attività alieutica; la diffusione dentro e fuori del mondo della pesca del ruolo del pescatore come Sentinella Ambientale (siamo noi a conoscere più di tutti le acque e questa conoscenza può essere resa disponibile a beneficio dell’intera società); la collaborazione con le associazioni storiche che gestiscono le acque italiane (FIPSAS e ARCI per citarne alcune).
Pur non essendo ancora arrivati alla sottoscrizione di un patto formalmente condiviso, è da alcuni anni che con Carp Fishing Italia (CFI) poniamo in essere iniziative comuni a livello locale con soddisfazione reciproca. I contatti in corso da parte di SCI ed EI al momento oltre CFI riguardano l’Associazione Nazionale Belly Boat (ANBB), l’Italian Bass Association (IBA), l’associazione Spinning Marino (SM), il Ledgering Barbel Fishing Italia (LBFI), l’associazione “per il Mare” e più di recente l’UNPeM.

I Rapporti con La FIPSAS come sono?

Riconosciamo il grande valore di avere un’unica Federazione che rappresenti gli interessi dei pescatori nei confronti delle istituzioni. Per questo motivo da quest’anno 2012 ci siamo affiliati alla Fipsas con la precisa finalità di dare corso progetti di salvaguardia ambientale.

Noi di P&P siamo dell’idea che sia ora di una nuova legge italiana chiara che uniformi regolamenti e segnacatture vari, dando a regioni e provincie solo poche possibilità di modifica. E che la FIPSAS faccia la stessa cosa per tutte le sue ex sezioni provinciali (che cosa siano adesso nessuno bene lo sa……). Attualmente mi ci vuole uno zaino solo per la documentazione andando a pesca nel raggio di 100 km in Piemonte……e riuscire a procurarseli i segnacatture se uno è fuori provincia e di domenica

E’ evidente che gli ambienti naturali non riconoscono confini politici di alcun genere. Anche noi auspichiamo che le normative si armonizzino intorno alle caratteristiche dei diversi corpi idrici pur facenti capo a province o regioni diverse e non certo il contrario.



Alloctoni? Quale è la vostra posizione?

Potrebbe sembrare un’affermazione strana ma secondo noi la polemica scatenata intorno alla presenza delle specie esotiche nelle nostre acque è superata dalla storia e comunque mal posta nei propri termini. Al pari della gestione di ogni altra specie ittica o non ittica occorre giudicarne e amministrane la presenza a partire da una visione complessiva dell’ambiente in cui si colloca. Mi spiego con un esempio di altro genere: il periodo di chiusura del luccio che vive nei grandi laghi del Nord non può essere gestito con le stesse regole del luccio dei bacini laziali o delle lanche dei fiumi padani, a meno naturalmente di estendere il divieto per un congruo numero di mesi che consenta a tutte le diverse popolazioni di riprodursi. In altri termini occorre stabilire ambiente per ambiente quale sia al momento la miglior popolazione ittica possibile, avendo come orizzonte la Direttiva Europea Acque che impone agli Stati membri il raggiungimento del miglior stato ecologico possibile dei corpi idrici entro il 2015. L’obiettivo generale in altri termini è quello della conservazione della biodiversità, bene oggettivo della nostra ma anche delle generazioni future che ce ne chiederanno conto, e perciò la salvaguardia il più possibile delle specie ittiche autoctone. Oggi esistono strumenti scientifici (l’Indice Ittico ad esempio elaborato dall’Università di Torino) che consentono di valutare le caratteristiche biologiche dei diversi ambienti, permettendo di stabilire le priorità di intervento e dunque in quali corpi idrici impegnarsi per la salvaguardia dei pesci autoctoni, la quale a sua volta comporta anche il contenimento di quelli esotici ma non solo. Occorre infatti al pari impegnarsi per il recupero ambientale (senza una casa nessuna specie prolifica).

Passiamo a cose meno impegnative; Le tue soddisfazioni alieutiche quali sono state?

Lo spinning che ho sempre preferito è quello esercitato nei grandi fiumi del piano, proprio come tante volte descritto dal grande divulgatore, biologo e pescatore, che è Giandomenico Bocchi. Immagino di non essere il solo a essere stato contagiato dal suo entusiasmo… La pesca in tali situazioni è sempre un’avventura perché non si può mai essere certi fino in fondo con quale predatore ci si troverà a confrontarsi. La cosa è tanto vera che proprio in questi ultimi mesi andando senza troppo successo alla ricerca dei grossi aspi che si stanno imbrancando in vista della frega, abbiamo scoperto quanto possa rendere lo spinning anche con una specie inusuale come il barbo europeo. Sapessi come tirano… e quanti ne stiamo prendendo… Sto in proposito allestendo un testo esplicativo che penso di mettere sul sito SCI. Un’altra soddisfazione ittica -ma di altro genere- che ti posso anticipare è che spero di riuscire nei prossimi mesi a pubblicare davvero un testo sullo spinning al siluro che ho pronto ormai da troppi anni.



A spinning che tipologia di fili usare per le varie specie? Sembra che sia nato anche il “nano fil”?

Ammetterai con me che le lenze oggi disponibili hanno ben poco a che spartire con quelle in uso nel…millennio precedente allorquando muovevamo i primi timidi passi nel misterioso e affascinante mondo della pesca. Polimeri di nylon di vario genere, fluorocarbon, trecciati e ora nanofil… forse l’essenza della pesca non sta qui… Tuttavia non posso non riconoscere l’enorme passo in avanti che le lenze intrecciate hanno consentito allo spinning mettendo il lanciatore in condizione di gestire meglio lanci, controllo dell’artificiale e soprattutto contrastare con speranza di successo pesci di mole inusuale come il siluro. Il nanofil si colloca in questo alveo evolutivo e dalle prime esperienza sul campo non sembra deludere le aspettative mettendo in campo una minore irregolarità di superficie che consente imbobinamenti migliori e minori rischi di parrucche. Permettimi infine di terminare la nostra chiacchierata rinnovando il ringraziamento per l’opportunità concessa e con un saluto a quanti la leggeranno. Siate consapevoli che tutti, nessuno escluso, possono fare qualcosa di concreto per il bene delle acque, magari anche solo iscrivendosi ad associazioni come lo SCI. In bocca al luccio…

Salutiamo Mario; gli ricordo quell’ incontro col "Messia" Pellò, che organizzai e che credo gli sia stato utile.
Lo ringraziamo della disponibilità e segnaliamo il link al sito del club con parecchi articoli del grande scrittore Gian Domenico Bocchi.

SPINNING CLUB ITALIA

Un suo intervento vocale sull’accordo SCI e WWF lo troviamo in You Tube:
http://www.youtube.com/watch?v=FAg7DAPN7E0

2.01.2012

Guardiapesca

Siamo questa volta con Maurizio, abitante in val Sangone nel torinese, volontario come Guardia Ecologica Volontaria della provincia di Torino; cioè uno dei tanti che opera volontariamente e gratuitamente nel nostro campo e a cui bisogna dare onore e merito, anche perché tali personaggi ci mettono il loro tempo e, ale volte, pure i loro soldi.

Ciao Maurizio, da quanto tempo operi?

Dunque,il mio percorso con le Guardie Ecologiche Volontarie della provincia di Torino è iniziato nel 2009 con il corso di formazione.

Come si fa ad avere il decreto prefettizio?

Questo è quello che occorre ,direttamente dal sito della provincia di Torino:

La partecipazione al corso di formazione è Gratuita, il corso ha durata di 165 ore in orario serale o preserale, di cui 98 ore di lezioni teoriche, 42 ore di lezioni pratiche, 25 ore di tirocinio con frequenza obbligatoria per l'80% delle lezioni ed il 100% del tirocinio. il corso è autorizzato e finanziato dalla Regione Piemonte, organizzato e gestito dalla Provincia di Torino. Al termine del corso di formazione per aspiranti G.e.V., è necessario sostenere un esame finale (una prova scritta con domande a risposta multipla su argomenti di cultura generale ambientale,legislazione e procedure di verbalizzazione svolti durante il corso, e una prova orale.
Sostenuto l'esame finale con esito positivo, deve essere svolto un periodo di tirocinio di sei mesi all'interno del gruppo di assegnazione con valutazione del servizio svolto; al termine del periodo di prova deve essere presentata la documentazione per ricevere la nomina a Guardia Particolare Giurata da parte del Prefetto.




Requisiti:

per accedere al corso di formazione per aspiranti G.e.V. è necessario disporre dei seguenti requisiti:
- maggiore età;
- cittadinanza italiana;
- licenza di scuola dell'obbligo;
- certificato medico di idoneità fisica;
- non aver riportato condanne per delitti;
- essere persona di ottima condotta morale.

Gli ultimi due requisiti sono indispensabili per ottenere la nomina da parte del Prefetto a Guardia Particolare Giurata.


Nel mio corso ricordo molte persone ,ma alla fine eravamo poco più della metà,non tanto per la difficoltà del corso ,ma più che altro per l’impegno e il tempo che bisognava dedicargli.
Per farla breve ,per arrivare ad avere il decreto ,divise e quelle poche risorse destinate ad una guardia per essere operativa ,ci vogliono circa due anni.
Vi chiederete ,cari lettori ,che cosa porta in tasca ad un cittadino che decide di intraprendere questo percorso.
La risposta è nulla in termini economici,ma molto in termini morali e per cercare di lasciare qualcosa di ancora intatto alle prossime generazioni…i nostri figli.
Ci vuole passione,nel mio caso è stato l’amore per l’ambiente e la pesca.
Quindi sé qualcuno pensasse di ottenere chi sa quale super potere è meglio che non perda tempo.


Il decreto, in cosa consiste e dove vale legislativamente?


Diventi a tutti gli effetti un pubblico ufficiale con funzioni di polizia amministrativa,in teoria vale su tutto il territorio provinciale,ma in realtà si opera nell’ambito del proprio gruppo di appartenenza.

Tutti i gruppi hanno gli stessi poteri oppure c’è chi occupa solo di pesca e chi solo di ambiente?

Si,tutti i gruppi hanno gli stessi poteri,ma operano secondo le esigenze del territorio.
Per esempio nella mia zona siamo molto attivi sulla raccolta funghi,ma finita la stagione operiamo anche negli altri settori.
Ma non dimentichiamo l’attività della didattica svolta con molto zelo,soprattutto dai membri più anziani ,nelle scuole elementari della nostra vallata,con lezioni in classe e uscite sul territorio.
Sicuramente è l’attività a cui viene dedicato più tempo ed è anche la più utile in quanto è sicuramente più efficace educare che punire.



Potete agire sempre oppure solo se in divisa; Quali altri obblighi ha la guardia volontaria per espletare la sua funzione?

Agire si può sempre ,per raccogliere informazioni e materiale fotografico per fare segnalazioni ,ciò non vuole dire che ci si può infilare nella proprietà private senza subirne le conseguenze che la legge prevede.
Se invece per agire intendi fare le multe,naturalmente bisogna essere in divisa e comandati di servizio,nel senso che la presenza della pattuglia sul territorio deve essere segnalata e quindi autorizzata dalla provincia .
Nel corso dell’anno dobbiamo effettuare un certo numero di servizi per poter mantenere il decreto,e ancora abbiamo l’obbligo di non fare cavolate alla Chuck Norris e possibilmente di tornare a casa con le ossa tutte intere.
Ricordo che le G.E.V. anche se abilitate all’uso di armi ,come tutte le guardie giurate,effettuano e effettueranno sempre servizio disarmati.

Quale è stata l’azione più significativa del suo gruppo in ambito ambientale?

Né verbali ,né sequestri clamorosi ma quando ci siamo tirati su le maniche e abbiamo ripulito sponde del torrente e dei riali della nostra vallata ,un operazione che ha raccolto quasi tutti i comuni bagnati dal nostro torrente,in cui sono intervenute anche vigili del fuoco volontari,A.I.B. e molti cittadini interessati dalla cosa.





Sul verbale che stendete a un multato questi può fare le sue osservazioni?

Certo,bisogna sempre chiedere al verbalizzato se ha qualcosa da dichiarare e anche spiegare come e a chi può fare ricorso e quanto tempo ha per farlo.

Se una guardia fa un controllo in una zona DeP deve conoscere il regolamento di questa ultima?

Una guardia ambientale,pesca o venatoria si presume che sappia i regolamenti del territorio su cui si muove.
Guardie G.E.V.,Fipsas ,Arci sono al tenute al controllo di tutte le acque della provincia ,anche quelle date in concessione dalla stessa.

Un episodio particolarmente fastidioso?

Quando trovi qualcuno che si agita e non vuole fornire i documenti perché sa già di essere in torto , puntualmente bisogna chiamare i carabinieri e finisce che l’esagitato becca verbale e denuncia….diamine, era solo un controllo ,può anche finire con una semplice ammonizione verbale.


Un episodio particolare?


Lo scorso anno,mentre mi trovavo sul Po torinese a pescare sono stato controllato da una pattuglia di volontari ,i quali molto gentilmente mi hanno chiesto la licenza .
Dopo il controllo ebbero però la cattiva idea di cercare di indottrinarmi su regolamenti che neanche conoscevano.
Purtroppo ho dovuto qualificami (cosa che non faccio mai sé sono a Pesca) e mostragli il mio prontuario sulle sanzioni.
Questo non vuol dire che io sapevo i regolamenti perchè sono una guardia,ma li sapevo perché prima di tutto sono un pescatore e che i vari regolamenti che si sono succeduti negli anni li ho consumati a forza di leggerli da quando ero un bambino.
Ricordo la guardia rurale che batteva tutto il torrente con il suo motorino rosso,ero contento d’ incontrarlo,anche sé mi chiamava “citù bracunè”(piccolo bracconiere),non mi ha mai fatto una multa , mi spiegava perché certe cose non si potevano fare a prescindere dalle leggi……e soprattutto era un gran trotaro.
Quindi nessuno si lamenti quando si viene controllati da qualcuno poco pratico della materia ,perché non è colpa sua sé non distingue una fario da una marmorata o un gobione da un barbo canino,il fatto è che non li ha mai visti o che li ha visti solo in foto o su un disegnino fatto male.
La colpa di questo è di noi pescatori, perché lasciamo che altri facciano il nostro lavoro,noi gli abitati dei fiumi e dei laghi li chiamiamo per nome ,gli altri li chiamano semplicemente pesci.


Ringraziamo Maurizio per la sua disponibilità ed invitiamo chi avesse tempo e voglia ad imitarlo.

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