9.22.2017

CT della nazionale Master pesca al colpo. Massimo Ardenti




Siamo questa volta con Massimo Ardenti nato il 09/01/1958 a ROMA e residente a ROMA
Esso è un pluridecorato garista di pesca al colpo nonché commissario tecnico della nazionale azzurra di pesca al colpo.


-Lei pesca solo col galleggiante o effettua anche altre tecniche e se si’ quali?
Sicuramente il "colpo" è la disciplina che pratico  di più, ma non disdegno tutte le altre specialità, dal feeder ai salmonidi in qualsiasi modo, dai predatori (mort- manie') o artificiali, al mare a bolentino o alla foce ad insidiare spigole....insomma amo la pesca a 360°.


-Il suo palmares come garista quale è?
ECCELLENZA :
1987 ORO con lo SVASSO e oro individuale
1988 ORO con la LENZA TIBURTINA e oro individuale
8 ori a squadre con la Blue Marlin
3 volte vince la classifica individuale dell’Eccellenza Centro
2002-2003 1° nella classifica del Rendimento Centro
TROFEO 6 NAZIONI:
ARGENTO ( Lussemburgo)
ORO (Volturno- Italia)
BRONZO (Svizzera)
1996 ORO Campionato Italiano Squadre
1997 BRONZO A SQUADRE  CAMPIONATO DEL MONDO  per club (Spagna)
NAZIONALE:
1995 BRONZO A SQUADRE (Finlandia)
1995 BRONZO A SQUADRE  1°campionato Europeo (Francia))
DAL 2010 CT DELLA SQUADRA NAZIONALE “MASTER” DI PESCA AL COLPO CON CUI HA VINTO:
2010 BRONZO (Belgio)
2011 ORO (Firenze)
2012 ARGENTO ( Portogallo)
2013 ORO ( Bosnia)
2014 ORO (Roma)
2015 BRONZO (Portogallo)


-Quale è l’ iter per arrivare in nazionale?
L'iter per entrare a far parte della Nazionale Italiana è  abbastanza complesso:
Il primo scalino da superare è a livello provinciale, ovvero,  dalla classifica finale del campionato provinciale i primi classificati, nella misura del 10% circa dei partecipanti totali, ottengono il diritto di partecipare ad una pre-selezione ai rappresentanti  delle altre province appartenenti alla loro zona( di zone ce ne sono due: nord e centro-sud).
In queste due preselezioni, superano il turno il primo 40% della classifica generale ed accedono alle prove del Campionato Italiano. A questo punto circa 250 atleti provenienti da tutta Italia si confrontano nella prima delle tre prove del Campionato Italiano, tenendo conto che da ora in poi, le penalità  conseguite si portano con se fino alla fine.  La prima prova assegna le penalità   con coefficiente "1" ovvero  il primo classificato  prende 1, il terzo 3 e così  via. Accedono alle due prove finali  i primi 100 circa della classifica.
Le due prove  finali non prevedono eliminazione  ed assegnano le penalità  con coefficiente  1,5 per ciascuna prova ovvero: al primo 1,5 penalità, al secondo  3 ed al terzo 4,5 e così via. La somma delle penalità conseguita generano una classifica dove chi ha meno penalità vince il campionato (a pari penalità  per primo si considera il miglior / i migliori  piazzamento/i  ed in caso di ulteriore parità  si prende il peso totale delle catture). Il campione Italiano  va  direttamente  nella rosa della nazionale Italiana.
I primi 25 del Campionato italiano vanno nel "Club Azzurro " dove si partecipa ad una campionato di 50 atleti (gli altri 25 sono i non retrocessi del precedente anno) con 4 o 6 prove ed in base alla classifica generale i primi tre o più  entrano a far parte della rosa della nazionale  insieme ad alcune "scelte tecniche " a disposizione del CT. Una volta in nazionale , comunque è il CTche decide chi pesca.
I Nazionali  ed i partecipanti al Club Azzurro, accedono  direttamente  al Campionato Italiano.
Alcune categorie  con meno partecipanti hanno un iter più snello, ma ad esempio per i senior è  così.
Ho voluto spiegarlo dettagliatamente anche per sfatare alcune dicerie. In sintesi, fino all'ingresso in nazionale  il pallino è in mano  all'atleta. Una volta nella "rosa" è il CT che decide e che ne risponde con i risultati.


-Come funzionano le classifiche individuali e a squadre?
Sopra, abbiamo fatto l'esempio di una classifica individuale ad eliminazione, le classifiche  individuali normali  invece, sono molto più semplici: si sommano i punti /penalità  è si applica se previsto, lo scarto ( (che può prevedere lo scarto del peggior punteggio od anche il 50% dello stesso). A parità  di punti/ penalità può essere preso in considerazione  prima il miglior/migliori  piazzamenti  od il peso complessivo, deve essere specificato a priori però, sul "regolamento particolare ". Per quanto riguarda le classifiche a squadre, ogni squadra ottiene un punteggio che é  la somma delle penalità  conseguite dai propri componenti  e la classifica viene redatta con gli stessi criteri di quelle individuali.


Raggiungere i suoi livelli è dispendioso economicamente?
Che la pesca agonistica sia molto costosa non lo abbiamo di certo scoperto ieri....credo però, che non si discosti molto  da ogni altra passione  se praticata a livello agonistico. È  il termine "agonistico" che pesa incredibilmente  sulle nostre spese. Ad eccezione dei sport/hobby che non prevedono l'uso di accessori sofisticati, tipo calcio, atletica, nuoto ecc.  un appassionato di pesca agonistica, non può  praticare la sua passione senza un set completo di canne. Immaginate nel "colpo" cosa significa: roubaisienne, inglesi di varia potenza, canne fisse, cannini,  bolognesi di varie lunghezze e potenza, mulinelli.....di tutto questo il mercato ci offre il minimo ed il  massimo della tecnologia, che per una canna inglese va da una sessantina di € fino a cinquecento ed oltre, per non parlare poi della roubaisienne....per finire poi, in una miriade accessori di cui non possiamo fare a meno.  Fortunatamente, il palcoscenico della pesca agonistica, ha continuamente bisogno di nuovi personaggi, e nella maggior parte dei casi, gli atleti più  promettenti vengono aiutati dalle aziende del settore e dalle società di appartenenza.


-Vi sono dei guadagni oltre alle solite medaglie? Parlo in termini di indotti legati alla fama.
Non credo che ci siano fonti di guadagno indotte esclusivamente  dalla popolarità  o dalla bravura. In alcuni casi, il campione è  anche il titolare dell'azienda mentre in altri il "campione" può  essere assunto dall' azienda per poter così collaborare nella realizzazione dei prodotti o quanto meno nella vendita come agente di commercio.

-I campi gara italiani rimasti a buon livello attualmente quali sono? Esistono ancora spot ove catturare pesce autoctono invece di Breme, Carassi e Gardon?
I campi gara purtroppo, devono rispondere  a requisiti strutturali (capienza, uniformità, accessibilità ecc.) ed a requisiti  tecnici come la  pescosita' e la valenza tecnica delle specie presenti. È chiaro che  un campo gara con anguille o predatori, anche se ben popolato, non riscuoterebbe alcun successo poiché verrebbe a mancare o quantomeno si ridurrebbe l'importanza  della pasturazione che al "colpo" è un aspetto tecnico fondamentale.  Campi gara come Peschiera, dove in prevalenza  si insidiano specie  autoctone come i cavedani e le scardole, sono una rarità....mi viene in mente Umbertide anche se il barbo europeo si sta insediando sempre meglio. Esistono molte "perle" ricche di autoctoni a disposizione delle sezioni provinciali che però non hanno la capienza necessaria per accogliere manifestazioni di rango superiore. C'è anche da considerare che in alcuni casi gli alloctoni hanno ripopolato corsi d'acqua e bacini ormai quasi privi di popolazione ittica e che agonisticamente parlando rappresentano una risorsa, come la breme o più  correttamente  l'abramide che si è  insediata in quasi tutte le nostre acque ed in alcune delle quali rappresenta la specie dominante,a danno, chiaramente, delle specie autoctone. Il problema  degli alloctoni comunque, non è  legato ad un fenomeno  agonistico,  poiché  andando a ritroso nel tempo, possiamo annoverare la tilapia; il siluro; il gardon; il clarias; il carassio; la trota iridea; il persico trota; il persico sole e chissà quanti ne sono sfuggiti dalla mia memoria. Dico questo perché non vorrei entrare in un dibattito su come vengono/venivano gestiti i ripopolamenti, sarebbe troppo lungo il discorso.......fino a pochi anni fa, una azienda che in termini di legge doveva ripopolare un bacino o similare a lei in uso per svariati motivi, non era tenuta a certificare la specie e ne la provenienza  del materiale immesso e se andiamo anche a considerare anche i laghi sportivi non è  così difficile  intuire come numerose specie  alloctone hanno raggiunto  le nostre acque.



-Pescando al colpo si usano quasi sempre i bigattini ma ho sentito parlate di una esca più efficace ma molto più costosa…..una cosa tipo foulles…..mi può dire qualcosa?
Stiamo parlando del fouilles e del ver de vase che sono esche usate molto comunemente in tutta l'Europa.  Appartengono alla famiglia  dei chironomi e non sono zanzare come erroneamente si crede( non pungono o si nutrono di sangue), e sono utilizzate prevalentemente come esche da pasturazione (fouille) e da innesco (ver de vase), anche se in manifestazioni internazionali talvolta è consentito pasturare anche con il ver de vase. È  un esca con un elevatissimo potere attrattivo e viene usata mescolata con della terra opportunamente inumidita per consentire alle palline realizzate con le mani, di raggiungere il fondo velocemente e sciogliersi gradatamente per liberare le larve in esse contenute. È possibile mescolare le larve anche con della pastura, ma devono essere aggiunte ad essa al momento  della confezione delle palline, altrimenti l'acidita' della pastura stessa, ucciderebbe in breve tempo le larve, riducendone così il potere attrattivo. Pensate che sandre; persici reali e persici trota sono ghiotti di ver de vase, questo solo per darvi l'idea  di quanto possano essere micidiali queste larvette.

Prezzo di queste esche non è proibito, mezzo kilo di fouilles si aggira intorno agli 11€ mentre 35gr di ver de vase, intorno agli 8. Le quantità sopraelencate, generalmente sono sufficienti per affrontare una competizione ed opportunamente la Fipsas consente l'utilizzo del fouilles e del ver de vase, solo in competizioni di "alto"  livello e che conducono alla maglia azzurra, poiché nelle gare internazionali  e nei campionati europei e mondiali, l'uso di queste esche è scontato e quindi i nostri rappresentanti devono essere preparati.



-E’ innegabile che la pesca sia in crisi e soprattutto la pesca col galleggiante. Sa e mi può dire i numeri degli agonisti 20 anni fa ed attualmente?
Vent'anni fa, vi dico che a Roma un campionato provinciale individuale contava 700 persone....ora sono non più di una sessantina  anche se, almeno a Roma, le gare a squadre raccolgono più consensi ( il pari-categoria a squadre supera i 100 iscritti). Il problema? Il motivo? Sicuramente i costi che spesso non sono ben rapportati con le soddisfazioni ( parlo di RESA dei campi gara.....), secondo me, soprattutto a livello promozionale, chi partecipa e si avvicina alle competizioni deve catturare una montagna di pesci, si deve divertire!!! Per chi iniza l'unico divertimento è  CATTURARE. Lasciamo  a chi si gioca un posto in nazionale  o chi ne tenta l'avvicinamento, di dimostrare che è  capace di catturare 20 placchette da 30 grammi con il ver de vase.  Chi inizia deve divertirsi e sta alle sezioni provinciali individuare i campi più idoneo.

Per fortuna  ci sono altre tecniche che hanno una posizione  privilegiata per i giovani: parlo dello spinning in primis, con tutte le varianti della tecnica !
Il feeder; il carp fishing....tutte discipline praticate da una bella gioventù, rispettosa dell'ambiente ed atta al C&R. Al colpo tutto questo manca....mancano i giovani, personalmente mi impegno molto ed ho dei buoni risultati ma praticamente faccio solo quello ed ho una società  che mi mette in condizioni di poterlo fare....non ce ne sono molte, e per questo ringrazio la Blue Marlin Ggianty  nella persona del presidente Stefano Cerrone.  Siamo anche molto amici, abbiamo scritto insieme a Nando (Pasquali) e Roberto(Orecchia), tra le pagine più belle della storia dell'agonismo del centro sud Italia.


La FIPSAS nazionale (a livello provinciale e regionale è diverso e lo posso dire conoscendo bene da 50 anni l’ attuale pres. Piemonte Renato Pellò e la strutturazione della FIPSAS Novara e il presidente Alberto Rossini) ha delle colpe e se si’ quali?
Io sono un uomo di federazione a prescindere che qualora ritenga che la federazione stia commettendo un errore, intervengo dall'interno. Non è facile accontentare una platea così  eterogenea e dislocata su un territorio  così lungo e con caratteristiche così  diverse. Sicuramente di errori  se ne fanno ma spesso è  perché  ci sono categorie  o realtà locali non ben rappresentate, magari sempre pronte allo scontro, insomma io preferisco lavorare dall'interno.
I miei sono solo punti di vista, condivisibili o no ma certamente sinceri.




Io e i lettori la ringraziamo molto per la sua disponibilità e le auguriamo buona vita



9.13.2017

Crank time !



Articolo e fotografie di Marco Altamura





L’estate 2017 ed in particolare i mesi di luglio e agosto sono stati caratterizzati da temperature prossime ai quaranta gradi con tassi altissimi di umidità ; questo andamento climatico ha coinvolto tutte le Regioni del nostro Stivale e così non ha fatto certo eccezione la Regione dei grandi laghi prealpini . Anche il mio amato lago Maggiore ha sofferto molto sia questa situazione climatica che l’assenza di precipitazioni piovose significative ; se a ciò aggiungiamo l’aumento di popolazione dovuto al periodo vacanziero con i relativi incrementi delle acque reflue sversate, possiamo ben capire in che stato precario si sono venuti a trovare i centri rivieraschi ed i loro relativi litorali . Anche con simili premesse , durante i lunghi anni di frequentazione , sono sempre riuscito a catturare qualcosa scegliendo magari le ore del primo mattino e del crepuscolo o approfittando delle rare giornate di pioggia : così qualche persico reale , qualche lucciotto , qualche bass o qualche lucioperca hanno sempre allietato questo periodo così marcatamente negativo per la pesca .
Foto di corredo
Durante quest’estate che sta per concludersi tuttavia , non ho potuto beneficiare nemmeno dei rari momenti favorevoli citati : la situazione ambientale e climatica è stata così negativa e difficile da indurmi a fare ritorno a Milano dopo appena i primi dieci giorni di agosto durante i quali è stato impossibile non solo praticare la pesca , ma addirittura riuscire a dormire per il gran caldo e l’altissimo tasso di umidità nell’aria . Meglio Milano che , quanto meno , poteva regalarmi il tanto sospirato refrigerio generato dall’impianto dell’aria condizionata .
Foto di corredo
Così riposte le speranze di pescare rimandate a momenti migliori , ho fatto tesoro del tempo a disposizione per fare manutenzione a tutta la mia attrezzatura alieutica. Passato il mese di agosto ed anche la settima ondata di caldo africano della stagione, con l’arrivo del mese di settembre accompagnato finalmente da un paio di giorni di piogge intense e da un fronte fresco proveniente da ovest , ho fatto ritorno al lago carico di rinnovata voglia di pescare , voglia per troppo tempo repressa . L’approssimarsi dell’autunno rappresenta da sempre un momento magico per chi come me a fatto dello spinning molto più di una semplice passione : in questi casi è sufficiente un abbassamento di temperatura dell’acqua anche di solo un paio di gradi per mettere in attività predatoria tutte le specie ittiche presenti nell’ecosistema . Inoltre l’aria frizzante del primo mattino e del tramonto invoglia anche il lanciatore a prodigarsi con l’intento di effettuare qualche bella cattura , eventualità che in questa circostanza risulta essere tutt’altro che remota . Decido così di affrontare il periodo effettuando uno spinning “light” rivolto a persici reali e black bass attuando una pesca di ricerca conosciuta anche con il termine di “power fishing”; questa tecnica dal nome anglosassone altro non è che un metodo veloce per ispezionare vaste porzioni d’acqua ed i patiti della pesca al black bass la attuano principalmente per localizzare i predatori che poi andranno ad insidiare con altre tecniche specifiche del bass-fishing . Gli artificiali d’elezione per tale tecnica sono gli spinnerbaits ed i crank baits;  
Foto di corredo-spinnerbaits Rapture
volendomi regalare momenti di puro divertimento , opto per l’utilizzo di un’attrezzatura in grado di amplificare il momento della cattura e del combattimento con il pesce : scelgo una canna estremamente sensibile come la Delsol da metri 2,44 e con potenza effettiva di lancio di grammi 3/15. Gli abbino come mulinello il top di gamma Rapture , l’SX-1 questa volta nella misura 2000 , e come artificiale mi impongo di utilizzare solamente un modello di crank , il Neo Crank SQR DR sempre di Rapture , così da verificarne l’efficacia e la duttilità di utilizzo in pesca .
Scelgo come livrea il Ghost Threadfin Shad . In mezz’ora di auto mi trovo innanzi allo spot prescelto per questa pesca di ricerca : si tratta di una lunga spiaggia con fondale a media granulometria digradante fino ad un massimo di circa due metri e mezzo di profondità , valore per il quale questo piccolo crank è stato progettato .
La presenza inoltre di un comodo pontile galleggiante consente anche di pescare parallelamente alla riva scegliendo a che profondità far lavorare l’artificiale . I primi tentativi sono effettuati lanciando il crank il più distante possibile ( i suoi otto grammi consentono ottimi lanci ) , recuperando poi velocemente con il vettino della canna in acqua fino a che l’artificiale raggiunge il fondo per poi iniziare il vero e proprio recupero a stretto contatto con gli ostacoli del fondale . Il palettone pronunciato del crank consente questo tipo di recupero senza il rischio di fastidiosi incagli e permettendo all’artificiale stesso di perlustrare correttamente lo spot . I tentativi iniziali sono infruttuosi così decido di spostarmi verso destra lanciando la mia insidia nei pressi di alcune barche ormeggiate ; queste strutture galleggianti con la presenza di sole brillante offrono ai bass interessanti zone d’ombra dalle quali sferrare i micidiali attacchi alla minutaglia della zona .
La prima cattura arriva puntuale ma in modo inusuale : il bass infatti aggredisce il mio Neo Crank in fase di discesa verso il fondo e questo anomalo comportamento mi trova un po’ impreparato . Tuttavia porto una veloce ferrata ed avverto all’altro capo del filo la resistenza di quello che in seguito si paleserà essere un piccolo esemplare di bass dal gagliardo appetito . Breve combattimento , il tempo di liberare il pesce dalla tenace presa dell’ancora di coda del crank , un paio di foto a testimonianza della cattura ed il pesce fa ritorno felice nel suo lago .

Durante le brevi fasi del combattimento , noto che un piccolo gruppo di bass seguono il loro sfortunato compagno fino quasi a riva ; forte di questa favorevole situazione , lancio nuovamente il mio artificiale nella stessa zona della prima cattura e questa volta , non appena l’hard bait raggiunge il fondo , avverto l’inequivocabile attacco del centrarchide che ha attaccato quasi con ferocia l’ingannevole preda . Questa volta il pesce organizza la sua resistenza esibendo un poderoso salto fuori dall’elemento liquido mostrandosi in tutta la sua prorompente bellezza . Si tratta ancora di un esemplare di piccole-medie dimensioni ma dall’ esuberante comportamento e dall’ incredibile vitalità : dopo il primo salto ne seguono altri due in successione prima che inesorabilmente il pesce giunga a riva per la slamatura e le relative foto .

In questo caso è l’ancora di pancia dell’artificiale ad aver fatto presa nella coriacea bocca del bass che , incredulo , fa ritorno anch’esso nel suo ambiente . Inizio a capire fino in fondo le grandi potenzialità di questo piccolo crank ! Il proseguo mi vede raggiungere il pontile galleggiante da dove , circa a metà dello stesso , effettuo un lancio parallelo alla riva ; a questa distanza la profondità è di circa un metro e la posizione privilegiata mi consente un recupero subito a contatto delle asperità bentoniche .
Il primo dei lanci in sequenza risulta subito vincente : un bass attacca voracemente il piccolo crank ed il vettino in carbonio della mia Delsol si flette sotto la strenua difesa del pesce che , anche questa volta , non è di grosse dimensioni ma ciò nonostante vende cara la pelle . L’ancora di coda ha fatto salda presa nelle fauci del funambolico predatore che , riverso su un fianco e stremato , si lascia afferrare . Non essendo pesci di grossa mole , posso permettermi di afferrarli per la mandibola anche in posizione orizzontale senza arrecare danno alcuno alla loro incolumità . Veloce foto e via di nuovo in acqua .

La giornata , meteorologicamente parlando , assume una connotazione di estrema variabilità alternando momenti di grande irradiazione solare a momenti di fresca copertura del cielo che regalano alla pesca situazioni molto propizie e propedeutiche alle catture . Durante una di queste fasi nuvolose , decido di lanciare a destra del pontile perlustrando una spiaggia formata da sabbia molto fine : l’incedere del palettone del crank a contatto del substrato sabbioso crea invitanti “nuvole” di sabbia che attraggono irresistibilmente i predatori . Il quarto bass lo catturo addirittura “ a vista “ : vedo distintamente il mio artificiale avvicinarsi alla riva nell’acqua bassa ed il suo incedere bruscamente interrotto dal materializzarsi improvviso di un bass che spalanca la sua capiente cavità orale e inghiotte il mal capitato

. Segue la relativa ferrata e , vista l’esigua profondità , l’inevitabile salto spettacolare fuori dall’acqua . Fotografo anche questo pesce e mi affretto a liberarlo . Sulla riva trovo la pelle intera di una muta di ofide , probabilmente una biscia dal collare , molto presente in questo tratto di litorale che termina con un muraglione in pietra che da riparo a questi rettili innocui ; con la temperatura dell’acqua così alta , questi ofidi sono soliti cacciare piccoli pesci ma , talvolta , finiscono essi stessi per diventare prede di grossi bass e lucci .
Ora tutta la zona di pesca è raggiunta dall’ombra creata dalle montagne alle spalle e , in teoria , è questa l’ora migliore per poter effettuare qualche cattura degna di nota . Faccio ritorno sul pontile dal quale eseguo ancora una serie di lanci paralleli alla riva senza però registrare altre catture ; mi avvicino alla zona dalla quale ho iniziato a pescare e lancio l’artificiale nei pressi di un palo sommerso , inizio velocemente il recupero e non appena il mio crank tocca le asperità del fondale avverto l’attacco di un altro bass . Ferro prontamente e dopo un breve ma intenso combattimento nel quale la Delsol mostra tutta la sua qualità , afferro il bass per la mandibola inferiore e lo fotografo prima del meritato rilascio ; nella foga dell’attacco , questo pesce è rimasto vittima di entrambe le ancore dell’artificiale e così fatico non poco a liberarlo dalla salda presa .

Sono soddisfatto della mia battuta di pesca e anche se questa non verrà ricordata certo per la mole delle prede , ho la soddisfazione di aver operato correttamente e con materiali sempre all’altezza della situazione . Mi preme sottolineare che anche se i dettami del moderno spinning al black bass imporrebbero per l’utilizzo dei crank baits una canna in fibra di vetro dall’azione  “morbida “ e progressiva , la Delsol costruita in carbonio con un fusto sottile e leggero , risponde egregiamente a questo compito regalando ferrate sicure e combattimenti entusiasmanti .
Inoltre altro motivo di grande soddisfazione risiede nel fatto che catturare con continuità black bass in un grande lago naturale rappresenta ben altra cosa che catturarne in piccoli laghi artificiali o , peggio ancora,  in cave di estrazione e stagni adibiti alla pesca sportiva ; nei grandi bacini infatti , questi pesci sviluppano un’innata diffidenza nei confronti delle insidie che gli vengono proposte e , anche a causa delle acque sempre estremamente trasparenti , risultano refrattari a presentazioni approssimative e scarsamente credibili . Così catturare un bass in questi ambienti è sempre motivo di merito per aver eseguito tutta la procedura di approccio  in maniera perfetta . Oggi ho pescato utilizzando il crank bait ma in altre occasioni ho potuto verificare la qualità di questa canna anche con un altro artificiale tipico del “ power fishing “ e cioè lo spinnerbait : con la Delsol infatti i modelli di spinner fino a mezza oncia trovano un corretto utilizzo garantendo sempre affidabilità e competenza .

9.03.2017

Temolo (Con Giovanni Tacchini ed il dottor Zavaldi)



Sono con Giovanni Tacchini, presidente di U.N.Pe.M. PIEMONTE, mia antica conoscenza e già apparso con intervista qua nell’ articolo  https://pescambiente.blogspot.it/2016/02/uno-sparo-sul-fiume-pam.html .
E con il dott. Mauro Zavaldi, ittiologo, pescatore, e responsabile scientifico di U.N.PeM. PIEMONTE .
Questa volta parleremo dei Temoli e qualche altra domanda.

Detto pesce  è presente nell'Europa centro-settentrionale, in un'area d'origine che si estende dalla Scandinavia a nord fino all'Italia settentrionale a sud, dalla Francia a ovest fino alla Russia europea ad est. Nel passato più o meno recente è stato introdotto anche con successo in aree o Stati diversi da quelli di origine.
In Italia era originariamente presente solo nel bacino padano, popolando gli affluenti di sinistra del fiume Po ed il fiume Tanaro, unico affluente di destra. Sono state tentate introduzioni anche in altri fiumi dell’Italia Centrale, ma con scarso successo ad eccezione dell’alto Tevere ove sembra che abbia ben attecchito.

Predilige fiumi e torrenti limpidi, con acque fredde e ben ossigenate, ma non troppo rapide con fondo sassoso e ghiaioso. Condivide l’ambiente con la trota marmorata e i primi ciprinidi reofili. Tecnicamente,  popola la zona definita specificatamente “a marmorate e temolo”. Ha abitudini gregarie e vive in branchi formati anche da molti individui.  Le popolazioni dell'Europa centrale ed orientale hanno pinna caudale rossastra, mentre le popolazioni indigene del bacino padano hanno riflessi bluastri, più o meno marcati sulla pinna caudale e sulla grande pinna dorsale. Per questo, il temolo padano viene definito anche “pinna blu”. Gli immaturi presentano sui fianchi dieci macchie.

Notizie reperite in internet compreso il sito del Dottor Porcelotti cioè www.ittiofauna.org
E’ un pesce di taglia media con capo piccolo e un corpo slanciato. La pupilla è piriforme, appuntita verso il muso e la bocca,  piccola e trasversale, ha il labbro inferiore leggermente arretrato. Si nutre prevalentemente di insetti che preda sul fondo o salendo in superficie, diventando così preda ambita degli appassionati pescatori a mosca.   Misura mediamente 30 cm circa a 3-4 anni con un peso di 200-300 g, raramente raggiunge e supera i 50 cm (1 kg) a circa 10-14 anni di età. La riproduzione avviene in primavera: la coppia dopo il corteggiamento depone da 2000 a 8000 uova di 3 mm di diametro nei bassi fondali sabbiosi e ghiaiosi dei corsi d'acqua e quindi coperte con un sottile velo di sabbia. Le uova si schiudono dopo un'incubazione di alcune settimane. Gli avannotti sono indipendenti non appena consumato il sacco vitellino.



-E’ tutto giusto? A me pare che il Temolo artico raggiunga dimensioni ben maggiori e attacchi anche esche artificiali da spinning…
Si, direi tutto giusto. Aggiungerei solo che nel mondo esistono cinque specie di Timallidi e tutte sono presenti nel solo emisfero boreale. Nel continente europeo é presente il solo Thymallus thymallus che, a causa di isolamenti geografici dei bacini idrografici di appartentenza, ha originato due endemismi: il danubiano (pinna rossa e macchia vinaccia sul fianco) e l’adriatico (pinna blu e corpo grigio chiaro). Le dimensioni del temolo artico non mi sembra si discostino molto da quello europeo, certo è molto più aggressivo e si cattura facilmente a spinning.

-In Italia quali sono le acque ove risiede tale specie?
Come detto inizialmente, il temolo adriatico popolava tutti i fiumi affluenti di sinistra del Po ed il Tanaro. E’ stata tentata l’introduzione anche in Aveto, Trebbia, Magra, Roya ma, a parte un successo iniziale, con il tempo la sua presenza é andata via via scemando al punto che oggi risulta estinto nelle succitate acque e nel Tanaro. Anche i grandi fiumi piemontesi (Po, Sesia, Toce, Ticino) hanno subito una forte contrazione di questa specie, anzi, in Ticino possiamo considerarla estinta. In Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia la situazione va leggermente meglio, anche se il ceppo originario é andato perso e quasi tutte ed ospitano prevalentemente temoli danubiani .
Pure in Val d’Aosta la situazione è molto critica, ed i motivi sono sempre uguali: lavori alveo, inquinamento, captazioni, interruzione della continuità fluviale, riscaldamento idrico, uccelli ittiofagi..

-Quali in maniera ancora decente? Nel Sesia alto di sicuro e
pure nell’ Adda in gestione UP Sondrio e ho sentito parlare di popolazioni anche nell’ Orco e pure in zona non salmonicola….
Ovviamente posso risponderti solo per quanto ne so per esperienza diretta, e su queste basi ritengo che l’acqua più popolata sia l’Adda in Valtellina. Poi, ma in misura decisamente inferiore, il Toce ed il Sesia. L’Orco non mi risulta sia ancora popolato da temoli, purtroppo.


-Oltre nell’ Italia del Nord vi sono altre zone dove vi è?
Da quanto mi risulta, ma non per esperienza diretta,  l’unico ove il temolo ha attecchito è l’alto Tevere. Le altre acque ove è stato introdotto non ha attecchito e terminati i ripopolamenti é andato ad estinguersi
-Nella foto che allego tratta da un libro sui pesci e acque  della provincia di VC edito oltre 10 anni fa e che ho reperito in un mercatino vi sono le zone dove risiede il pesce in questione…..E giusta?

E’ sicuramente una cartina datata e neanche troppo precisa come segnalazione della presenza di temoli. Conosco molto bene la Valsesia e in un non troppo recente passato (sino a trent’anni fa) trovavi il temolo  da Romagnano Sesia sino a Mollia, compresi i torrenti Sermenza e Mastallone, poi alcune piene spaventose hanno portato alla sua rarefazione ed ora mi risulta che vi siano alcuni esemplari solo nell’asta principale del Sesia e nel basso Mastallone e solo nel territorio gestito dalla Società Valsesiana Pescatori Sportivi
-La % pinna rossa/pinna blu quale ti risulta sia? Almeno nel Sesia…
La Legge Regionale Piemontese ha posto da alcuni anni il divieto di introduzione di temoli non autoctoni (non adriatici o pinna blu) nelle acque piemontesi, quindi la percentuale di pinna rossa è destinata a scomparire, anzi, in Sesia, in Toce ed in Po è scomparsa. Purtroppo il temolo adriatico presenta ancora forti difficoltà nell’ allevamento “industriale” e trovarlo sul mercato è impossibile. Esistono incubatoi locali come in Valsesia e in Ossola ove producono con grandi fatiche il fabbisogno appena necessario per le loro acque. Personalmente sono abbastanza critico verso la Regione Piemonte in quanto ha fatto poco per proteggere questo pesce prezioso (si è limitata ad innalzare la misura minima e ridurne il quantitativo trattenibile per giornata di pesca), senza attivarsi nella difesa degli ambienti che lo ospitavano. Inoltre il divieto di introduzione del temolo danubiano, in nome di un integralismo poco condivisibile laddove il temolo adriatico si é estinto,  ha bloccato i tentativi di reintroduzione che stavano portando avanti alcune associazioni

-Le specie si ibridano e se affermativo quale colore assume la pinna?
Il colore della pinna può variare, ma in linea generale, la pinna dorsale rimane rossastra e vi sono solo alcune sfumature azzurre, specialmente sulla caudale, che possono far presumere a soggetti ibridi. In ogni caso il problema dell’ibridazione tra le due sub specie non è tanto nella colorazione delle pinne, bensì nella perdita del ceppo originario italiano che ha, come ripercussione, la perdita di individui geneticamente selezionati dalla natura per sopravvivere in un determinato ambiente.


-Vi sono altre differenze fra le 2 specie?
Vi sono delle differenze morfologiche, ossia fisiche, che però sono poco apprezzabili ad un occhio scientificamente esperto. Certo è che il pinna blu tende ad essere un po’ più piccolo, come forma del corpo, del cugino danubiano


-Vive solo in acque scorrenti o anche in acque ferme?
Alcune popolazioni sono fluviali, altre lacustri. Queste ultime si trovano solo nel nord Europa come Svezia, Finlandia,ecc., mentre in Italia vi sono riportate presenze di temoli in qualche lago prealpino, ma la loro presenza è dovuto a ripopolamenti o da fiumi immissari o emissari



-Quale sarebbe e quale è la misura minima accettabile?
Considerato la criticità di questa specie ad alto rischio di estinzione, direi che allo stato attuale dovrebbe essere vietata l’uccisione, cosa che molte associazioni hanno introdotto nel loro regolamento. La Legge Regionale Piemontese ha posto come misura minima la taglia di cm. 35 ed 1 solo capo per giornata di pesca

-A parte che di certo abbocca ai vermi e bigattini (ne ho presi in vita mia coi “cagnotti” 2-3 in Drava e 1 di 40 cm oltre 20 anni fa a Romagnano Sesia con tale esca e sono state le mie uniche catture della specie) nella pesca a mosca quali imitazioni preferisce?
Il temolo é insettivoro, e la sua alimentazione si basa sugli insetti che popolano le acque in cui vive. Io amo pescarlo con la mosca secca utilizzando imitazioni di effimere, di chironomi e formichine



-Tu lo insidi parecchio? Sei stato all’ estero per insidiarlo?
Sono molto appassionato di pesca al temolo, ma lo rispetto molto. Lo insidio nel periodo autunnale dove il regolamento lo permette. Frequento molto Sesia e Toce in quanto vicini a casa, poi, più sporadicamente,  Adda, Piave, Adige, Aurino,  in Italia. All’estero invece l’ho insidiato in Slovenia sull’Unec, Sava, Soca, Tolminka, Natiza, Idrica. In Austria sulla Drava e la Moll, in Croazia sulla Kupa, Kupica e Kabranka, in Scozia sul Tay, sull’Earn, Isla,   in Svizzera sul’Inn, in Finlandia a Ayskoski


-La tua cattura migliore quanti cm era e dove l’ hai fatta?
Bé, ti faccio ridere. Il temolo più grosso finora l’ho catturato sulla Dora Baltea a Saluggia, a pochi km. da casa. Era un esemplare di cm. 53 (unico pesce di tutta la giornata)


-Hai partecipato a qualche convegno sul Temolo e se affermativo dicci in che veste, chi vi partecipava come relatori principali e le conclusioni a cui si è giunti.
Ho partecipato a molti convegni sul temolo in quanto socio dell’Associazione Nazionale Thymallus. Da una diecina d’anni quest’associazione é in stand by, da quando ha dovuto accettare che, purtroppo,  i nostri governanti non ci sentono in temi di progetti specifici sul temolo (ma anche su tutto in generale). Nel 2012 ho ripreso in mano la situazione ed ho organizzato presso la sede del Parco del Ticino a Cameri un convegno intitolato “Il temolo in Piemonte: passato, presente e (quale?) futuro” E’ stato un successo di pubblico con partecipanti che arrivavano da Cuneo, Torino, Biella, Milano, Varese, Verbania, Vicenza, Verona ... Relatori di prestigio come il prof. Calabria, il prof. Baltieri, il dott. Di Biase, il dott. Cesare Puzzi di Graia, il dott. Boffino, il dott. Lo Conte, il dott. Borroni, il qui presente dott. Zavaldi i quali hanno parlato di genetica, di distribuzione, dei progetti di recupero etc. Un successo e ne sono molto soddisfatto. Nei giorni successivi abbiamo creato un gruppo di lavoro in quanto l’intenzione era offrire alla Regione Piemonte un progetto di base sul quale lavorare con la possibilità di ottenere contributi europei. I funzionari regionali però non compresero l’importanza e, complice anche un “terremoto politico” con inchieste giudiziarie che videro coinvolte molti componenti  dell’allora maggioranza di governo, tutto finì nel nulla... come al solito

-Le cause principali della sua rarefazione quali sono?
Si è rarefatto per problematiche ambientali legate alla qualità dell’acqua, alla naturalità dell’alveo, alle captazioni, alle interruzioni fluviali senza adeguate scale di risalita, alla devastazione degli areali di frega e alla predazione di uccelli ittiofagi. Inoltre, aggiungo  io, la predazione delle numerose trote di grossa taglia con cui vengono ripopolate le troppe turistiche create per soddisfare la crisi d’astinenza dei troppi pescatori abituati ad andare all’estero a pesca di salmoni ha rallentato moltissimo la sua ripresa. In natura il temolo condivide l’ambiente con la marmorata, pesce solitario e fortemente territoriale la cui densità di popolazione negli areali é decisamente molto bassa


-Cosa ne pensi del progetto Temolo nella Mora istituito dalla provincia di Novara (http://www.provincia.novara.it/Pesca/Progetti/) e al 95% ideato e concretizzato dal nostro notissimo conoscente o amico Renato Pellò (Adesso addirittura presidente regionale Piemonte FIPSAS mentre prima la osteggiava…..come cambiano i tempi e le cose!) qualche anno fà. Quanti esemplari furono immessi e di che taglia? Tu lo hai frequentato e ne hai presi? Attualmente la situazione come ti risulta che sia?
Foto del primo tratto
Sicuramente la miglior cosa che abbia fatto la Provincia di Novara dacchè io ricordi. Infatti, e forse a molti é sfuggito, il progetto temolo é stato integralmente finanziato dalla Provincia di Novara ed é stato coordinato nella parte scientifica dal qui presente dott. Mauro Zavaldi. Il progetto si è sviluppato sia sulla roggia Mora che sulla roggia Busca.    Finché é stato finanziato e coordinato scientificamente é stato un successo, poi la mancanza di fondi, il non rispetto del minimo deflusso vitale da parte dei derivatori e l’assillante attività di pesca  a cui sono stati sottoposti hanno portato alla scomparsa dei temoli sulla Busca, mentre in Mora dicono che qualcosa sia rimasto. Personalmente però non frequento molto quest’ultimo corso d’acqua in quanto non lo ritengo adatto alla mia passione per la pesca a secca. Troppi movimenti d’acqua, incertezza dei livelli.. preferisco andare altrove


-I club italici che si impegnano veramente a salvaguardia del Temolo quali ti risulta siano?
Per quanto ne so sono solo le associazioni che gestiscono acque direttamente (es. FIPSAS, VALSESIANA, RISERVA DI CARMAGNOLA) o indirettamente (A.T.A.A.I., PINNA BLU VALLI DI LANZO) che si impegnano concretamente nei progetti di reintroduzione e tutela. Altre Organizzazioni, come U.N.PeM., ove presenti nelle Consulte Pesca, fungono da stimolo nei confronti di Regione e Provincie affinché adottino provvedimenti o regolamenti di tutela. In provincia di Novara, proprio grazie ad U.N.Pe.M.  da diversi anni è in vigore il divieto di trattenere il temolo

-E’ possibile la sua riproduzione artificiale e, se affermativo,  è costosa e vi è qualcuno, in Italia ed anche all’ estero, che tu sappia, che lo fa?
La riproduzione in Italia avviene solo in alcuni piccoli impianti come quello presente in Valsesia, in Valtellina, in Val d’Ossola, in Val d’Aosta ed in Friuli Venezia Giulia. Sul discorso dei costi è sicuro più costoso che produrre trote fario o iridee, ma il vero problema dell’allevamento in cattività del temolo è che mal si adatta ad una vita in vasca, pertanto ha notevoli difficoltà a produrre uova durante la stagione riproduttiva.
E’ purtroppo un pesce la cui necessità di utilizzare varie tipologie di habitat fluviale durante la sua vita lo rende poco compatibile alle vasche di un allevamento a meno che non si allestiscano delle strutture rinaturalizzate e linee di produzione dedicate che la maggior parte di allevatori di trote non vuole fare.

All’estero il temolo viene prodotto artificialmente in Slovenia, Austria, Francia, Inghilterra, Svezia ed in generale ove la specie è presente, ma parliamo comunque di piccoli impianti di associazioni di pescatori che producono bassi numeri rispetto a quelli che sarebbero necessari per attuare dei massicci piani di ripopolamento su vasta scala.
In fin dei conti sarebbe anche inutile produrre materiale ittico così pregiato se prima non si riesce a risolvere il problema della sua rarefazione o della sua scomparsa sugli ambienti naturali.







Io e i lettori ti ringraziamo molto.



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