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venerdì 7 aprile 2017

Apertura: che passione


Articolo e fotografie di Marco Altamura




Per tutti noi che pratichiamo la nobile arte alieutica esistono alcune date sul calendario che non possiamo assolutamente ignorare e , tra queste , quella dell’ultima domenica di febbraio rappresenta senz’altro la più significativa ; a prescindere dai vari regolamenti regionali che hanno la facoltà di anticipare o procrastinare a piacimento tale appuntamento , questa data identifica in quasi tutta Italia il giorno tanto sospirato ed atteso di apertura della pesca ai salmonidi nelle acque correnti pregiate . I ricordi scorrono nella mente e si soffermano ai primi anni ’70 quando , non ancora adolescente , attendevo febbrilmente l’ultima domenica di febbraio per poter insidiare le variopinte fario nei riali montani della Val Seriana . Allora tutto assumeva contorni magici , e la spensieratezza di quell’età trasformava quell’avvenimento in una vera e propria festa . Inoltre l’inesperienza faceva apparire tutto come una conquista ; erano gli anni in cui si andava formando tutto quel bagaglio nozionistico piscatorio che nel tempo a seguire permetteva di affrontare le situazioni in pesca con sicurezza e competenza : in altre parole , la tanto bistrattata ed inflazionata ma assolutamente necessaria “gavetta” .
Tanti anni sono trascorsi e tanti fiumi di inchiostro sono stati versati in merito all’argomento , ma la passione e la dedizione messa nella ricerca di questo fantastico pesce sono rimaste inalterate nel tempo . Personalmente poi , divido questo appuntamento da più di quarant’anni con il mio amico Luca , una persona di poche parole che come me riesce ad apprezzare il torrente e tutta la natura che ci sta intorno ; per noi la cattura non rappresenta mai un piacere fine a se stessa , ma è parte integrante ed oserei dire quasi marginale , al concetto di sano divertimento in un contesto naturale incontaminato dalle turbative che riempiono la nostra vita per i rimanenti giorni della settimana . Insieme abbiamo lanciato i nostri artificiali in svariati contesti acquei sia prettamente montani che di fondovalle , sempre con un grande entusiasmo manifestato sia che si catturasse una trotella di trenta centimetri che un pesce di mole ; così teatro delle nostre aperture sono stati di volta in volta il fiume Serio , il Brembo , il Sarca , il Noce , lo Stura , il Po , la Dora , il Sesia ed il Toce , senza mancare di citare l’intricato sistema di affluenti tributari di questi importanti corsi d’acqua dove mettere a dura prova la resistenza fisica nel risalire impervie valli ed ostacoli all’apparenza insormontabili e tutto questo il più delle volte solo per qualche sudata cattura ma di rara bellezza . Da una ventina di anni a questa parte , io e Luca abbiamo modificato non poco il nostro approccio all’apertura , evitando accuratamente le levatacce ad orari improbabili per portarsi a destinazione alle prime luci dell’alba , prediligendo viceversa gli orari centrali della giornata : praticamente quando la maggioranza della “concorrenza” abbandonava il campo infreddoliti e sfiniti , noi iniziavamo a pescare con il vantaggio di trovare una surreale quiete sul fiume ed una temperatura più consona all’attività dei predatori .
Questo tipo di strategia ha sempre pagato regalandoci oltre che belle catture , anche la possibilità di sfruttare appieno le ore di luce delle giornate di fine inverno . Anche l’apertura 2017 non ha fatto eccezione e , dopo aver scelto nei mesi precedenti la destinazione in base ai livelli idrici del corso d’acqua in questione ( a fine febbraio quasi tutti i fiumi hanno il problema della scarsità d’acqua ) , abbiamo deciso di affrontare il tratto medio-basso del fiume Toce . Quest’anno non abbiamo pescato proprio il giorno dell’apertura perché i miei impegni mi hanno portato a Vicenza per l’appuntamento annuale con Pescare Show dove per il marchio Rapture ho visionato e presentato le novità del catalogo 2017 . Abbiamo solo posticipato di un paio di giorni la nostra prima uscita nelle acque correnti con il notevole vantaggio di pescare in un giorno feriale evitando la ressa tipica dell’apertura . Siamo partiti da Milano a metà mattina di un martedì nuvoloso e freddo per arrivare a destinazione verso mezzogiorno ; il fiume Toce in questo periodo dell’anno ha linfe limpide ed una portata d’acqua piuttosto scarsa , la qual cosa non favorisce certo il buon esito dell’uscita .
Decidiamo di iniziare a pescare nei pressi di un lungo correntone dove le acque del fiume ricevono quelle di un tributario , anch’esso con livelli bassi ; i detriti portati dall’affluente creano un’interessante “piede di terra” molto invitante dove spesso ho effettuato belle catture . In questo tratto di fiume sono presenti varie tipologie di trote insieme agli immancabili cavedani e qualche lucioperca risalente dal vicino lago ; la specie preponderante è senza dubbio la Lacustre che in determinati periodi dell’anno risale massicciamente dal lago Maggiore quando il livello è alto e si avvicina il periodo della deposizione . Pertanto settembre risulta essere il mese migliore per trovare qualche grosso esemplare in risalita . A fine inverno è più probabile catturare esemplari di trota fario e qualche ibrido fario/marmorata , residui di quella che un tempo era considerata l’unica trota autoctona della Val Ossola ovvero la pregiatissima trota marmorata . Luca si posiziona all’ingresso dell’affluente mentre io preferisco sondare il tratto finale della corrente dove , a mio parere , è più probabile trovare qualche esemplare in attesa di cibo portato dal flusso correntizio . Iniziamo entrambi con un rotante artigianale da 25 grammi che tiene bene la corrente e seleziona le potenziali prede , evitando l’attacco di soggetti giovani ;

lo spot è molto vasto pertanto non è inusuale effettuare catture dopo un numero consistente di recuperi . Il fondo è ricoperto da un sottile strato di alghe di colore marrone tipico del periodo invernale che ad ogni lancio sporcano l’artificiale e costringono all’operazione di pulitura dello stesso . Sondiamo accuratamente lo spot nonostante il vento gelido e la pioggia battente ci infastidisca non poco ; Luca mi manifesta la sua piacevole sensazione nell’usare l’attrezzo che gli ho consigliato acquistato pochi giorni prima : si tratta della serie Inova di Rapture nella misura mt. 2,40 con azione MH e range di lancio 14/40 . Anch’io rimango ovviamente fedele a Rapture ma con la Intruder sempre da mt. 2,40 con medesima potenza . Decidiamo di cambiare posto ed abbandoniamo la lunga lama discendendo un sentiero che costeggia il fiume ; qui siamo in posizione leggermente sopraelevata rispetto all’acqua ed iniziamo a perlustrare piccole correnti formate da alcuni massi al centro del fiume ; queste correntine formano invitanti giri d’acqua dove le trote trovano riparo dalla forte corrente stazionando senza sprecare preziose energie . La profondità in questo tratto è di circa ottanta centimetri , così decidiamo di alleggerire il peso del rotante adottando il modello da otto grammi della serie Spinner MRT di Rapture ; la paletta inserita direttamente sull’asse dell’artificiale consente una perfetta rotazione appena esso tocca la superficie dell’acqua .

E’ tutto perfetto , manca solo una cosa : le trote ! Infreddoliti e bagnati , insistiamo a pescare anche quando il buon senso consiglierebbe di mollare ; arriviamo in un punto dove il fiume compie una larga curva convogliando in riva opposta la maggior quantità d’acqua e lasciando la rimanenza in piccole correntine scorrenti tra i massi affioranti : qui dalla nostra posizione leggermente rialzata riusciamo e vedere perfettamente attraverso le linfe limpide , ma le uniche presenze sono rappresentate da sparuti grossi cavedani che pinneggiano pigramente contrastando la corrente di ritorno . Luca procede più a valle mentre io mi fermo davanti ad un grosso masso che spezza il flusso correntizio creando un’interessante spot . Una serie di lanci coprono tutto lo spot , ma l’esito rimane sempre lo stesso : niente . Ad un tratto vengo scosso dal vibrare del mio smartphone.  E’ Luca che mi esorta a raggiungerlo per vedere con i miei occhi cosa si trova a pochi metri da lui : lo raggiungo in un baleno e rimango estasiato davanti ad uno spettacolo che si svela davanti a me . In una corrente secondaria , all’apparenza insignificante , sosta maestoso un grosso esemplare di trota Lacustre che mantiene la sua posizione agitando leggermente la poderosa pinna caudale e le ventrali bordate di colore bianco . Si tratta di una grossa femmina , probabilmente risalita dal lago per deporre le uova , lunga approssimativamente un metro o poco meno ; il colore chiaro azzurrato non lascia dubbi sul tipo di salmonide in questione e ciò avvalora il fatto che , se ancora vi fossero dubbi , questo tratto di fiume ospita anche grossi esemplari che qui non sono da considerarsi una eccezione . Da ciò a catturarli però ne passa…..Lascio all’amico Luca il piacere di tentarne la cattura (l’ha avvistata lui ) , anche se la nostra posizione in bilico tra le pietre della riva e con i rami spioventi degli alberi non rendono affatto agevole l’operazione .

Cambia artificiale a favore di un Trouter Rapture dalla classica livrea “silver” ed effettua un lancio che deposita il minnow circa tre metri oltre il grosso pesce ; inizia un lento recupero con il cuore in gola e quando l’artificiale raggiunge la posizione della trota , questa scarta di lato e lo segue pigramente fino a cercare di addentarlo a un metro da noi ! Lo manca , ci vede e altrettanto pigramente guadagna il fondale più marcato del fiume in riva opposta . Disdetta !!! Rimaniamo inebetiti , consapevoli di essere stati veramente vicinissimi a ferrare un pesce di straordinarie dimensioni e di rara bellezza . Francamente le residue forze per continuare a pescare se ne sono andate e così decidiamo di riprendere il lungo sentiero per fare ritorno all’auto . Ora il freddo e la sgradevole sensazione di umido ci distruggono . Arrivati alla macchina , ci accorgiamo che la pioggia ha attraversato gli impermeabili , le giacche ed anche i pile ; ci svestiamo , indosso i vestiti di ricambio che tengo sempre in auto per circostanze simili e finalmente troviamo nell’abitacolo un ambiente asciutto . Decidiamo senza esitazione di andare a rifocillarci in un vicino locale dove consumiamo alcuni croissant unitamente a due tazze di cioccolata bollente ; la delusione è grandissima e rimaniamo chiusi in un silenzio assordante . Profittiamo dei termosifoni per asciugare i nostri indumenti e così trascorriamo al coperto circa un’ora e mezza senza accettare l’accaduto . Nel frattempo smette finalmente di piovere e le nuvole lasciano il posto ad un pallido sole che rischiara le ultime due ore di luce . A questo punto , avendo inghiottito l’amaro boccone ed essendoci ripresi fisicamente dal disagio della pioggia , decidiamo di fare un altro tentativo in riva opposta , proprio di fronte alla lunga spianata dove abbiamo iniziato a pescare appena arrivati ; qui le acque del fiume acquistano circa due metri di profondità creando una lunga prismata che garantisce ai salmonidi interessanti ripari dai quali tendere le imboscate alla minutaglia .
L’approccio va radicalmente cambiato , così decido di utilizzare un pesante minnow che mi consenta di sondare adeguatamente tutta la zona ; scelgo senza alcun dubbio un minnow lipless che tante soddisfazioni mi ha regalato in inverno alla ricerca di Lacustri in lago . Si tratta del modello Dexter pesante ben ventotto grammi e lungo 75 mm : lo scelgo con finitura “ Rocket shad “ ed inizio subito a proiettarlo a ore due innanzi a me per poi assecondarne la discesa a stretto contatto con le asperità del fondale . Questa è una tecnica attuata in fiume nella pesca del salmone atlantico e risulta estremamente catturante anche con le trote di casa nostra . Sondando con queste modalità tutta la lunghezza dello spot , giungo nell’ultimo tratto dove Luca sta utilizzando un pesante cucchiaio ondulante senza alcun risultato . Mi lascia la sua postazione e mi appresto ad effettuare gli ultimi lanci a coprire il fine-lama ; in una di queste “ passate “, quando l’artificiale ha raggiunto la posizione a ore undici , lo stacco dal fondo per iniziare il recupero vero e proprio e in questo medesimo istante avverto uno strappo brutale in canna che l’elasticità zero del trecciato mi trasmette in tutta la sua potenza . La Intruder si flette dall’impugnatura e sono costretto ad allentare la frizione micrometrica del mulinello : non ci sono dubbi , una trota di apprezzabili dimensioni ha attaccato violentemente il mio Dexter ed ora fa di tutto per liberarsi dall’inganno . Ad una trentina di metri da me il pesce compie due spettacolari salti fuori dall’acqua nell’estremo tentativo di riguadagnare la libertà , ma la potenza del combo canna-mulinello-trecciato non gli lasciano scampo e ben presto me la ritrovo vicino agli stivali a roteare in pericolose capriole ; la afferro con la mano sinistra e finalmente esulto dopo una giornata  caratterizzata dalle forti emozioni . Si tratta di una femmina di Lacustre di circa un chilogrammo di peso che dopo le foto di rito e la tangibile soddisfazione mia e di Luca , fa ritorno nel suo fiume lasciandoci in bocca il sempre dolce sapore della cattura sudata . Ora sì che possiamo smettere ! Gli ultimi bagliori del giorno ci vedono riporre l’attrezzatura con gesti rituali nel bagagliaio dell’auto e il lungo ritorno verso casa ci porta alla mente le innumerevoli volte durante le quali abbiamo vissuto queste meravigliose sensazioni . Un ultimo sguardo al fiume dalla superstrada e anche questa “ apertura “ va in archivio ; grazie di cuore all’amico Luca per la sua compagnia ma soprattutto al fiume che ancora una volta è riuscito a stupirci .