spinning


martedì 29 novembre 2016

Pesca No Kill



Ero molto dubbioso se scrivere questo articolo oppure no…..Lo scrivo non tanto perché sono contro quelli che fanno il No Kill o cath&release ma contro chi insulta e chi la mena anche con parole pesanti chi IN TERMINI DI LEGGE trattiene il pesce. Anche perché il pesce è carne, è indicato come benefico nelle diete alimentari e trovo assurdo rilasciare una trota fario di 7 etti per poi comprare del Salmone.
Precisando subito che il sottoscritto non partecipa alle filosofie che vedono i Killatori da un parte e gli aderenti al C&R (con parecchi talebani al suo interno) e sostiene che quello che importa è la esecuzione delle leggi in materia ittica nel senso che i ciprinidi
che prendo finiscono di nuovo in acqua assieme agli esocidi e ai Black bass


ma una bella trota fario di 35 cm o bel persico reale ben oltre la misura minima finiscono in padella nella mia cucina e se c’è un bel Coregone in leggera salsa ancor meglio.


Esistono le consulte di pesca dove si decidono le leggi e le assemblee delle riserve di pesca(o il singolo proprietario) che fanno i regolamenti che però non possono emettere cose a sfavore del pesce; Ad esempio se la carpa nella provincia di “Ermino” ha la misura minima di 30 cm la gestione del Diritto Esclusivo (Dep)di pesca sul torrente “Fantasma” non può abbassarla a 25 ma alzarla a 35 cm. Ecco che qua entrano in gioco chi vuole il No Kill facendo pressioni sui club che sono in consulta oppure sui proprietari dei DeP. Insultare e anche pesantemente, incitamenti alla violenza fisica, nei social network  qualcuno che rispetta la legge non mi pare una maniera civile.
Ricordo che la situazione ambientale del pianeta Terra è al tracollo e anche Noi in Italia ne notiamo le conseguenze coi cambiamenti climatici sfalsati. Allarmanti i dati presentati dall’OMS sulle morti premature: tra le prime dieci cause, otto sono dovute all’inquinamento. All’Italia va il triste primato europeo.

Uccide più delle guerre, uccide più di qualsiasi tipo di incidente o catastrofe: è l’inquinamento ambientale, causa di oltre 12.6 milioni di morti nel mondo ogni anno. Solo in Europa, annualmente l’esposizione ad ambienti inquinati costa la vita a 1.4 milioni di persone. I numeri praticamente raddoppiano se si guarda all’Africa. Sono gli allarmanti dati diffusi dal nuovo rapporto dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, relativo all’impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute.

Ma chi si dice ambientalista e fa il C&R talebano  si rende conto che quando si fanno tanti Km in auto per andare a pesca innesca un inquinamento? E che dire di quelli che pescano col vivo e specialmente gli addetti ai siluri che agganciano carpe, carassi e qualunque altro pesce per poi prendere un siluro e rilasciarlo?

La fine che fanno quelli che prendo io
Eppure di gente cosi ve ne sono parecchi , che infrangendo la legge rimettono anche il pesce il siluro in acqua, con anche un club osceno cioè il GSI(Gruppo Siluro Italia) di cui il Boss e filosofo è un certo Yuri Grisendi con il quale ho molto polemizzato online.
Prendere un pesce, rilasciarlo senza bagnarsi le mani (che è la cosa più comune), tenerlo fuori dall’ acqua aspettando che il socio gli faccia la foto pensa veramente di fare una cosa ecologica stressando il pinnuto oppure spera solo di riprenderlo più grosso? Spero di prenderlo io….
Si buca la bocca ad un essere vivente e poi lo si rilascia dicendo di essere ecologici………..robe da mat
Perché non si critica mai i pescatori di mare che trattengono il 90% delle catture? Non sono esseri viventi anche quelle? Possibile che tutte le specie di mare sianoin abbondanza e nessuna in pericolo di estinzione?


Seconda una ricerca condotta per quattro anni da venticinque biologi marini dell'IUCN (International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources) l’inquinamento, la graduale riduzione dell’habitat naturale, l’uso di nuove tecnologie e la pesca eccessiva rischiano di portare all’estinzione circa quaranta tipi di pesce nel Mediterraneo.
Tra quelli più minacciati, oltre a squali e razze, ben 12 specie di pesce “commestibile” come tonni rossi, naselli, spigole e cernie.
Nasello

“Queste ultime”, spiega Leonardo Tunesi, uno degli autori dello studio, “cambiano sesso con l’età, perciò pescando solo maschi si mette a rischio la loro capacità riproduttiva”. Nuove tecnologie, invece, come il Gps e cartografie accuratissime hanno messo in pericolo il nasello, che vive a 200 metri di profondità. La fuga di spigole dagli allevamenti, invece, ha inquinato il patrimonio genetico di quelle marine. Ma il problema più grosso riguarda il tonno rosso del Mediterraneo e dell’Atlantico. “Gli oltre 40 anni di pesca intensiva ne hanno fatto crollare vertiginosamente la capacità riproduttiva”, spiega Kent Carpenter sempre dell’Iucn. Complice anche la sushi mania: le cene giapponesi in patria e all’estero assorbono l’80% dei tonni pescati tra Atlantico e Pacifico. 


A grave rischio estinzione, sempre in ambito marino, la balenottera comune, il delfino comune e il tursiope, il grampo, l'orca, la foca monaca, la tartaruga marina caretta caretta e la tartaruga liuto, già sporadica sulle nostre coste, numerosissime specie di mante e le due specie di cavalluccio marino. 

Da altra fonte si apprende che: Quasi il 15% delle specie di uccelli nell'Ue e il 7,5% dei pesci marini che abitano nelle acque europee, sono minacciati di estinzione, con specie di interesse commerciale come rombo, dentice e salmone fra quelle 'vulnerabili'.
Rombo
Questi i dati dei nuovi rapporti pubblicati dall'esecutivo Ue e prodotti da Unione mondiale della conservazione della natura (Iucn) e BirdLife International, in occasione della 'Settimana verde', un maxi evento a Bruxelles che quest'anno è dedicato a natura e biodiversità. La prima 'lista rossa' sui pesci marini europei punta i riflettori sul 40,4% di squali e razze minacciati di estinzione, e valuta anche nella categoria 'a rischio' specie una volta comuni come la cernia bruna (Epinephelus marginatus).
Non sarebbe meglio che questi quaraquaqua invece di blateare e insultare soprattutto  si impegnassero in azione benefiche lottando contro gli svasamenti delle dighe, gestendo incubatoi ecc?
Svasamento diga





sabato 26 novembre 2016

Trote e non solo nel Torrente Parmagnola



di Damiano Merlini 

Il torrente Parmignola è un piccolo corso d'acqua che bagna le province di Massa Carrara e La Spezia. Nasce dal monte Pizzacuto, a circa 830 metri s.l.m, per poi sfociare in mare a cavallo tra il comune di Carrara e quello di Sarzana, sancendone il confine, a Marinella di Sarzana.
 Il tratto di cui vorrei raccontarvi è posto nella località detta "Molino del Lucco", poco sopra l'abitato di Casano di Ortonovo (SP). Il nome di questa località è indicativa della storia di tutto il torrente; infatti lungo il suo corso è possibile ricostruire secoli di attività di macinazione e lavorazione di olive e cereali. Sono ancora presenti resti di antichi mulini, alcuni dei quali oggi sono adibiti ad abitazioni private, di altri invece restano solo alcuni ruderi.
 L'ambiente che si incontra incamminandosi per lo stretto sentiero che costeggia il torrente nel luogo menzionato è assolutamente incantevole. Anche se siamo a meno di 5 km di distanza dal mare, il paesaggio è quasi montano, con bei castagni e grandi distese di agrifoglio e felci. Il torrente è detto tale per denominazione, ma ci troviamo di fronte a quello che assomiglia più ad un riale. La larghezza è scarsa, così come la profondità.
Sono presenti alcune buche di profondità variabile, ma mai (in condizioni di portata normale) andiamo oltre a 1,5 / 2 metri e comunque queste si contano veramente sulle dita di una mano.
Il resto sono piccoli raschi che si alternano ad altrettanto piccole buche. Nonostante tutto il torrente è abitato da una buona varietà di specie e una pescata in questi posti può regalare sorprese di ogni genere. A farla da padrone sono ovviamente le fario, con esemplari non certo di taglia mostruosa ma qualcuna accettabile, c'è appunto da considerare il tipo di ambiente dove vivono, ma veramente difficili da pungere; non mancano però barbi, anguille e vaironi.
La tecnica principe è senza dubbio la pesca al tocco: una teleregolabile di 7-8 metri è già più che sufficiente per affrontare questo fiumiciattolo.
Non sto a citare marche, modelli e quant'altro per il semplice fatto che io, alieuticamente parlando, sono un rozzo, o meglio un "grezzo" per dirla come si dice dalle mie parti e non bado molto a cosa sto usando, mi basta che funzioni e che si adatti al mio modo di pescare. In condizioni di portata normale, anche dopo qualche pioggia, una piccola spiralina, di 1,5 / 2 grammi, è la scelta assolutamente più efficace per sondare le acque. In bobina andrà bene uno 0.18 e per finale un 30/35 centimetri dello 0.14/0.12, quest'ultimo soprattutto nei periodi di secca in cui l'acqua diventa estremamente cristallina e la corrente si indebolisce notevolmente.
La montatura è quindi molto semplice: spiralina sulla lenza madre, micro girella e finale. La scelta dell'amo ricade inevitabilemte sul tipo di esca che vorremo usare. Personalmente, anche se micidiali, non uso mai "portasassi" o altre larve che posso trovare sul torrente. Già faccio danni andando a sforacchiare i pesci, preferisco quindi non importunare altri esseri che popolano il greto del corso d'acqua (i portasassi, solo per fare un esempio, si trovano sempre più raramente, mentre fino a qualche anno fa le pietre immerse nell'acqua ne ospitavano in quantità, quindi meglio lasciare tutto dove sta) e usare le i classici lombrichi o le camole.
In questo caso un amo del 4 o del 6 è sicuramente adeguato. Essendoci molte trote di piccola taglia/media taglia, penso sia sempre meglio usare ami generosi, onde evitare di rovinare pesci che sono abbondantemente sotto misura.
In particolari periodi, come ad esempio nei giorni subito successivi all'apertura, quando l'acqua è ancora abbastanza fredda e le trote molto "piantate" sul fondo, è utile pescare con una zavorra maggiore, in modo da pescare ben vicini al fondale e fare muovere lentamente il nostro innesco. In questo caso è valida anche una montatura con un piccolo "pallettone"; comunque restiamo semrpe nell'ordine dei 7/8 grammi, con un finale ridotto in lunghezza a 25/30 cm. La tattica poi fa il resto.
Ambienti così raccolti rendono necessario un approccio molto "soft", per evitare di allarmare i pesci.
 Oltre al tocco, una variante, può essere quella dello spinning ultra-leggero, nei pochi posti dove è possibile. Innanzi tutto c'è da considerare che si pesca spesso in zone in cui la vegetazione è molto folta e il lancio risulta estremamente difficoltoso e, in più, come dicevo prima, le buche dove solitamente stazionano le trote sono sempre molto piccole. Però ci si può comunque divertire usando dei piccoli grub, magari innescati su un amo con la testa piombata, fatti poi saltellare sul fondo, oppure piccoli rotanti nelle poche buche che consentono il loro utilizzo e un paio di mini minnows.
In questo caso è fondamentale una canna non più lunga di 180 cm, meglio ancora una da 150-160 cm. Oltre alle trote e ai barbi, un discorso a parte meritano le anguille. Durante le piene del torrente sono una preda assolutamente divertente da insidiare e, vista la bontà delle acque, sono ottime anche in cucina.
Per loro, considerando appunto che sono da cercare nei momenti in cui l'acqua è scura e la corrente è forte, potremo usare delle canne corte, montando sul mulinello un filo robusto (0.28/0.30) con un piombo da 30-40 grammi; una robusta girella e un finale di 25/30 cm dello 0.25/0.28 con un amo del 6 completeranno il nostro assetto di pesca. I serpentoni d'acqua vanno cercati ai margini delle buche, o comunque dove l'acqua rallenta leggermente. Si tratta quindi di una pesca  a fondo dinamica: cioè si sonda una buca e si resta fin quando ci sono catture, poi ci si sposta nella buca successiva. Valida è anche la pesca con la mazzacchera per le anguille.
Le acque del torrente Parmignola sono, dalle sorgenti fino al ponte col bivio che conduce al paese di Nicola, di categoria A, quindi nel tratto citato la pesca è chiusa dalla prima domenica di ottobre all'ultima di febbraio. Per pescare è necessaria la sola licenza B.

Il territorio comunale è attraversato principalmente dalla strada statale 1 Via Aurelia in direzione nordovest-sudest, nelle frazioni di Dogana e Luni Stazione. Da essa si dirama verso nordest la strada provinciale 24 che attraversa Casano e il centro storico e poi prosegue con la strada provinciale 54, nel comune di Carrara, collegandolo con Fontia, frazione di quest'ultimo e conviene chiedere in loco come raggiungere il torrente.

Pesca in Oglio



Il fiume Oglio, nel tratto dalla sua uscita dal Lago d’Iseo fino all’abitato di Urago, ospita cavedani bellissimi che aspettano solo di essere pescati. Le dimensioni medie dei pinnuti qui presenti sono davvero notevoli, ma a causa della limpidezza e trasparenza delle acque, non è affatto facile riuscire a stanare uno di questi grossi ciprinidii fluviali.

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Per questa uscita siamo andati a bagnare la lenza proprio nel tratto di Cividate, soprannominato “al Santuario” per la presenza di una caratteristica chiesetta storica, posizionata proprio vicino al fiume.
Qui i pesci ci sono, tutti belli e di dimensioni davvero ragguardevoli. Oltre ai cavedani, si possono pescare anche barbi e carpe di notevole stazza.
Le caratteristiche dell’ Oglio in questa zona sono quelle del grande fiume di pianura, con corrente costante ed anche abbastanza sostenuta, soprattutto quando è da qualche giorno che piove. A Cividate, l’ Oglio si incanala per  originare una diga e quindi viene delimitato da due argini in cemento, da cui è molto comodo e facile pescare in un fondale fino a 4-5 metri.
Qualche centinaio di metri più a monte invece, le sponde sono quelle classiche con prismata, ben alberate e facili da raggiungere, con comodi sentierini da ambo le parti che conducono alle postazioni migliori da cui lanciare. Le tecniche di pesca per il cavedano più produttive in queste acque  sono ovviamente quella della pesca a passata, effettuata con canne bolognesi di 6-7-8 metri, molto leggere e sensibili, abbinate ad una montatura a scalare con galleggianti da 2 a 4 grammi di portata, in base al fatto che si peschi molto vicino alla sponda, oppure più distante ed in mezzo al correntone principale e il ledgering con feeder di medio/grosso peso.

La passata al cavedano dell’ Oglio  gli altri pescatori  effettuano  sempre applicando un’ azione di trattenuta “esasperata”, per meglio presentare l’ esca facendola arrivare proprio davanti al naso del ciprinide. Preferibile un finale piuttosto lungo e sottile; 60 centimetri almeno, dello 0,08 vanno benissimo con acque limpide mentre io vado oltre i canoni classici con finali dello 0.14 innescando 8-10 bigattini in modo che se abbocca un barbo di quelli seri o una una carpa ho molte più speranze di salparle..
Per effettuare una passata estremamente produttiva, e’ necessario condurre la lenza proprio nel punto esatto dove si e’ lanciata la pastura. Così facendo si possono concentrare i cavedani sotto alla canna, lungo la traiettoria di discesa della montatura verso valle. Come pastura vanno benissimo i bigattini, i preferiti dal cavedano “doc”, oppure anche delle palle di sfarinato mai però troppo pesante, addolcito con dei fiocchi di pane triturati finemente. Si tratta semplicemente di mettere la lenza ad una decina di metri più in su rispetto al punto esatto dove e’ stata lanciata la pastura, ed attendere così che l’ astina del galleggiante vi entri in pesca.
. Il galleggiante, per meglio segnalare l’ abboccata, deve essere tarato quasi completamente, poichè sarà l’ azione di trattenuta stessa a far fuoriuscire dall’ acqua l’ astina quel tanto che basta per segnalare con tempismo l’ affondamento della lenza. Come zavorra preferibile una scalare, cioè una piccola torpille che concentra il peso in un punto, seguita da numerosi altri pallini a distanza sempre crescente, fino a tarare completamente la portata del sughero.
Il segnale di assaggio dei cavedani dell’Oglio è sempre improvviso e decisamente non facile da ferrare. Questi furbissimi ciprinidi semplicemente si limitano a schiacciare la coda dei bigattini con le labbra, cercando di evitare il più possibile di inghiottire anche l’ amo e quindi numerose ferrate vanno a vuoto nei canoni normali mentre il fiocco di bigattini che uso io lo ingolosiscono molto e ingoiano  Subito dopo una ferrata produttiva al fulmicotone, il cavedano sa di essere stato scoperto e fa piegare improvvisamente l’ intero vettino della canna, cercando di scappare proprio verso la porzione centrale del fiume ma usando la frizione o agendo col sulla bobina appena  mette la testa fuori dall’ acqua perde forze e poco dopo si arrende.”. Per cercare ed agganciare i grossi cavedani dell’ Oglio, non sempre e’ necessario lanciare proprio in mezzo al fiume e usare bigattini come pastura e si puo usare esche alternative come la crisalide o il verme..
Spesso infatti i bestioni più belli se ne stanno in agguato nel sotto riva. La maggior parte delle sponde del fiume e’ in questo tratto rivestita da lunghe alghe filamentose che costituiscono un ottimo rifugio per i branchi di cavedani, che qui trovano riparo e al tempo stesso una facile postazione per attaccare ed assaggiare tutto quello che viene depositato dalla corrente. Per cercare il cavedano “ripario” si deve in questi casi pescare si a passata, ma esercitando un’ azione di pesca “quasi ferma”, lanciando in corrente per poi trainare la passata principalmente con la trattenuta, fino a far depositare sul fondale la lenza ed aspettare così l’ abbocco.
Un’altra tecnica che funziona bene per il cavedano e’ ovviamente la pesca a fondo con pasturatore, cioè il ledgering, che permette di liberare proprio vicino all’ amo un gran numero di esche, tra cui si cela anche l’ insidia vincolata. IO preferisco quelli in linea ma van bene anche quelli classici.
Con il ledgering però non tutte le postazioni vanno bene. Bisogna cercare di lanciare sempre  il tutto in un punto dove il fondale e’ particolarmente sgombro da ostacoli, meglio inoltre se privo di alghe che altrimenti si aggancerebbero all’ amo.
Riguardo all’ attrezzatura necessaria ricordiamo ovviamente tutti quegli accessori che ci permettono lunghi e soprattutto “comodi” spostamenti a piedi. Spesso infatti per raggiungere i posti migliori e’ necessario percorrere anche un paio di chilometri, tra vegetazione difficile e sentieri isolati. Quindi un utilissimo fodero da portare a tracolla e dove riporre tutte le canne, oltre che ad una borsa sufficientemente capiente ed a pareti rigide dove deporre l’ attrezzatura da pesca sono assolutamente necessari. Inoltre una lunga nassa ad anelli multipli ed un altrettanto lungo guadino, ci permettono di salpare la cattura in totale comodità e soprattutto di conservare vive tutto il bottino per l’ immancabile foto ricordo di fine giornata prima del rilascio.

Negozio di pesca: Bonassi gianprimo  piazza liberta' N 1 24050 Cividate al piano (BG) tel: 0363 976660 dove potete chiedere qualsiasi informazione


venerdì 25 novembre 2016

Pesca in Versilia




di Damiano Merlini




La piana versilese è attraversata da un dedalo di piccoli fossi e canali che ad un osservatore poco attento potrebbero apparire di scarsissimo interesse alieutico, ma in realtà si tratta di veri e propri paradisi in miniatura, che possono regalare soddisfazioni enormi. Vorrei raccontarvi in particolare della zona compresa tra Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta e dei piccoli corsi d'acqua che mi hanno visto crescere sulle loro sponde con la canna da pesca in mano.
 L'area in questione è quella del Bacino del Fosso Fiumetto/Tonfano; un piccolo bacino che si sviluppa completamente in pianura a cavallo tra i comuni di Forte dei Marmi e Pietrasanta. Qui, fino ai primi del 1700, c'era la foce naturale del fiume Versilia, poi le operazioni per bonificare l'aera dalla malaria, portarono ad una deviazione del fiume e restò questa piccola rete di fossi che drenano l'acqua della Macchia Versiliana.
 Morfologicamente queste acque si presentano come dei tipici fossi di raccolta delle acque di pianura, con una profondità che non supera il metro e corrente debolissima. La larghezza è scarsa, nei tratti più larghi arriviamo a stento ai 6-7 metri tra una sponda e l'altra. La vegetazione, in acqua e fuori, è quella propria delle zona palustri, con grandi spazi occupati dalla cannuccia di palude, dal giunco e dalla saracella, una pianta che nel periodo estivo ha una fioritura molto bella.
 Ma è ora di parlare di pesca...come ho detto in apertura, di primo acchito potrebbero sembrare posti inadatti alla pesca, o comunque destinati a catture di poco conto, invece i pesci che abitano queste acque sono pinnuti di tutto rispetto in quanto a taglia e soprattutto vi è una varietà di specie incredibile.

Andiamo dalle carpe, con esemplari oltre i 10 kg, ai lucci, anche questi con individui di ottime dimensioni,
passando per tinche, cavedani, black bass, scardole, carassi, anguille e muggini. Con tutta questa abbondanza di prede, viene logico intuire che le tecniche applicapili sono le più disparate, ma cerchiamo di andare con ordine.  Le carpe, assieme ai carassi, costituiscono il grosso della popolazione di questi fossi. La tecnica regina per insidiarle è senza dubbio la classica pesca col galleggiante.
Importante prima di ogni altra cosa è la scelta dello spot. Le signore coi baffi, in ambienti così piccoli, battono delle zone di pascolo ben precise che si trovano principalmente a ridosso delle ramaie sommerse e nei pressi della vegetazione che emerge dell'acqua.
Una bolognese bella tosta da 5 o 6 metri è già più che sufficiente. In bobina sarà bene usare un buon nylon dello 0.30-0.35 e, come finale, non scendere sotto lo 0.28 - 0.30. Io pesco di solito molto sovradimensioanto perchè l'ambiente lo impone. Le catture avvengono sempre nei pressi di ostacoli somemrsi e pescare fine vuol dire al 90% lasciare alla povera bestiola il nostro finale piantato in bocca.
Le esche migliori sono anche le più classiche: mais e lombrichi. Da evitare accuratamente sono sfarinati e pasture di vario tipo. Fidatevi, in posti così sono solo controproducenti: come richiamo sarà sufficiente il solo mais. Un'altra tecnica molto divertente con cui insidiare questi possenti ciprinidi è la pesca a vista a galla. Questa pesca regala le catture più belle nei mesi freddi, perchè, e questa è un'altra piccola peculiarità di questi fossi, qui la vita non si ferma mai...essendo alimentati solo da acque di pianura ed avendo una lunghezza di poco più di 4 km, l'acqua non si raffredda mai in modo particolare e anche le carpe rallentano molto poco la loro attività Questa tecnica è molto semplice e se vogliamo, rudimantale.
Io uso delle canne da carpfishing da 2 lbs, montate con mulinelli di taglia 4-500 caricati con nylon dello 0.35. La montatura è semplicissima: pallina spiombata che ha la funzione di segnafilo e aiuta l'esca a scendere in corrente, distanziata dall'amo (un 8 bello robusto) di circa 1,5 metri: niente finale, niente piombini, niente di niente. Come esca andrà benissimo del normale pane raffermo. L'azione di pesca è semplicissima: si percorre il fosso fino a quando non si vedono i pesci in attività, che anche in questo caso andranno cercati nelle vicinanze della vegetazione o degli ostacoli sommersi; ci si mette un po' a monte e si lascia scendere il boccone con la debole corrente...fidatevi che l'emozione della bollata sulla nostra esca è enorme e bellssima.

 Un diversivo alle tecniche più tradizionali, sempre cercando le carpe, può essere la pesca a mosca. In questo caso possiamo tentare sia con piccole ninfe fatte saltellare sul fondo o con delle "secche" che imitino dei bocconi in superficie. Io ad esempio mi autocostruisco questo tipo di mosca con del semplice foam montato su un amo n° 6, e aromatizzo la "mosca" con del comunissimo estratto di vaniglia ad uso umano; sicuramente chi ha maggiore dimestichezza potrà usare aromi dedicati, ma personalmente con quello ho sempre avuto ottimi risultati.
 Per quanto riguarda i predatori, come detto, abbiamo una buona presenza di lucci e bass.
Occorre ricordare che nei fossi di Fiumetto e Tonfano vige una ZRS denominata Oasi di Protezione del Luccio, creata alcuni anni fa per opera dell'associazione Fly Club Versilia 90, che da tempo si occupa della salvaguardia e del ripopolamento dell'esocide in questi canali.
Il regolamento è molto semplice: il luccio si può pescare, ma vige l'obbligo di rilascio. Le uniche esche consentite sono quelle artificiali (quindi niente pesci esca vivi o morti), montate con amo singolo e senza ardiglione. Nel periodo di chiusura della pesca al luccio (dal 31 dicembre al 1 aprile) è vietata la pesca con qualsiasi genere di esca artificiale.
Sempre in virtù della morfologia del posto dovremo adattare la scelta delle nostre esche. Validi sono grossi minnow e swim-bait che lavorino appena sotto il pelo dell'acqua o fli intramontabili martin allegeriti di generose dimensioni. Per i bass ci si può sbizzarrire passando dalla classica gomma (vermoni e simili), a esche top water come il micidiale Basirisky. Se vi trovate in Versilia, magari per una bella vacanza al mare, non dimenticatevi le canne e fatevi una pescata in questi fossi, sicuramente vi potranno regalare bei ricordi.



giovedì 24 novembre 2016

Pesca nel torrente San Bernardino; Una vecchia esperienza




La nuova riserva turistica sul San Bernardino fù aperta l’ultima domenica di marzo del 2011 e io ci andai il sabato dopo. La moglie e la suocera vanno via in gita in Liguria e io non so cosa fare. 
Vi sarebbe anche un lancio nel biellese ma che stufa, che barba i soliti posti!!!
Il venerdì prima decido di prendere mezza giornata di ferie e scendere verso le terre natali anche per acquistare una canna da spinning da Roberto Leso noto negoziante auto costruttore di minnows e comparso svariate volte sulle riviste della Olimpia per illustrare tecniche. Si trovava a Novara nella frazione Lumellogno mentre adesso è proprio a Novara in corso XXIII marzo N 295 (.rlminnow.it/)
Poi vado alla mia ex casa a trovare mio zio vecchio e sua moglie. Paninazzo alla vecchia e cara Pontisella
Pontisella del Terdoppio
e ti becco subito il presidente del CAGeP, Pellò Renato. Quest’ anno è avvenuta l’unione fra essa e la FIPSAS Novara e come logico anche il prezzo si è unito. Mi fa vedere l’ incubatoio delle marmorate e lucci. Interessante!!!
 http://www.apd.no.it/
La domenica parto e sono al Bar del molo a Verbania alle 7.40; “Selvatico” e due della sua banda sono puntuali alle 8. Caffè al bar del porto ed acquisto del buono da 2o euro sempre li' e via al torrente che scorre dalla foce fino a 3 Km circa a monte costeggiato da 2 strade in sponda opposta; conviene costeggiare quella in sponda orografica sinistra. 
San Bernardino in piena
Il primo Km è bandito alla pesca e cosi mi han tolto un posto da cavedani meravigliao SGRUNT .
 
Poi comincia il tratto a tecniche miste detto Zona Trofeo con pesca con amo singolo senza ardiglione e obbligo di Kill.
Rilasciano solo i moschisti che hanno fatto l’ annuale. Sono un po’ arrabbiati i locali visto che così ne bucano un sacco e per qualche giorno non mangeranno. Sopra ancora il tratto solo a mosca.
Il San Bernardino è un torrente, della provincia del Verbano Cusio Ossola (VCO) e immissario del lago Maggiore sulla sponda Piemontese a Verbania rione Trobaso L'origine del suo nome è dovuta ad un convento di francescani  eretto alla fine del 1400 ed ora non più esistente. 
Nasce nella valle più selvaggia forse di Italia, sicuramente del Piemonte cioè la  Val Grande;  Qualcuno ci lasciò le “piume” per essersi avventurato da solo. 

E' lungo quasi 3 Km e il suo bacino imbrifero corrisponde alla val Grande ed alla val Pogallo ed il suo percorso, compreso quello dei sui affluenti, è contraddistinto da profonde forre ed orridi.
Comunque siamo in quattro con due auto. Montiamo le canne e ci dividiamo a due a due.
Loro al tocco e io a spinning. Il primo tratto regala solo 1 trota e uno sgancio e Selvatico ordina di andare in altro tratto. Vi è un po’ di gente li ma si pesca agevolmente; Io ne perdo 4 col Martin da 9 grammi ma il socio ne becca 3 e ne sgancia un paio.
 

Al tocco col verme le lascia ingoiare ma io non posso farlo a spinning e l’ amo singolo senza ardiglione col cavolo che è uguale all’ ancoretta come presa specie per le trote che saltano e sbattono.
 
Tutte Fario dalla bella livrea e di buona misura cioè anche di 35 cm qualcuna o giù di li.  Prima di slamarle le  uccide per non farle soffrire oltre il necessario. Selvatico chiama col telefonino e andiamo.
 
Selvatico

Mi dà una canna col galleggiantino e verme e  mi dice che sono là  In 30 cm di corrente! Venti minuti e la quota da cinque pezzi la faccio pure io. Me ne regalano altre 5 che io e famiglia cucineremo con burro, limone e le papperemo. 

Sono solo le 11. 
Aperitivo al bar, inciampo e batto ginocchio e gomito.
Le tecniche da effettuare sono le classiche.
Consigli Pesca a mosca
Il torrente è ideale per la pesca a secca:l`alveo è ampio e i lanci non sono quindi ostacolati da alberi, massi, ecc.
La presenza di molti alberi sulle sponde garantisce grandi schiuse sin da febbraio, le dolci correnti che ogni tanto rallentano in qualche ampia buca consentono di presentare l`imitazione al meglio e con facilità.

Ampi raschi e correntine consentono la pesca a ninfa.
Con livelli alti la pesca con lo streamer si rivela una scelta vincente.
Nella bella stagione sotto sera si assiste ad una copiosa schiusa di insetti.


Al ritorno a  Romagnano l’auto si ferma, le due donne sono via, la figlia non risponde al telefonino e rischio di restare in loco fino a notte fonda. Per fortuna dopo 1 ora riparte. 

Una bella mattinata sarebbe diventata una pessima giornata.
 
C’è il Sesia li ma pescare da arrabbiato non è il massimo.
 
La prima impressione che avevo avuto era una buona riserva come quantità, qualità e dimensioni (qualcuna ben oltre il Kilo) delle fario immesse. Vedremo se seguiranno questa linea. Selvatico allora  vicepresidente della nuova associazione che la gestisce, mi assicurò di si.
 
 Sito: http://www.sanbernardinopesca.com/
. Video

http://www.youtube.com/watch?v=YPmj8jelcOs

http://www.youtube.com/watch?v=wzjZ7thC8z8


https://www.youtube.com/watch?v=c342XDBy47I