spinning


sabato 17 settembre 2011

Gare di pesca galleggiante


 In questa intervista non intende polemizzare sulla “Pesca vera - o – non vera”, sull’etica, sulla filosofia etc., ma si limita a riportare una semplice intervista.

Sotto il nome di “pesca al colpo” si intendono varie tecniche: canna fissa, bolognese, roubaisienne, inglese e alborella ossia tipologie di pesca che si attuano in gara.

Fino a non molti anni fa, in Italia le licenze di pesca superavano il milione di libretti. Si può quindi ben immaginare quale fosse il “movimento” di denaro intorno al mondo della pesca e, specialmente, intorno al mondo dell’agonismo. Tenete conto che un agonista era ( ed è tuttora) un “cliente” molto interessante per le grosse Aziende di pesca, dato che un agonista spende all’anno, tra attrezzature varie, esche, pasture etc., almeno dieci volte di più di un normale pescatore per diletto . L’associazione di pesca sportivi degli agonisti Italiani era la FIPSAS (a quell’epoca semplice FIPS).

Denaro e onestà non vanno troppo d’accordo, ed ecco perché l’intervistato avrà un Nick, grazie al quale si potrà esprimere liberamente su certi argomenti. Noi, per comodità, lo chiameremo “Silvio Trambusti”.Io stesso ne certifico l' attentuità.

Trambusti è nato e risiede tuttora in Toscana. E’ stato un agonista di livello medio (e se ne vanta). Ha anche collaborato alla rivista “Pescare” negli anni ’90.

-S. Trambusti, che differenza c’è tra l’attrezzatura da garista dei tuoi tempi e quella di adesso?

R: Ho cominciato a fare le prime gare che ero ancora adolescente, quindi a metà degli anni ’70. A quei tempi , l’attrezzatura, specie per chi iniziava, era molto ridotta rispetto a oggi. Si trattava di avere una “batteria” di canne fisse telescopiche ad azione di punta, dai 5 agli 11 metri, poi un paio di bolognesi di 5-6 metri e alcuni cannini da alborella. A quell’epoca, non esisteva ancora né roubaisienne, né inglese né i grossi panchetti che usano oggi.
Tutto sommato, erano gare alla portata di tutti o quasi, specie se uno si limitava ai circuiti provinciali. Se poi salivi di livello ( Regionale, Nazionale ) i costi lievitavano in modo esponenziale perché, oltre alle attrezzature, esche e pasture, dovevi mettere in conto la benzina, i pedaggi etc.


Ai miei tempi, poi, non esistevano gli Sponsor intesi in senso odierno. C’era qualche piccola azienda del tutto estranea al mondo della pesca che magari ci aiutava a pagare le piccole spese come affiliazione alla FIPS, tessere e poco altro.


-E i garisti di adesso che costi devono affrontare?

R: E’ difficile generalizzare. Certamente, oggi, anche un ragazzo giovane che comincia l’attività agonistica, deve mettere in conto di avere una roubaisienne, un buon panchetto, varie canne inglesi e bolognesi e relativi mulinelli e, in certi campi gara, ci vogliono anche le “vecchie” canne fisse e i cannini da alborella. Quindi, si può dire che, rispetto ai miei tempi, è una spesa superiore, anche perché molte Società di pesca sportiva, in pratica, “obbligano” il giovane (o la giovane) ad avere un certo tipo di attrezzatura, cosa che non succedeva ai miei tempi… Chi poi deve affrontare Campionati di un certo livello (Eccellenza Nord che corrisponderebbe ad una serie A in un altro sport oppure anche un’Eccellenza Zonale che invece sarebbe la serie B) si deve preparare a sostenere costi molto elevati, che sicuramente molti non si potrebbero permettere se non ci fossero gli Sponsor.
Da una recente indagine, pubblicata anche su di un noto forum, risulta che il 70 per cento circa dei 320 partecipanti all’Eccellenza Nord fanno parte del mondo della pesca, in quanto negozianti, rappresentanti, direttori commerciali di aziende produttrici e distributrici etc.



-Come si svolge una gara di pesca e come vengono redatte le classifiche ?

R: Tutti i partecipanti si ritrovano ad un luogo di Raduno. Lì, viene consegnata ad ognuno una busta che contiene le indicazioni per trovare il “picchetto” (posto di gara). Per esempio : Zona B, settore III, picchetto 5 , vuol dire che Ti dovrai recare nella Zona B, e poi al terzo settore della zona stessa. Lì, dovrai cercare il posto contrassegnato dal N° 5.
La gara, di solito, dura tre ore e per ogni tipo di Campionato sono previste delle “limitazioni” in fatto di esche e pasture.
Le Classifiche vengono redatte in base al peso del pescato da ogni singolo concorrente, quindi c’è una Classifica di Settore, di Zona e poi Assoluta.
Importante sottolineare che, prima e durante lo svolgimento della gara, i concorrenti sono (o, almeno, dovrebbero essere) controllati da un Giudice di Sponda, pronto a registrare ogni irregolarità e ad accogliere eventuali reclami.



-Ti è mai capitato di vedere od assistere a qualche “illecito” o “furbate” varie ?

R: Beh, sai, “la Madre dei furbi “ è sempre all’opera…Perché tutti vogliono vincere, o quanto meno “spulciare” il miglior risultato possibile.
Secondo me, bisogna distinguere due epoche : durante gli Anni Settanta, il pescato in gara veniva tenuto in buste di nailon legate alla cintola, per cui, a fine gara, i pesci erano morti. Ovviamente, c’è stato chi ha approfittato di questa norma, a volte, addirittura portando i pesci morti da casa per appesantire il sacchetto, e quindi vincere o quanto meno piazzarsi tra i primi.
Dopo, negli anni Ottanta, c’è stato l’obbligo tassativo di tenere il pesce in vivo nelle apposite nasse, per cui questo tipo di “escamotages” non è esistito più..
Le “furberìe” più evidenti sono quelle di chi detiene un quantitativo di esche
(bigattini) e pasture (sfarinati) di molto superiore al consentito dal Regolamento di questo o quel Torneo. E qui la “fantasia” dei furbi si scatena :
chi nasconde etti di larve dentro la fodera del giaccone da pesca (fodera cucita apposta), chi li nasconde in un calcio (o pompa) della Roubaisienne, chi cerca
di eludere i controlli celando cagnotti e pasture in borse, borsoni, fondi di secchi.. E la lista non finisce qui..


-Che mi puoi dire della situazione odierna ?

R_Oggigiorno, il mondo dell’Agonismo al Colpo in A.I. è in lento, ma (secondo
me), irreversibile declino. I giovani non sentono più, come una volta, il fascino delle gare. I motivi, del resto ci sono : la pesca in gara è uno “sport” costoso, per farsi una buona attrezzatura di base, occorre un mucchio di soldi. Poi, la benzina che costa ogni giorno di più. Mettiamoci anche che, negli ultimi 15-20
anni, sono nate discipline nuove di pesca come il Carp-Fishing, la grande esplosione dello Spinning e della pesca a Ledgering e la pesca al Siluro.
Queste nuove tecniche hanno affascinato sempre più giovani pescatori, promettendo grosse catture tutto sommato con un’attrezzatura che costa relativamente poco. Poi, c’è il fenomeno dei “laghetti” a pagamento (o cave), che offrono pesci a “pronta-pesca” (le famose “Trote-pollo”) e sono vicini alle città. Molti pescatori, anziani ma anche tanti giovani, vanno lì per “sfogare” la loro passione, sognando, magari, di pescare il bestione da dieci chili…



-Cosa mi dici dell’Arno Fiorentino ?

 2Video cattura siluro
Video cormorani
R: Purtroppo, tocchi un tasto dolente. L’Arno è MORTO !! Ed il brutto è che nessuno ne vuol sentire parlare.. E’ come la Favola del “Re Nudo” : tutti lo vedevano, ma nessuno aveva il coraggio di dirlo. L’Arno a Firenze è praticamente un fiume “morto”, in quanto non c’è più pesce bianco..Dove sono andate a finire le tonnellate di cavedani, scardole, savette, carassi che c’erano fino a dieci-quindici anni fa ? Inquinamento (certo), Effetto Diga di Bilancino (certo), ma soprattutto MILIONI DI SILURI che si sono mangiati tutto il pesce rimasto!! Se poi ai Siluri vogliamo aggiungere i Cormorani e i Channels, altra specie alloctona più invasiva del siluro stesso, il quadro è completo.
Nelle Gare in Arno si prende poco o nulla : qualche manciata di alborelle,oppure, ogni tanto, c’è chi pesca il “Jolly” sotto forma di carpona di 5-6 kg o
un Silurotto della stessa taglia e riesce, dopo non pochi sforzi, a portarli a guadino. Sull’Arno sono stati pubblicati Studi dell’Università di Firenze, in cui si dichiara che il 90 per cento della Bio-Massa del fiume, è costituito da Siluri.
Che altro vuoi che ti dica ? Che ..hanno ammazzato il fiume più pescoso d’Italia ? Te lo dico, e sono incavolato NERO ! Soprattutto con tutti i bigotti-ipocriti che fanno finta di niente, o con gli sciocchi che credono che “la Natura” metterà le cose a posto ! Sì, domani !! Stammi bene !



Silvio detto “I’ Trambusti”.

Video gara

http://pescambiente.blogspot.it/2011/09/gare-di-pesca-al-colpo.html

https://www.youtube.com/watch?v=6f_GOCGRHC0

mercoledì 14 settembre 2011

Precisazioni sul progetto "Pesca di Selezione"

In molti, a seguito della pubblicazione dell'intervista, ci hanno contattato e chiesto lumi riguardo alla deroga sulla pesca col vivo, soprattutto temendo ripercussioni sulle popolazini di lucci della zona. Anche su alcuni spazi web è nata la discussione, così ho pensato di chiedere di nuovo speigazioni ai fautori del progetto, L'Arci Pesca Fisa di Arezzo.

La mia domanda è stata semplice: la deroga alla pesca col vivo, non potrebbe rappresentare un pericolo per la popolazione di esocidi? Quali contromisure avete preso per evitare che questo avvenga?

Pronta la risposta del Comitato dell'Arci, che noi vi riportiamo testualmente.

(L'intervista al Comitato Arci Pesca Fisa di Arezzo sul progetto "Pesca di selezione" potete leggerla cliccando QUI)

I dubbi che hanno espresso i lettori sono corretti e direi anche apprezzabili perchè indicano che c'è stata una crescita notevole nella sensibilità
rispetto alla tutela del patromonio ittico. E questo ci piace molto.
Il rischio che viene paventato per il luccio è stato valutato da noi e direi contenuto al massimo. Ti spiego.
Il regolamento scritto da noi e approvato dalla nostra Amministrazione provinciale prevede l'assoluto divieto, nell'esercizio della Pesca di Selezione, di trattemimnento di qualsiasi altro pesce diverso dal Siluro. Per ulteriore tutela degli esocidi è stata definita inoltre un'area di applicazione del progetto ben precisa: si tratta di un tratto di Arno relativamente contenuto e di un breve tratto del Canale Maestro della Chiana, zone queste non votate alla presenza e alla pesca del luccio e facili da controllare con le guerdie ittiche della nostra associazione (me compreso).
Già dalla presentazione preliminare del progetto (Novembre 2010) abbiamo sottolineato che zone come Montedoglio, aree molto vocate alla presenza e alla pesca del luccio non dovevano essere incluse nell'areale di applicazione della Pesca di Selezione.
Se qualcuno abuserà di questa deroga che ci è stata data, abusando quindi della fiducia accordataci, sarà sanzionato. Ma questo vale per qualsiasi violazione commessa anche al di fuori di un progetto qualsiasi. Al corso saremo molto precisi e chiari su questo ed altri punti che ci stanno molto a cuore, come a voi.
Un'ultima cosa: la nostra Provincia vieta l'uso dell'esca viva perchè questa pratica piscatoria poteva, più o meno in buona fede, diventare veicolo di immissione di alloctoni (v. pseudorasbora parva). la deroga concessa non contraddice lo spirito della norma perchè nel nostro regolamento si impone di reperire l'esca viva nel luogo di pesca stesso.
Grazie per il vostro interesamento.

giovedì 8 settembre 2011

"Pesca di selezione" -- Contenimento siluri Arno aretino

Siamo andati ad intervistare il Comitato Provinciale Arci Pesca Fisa di Arezzo per chiedere lumi in merito al progetto "Pesca di selezione".
Questo piano si è reso necessario a seguito dell'esplosione demografica della popolazione di siluri nel tratto Aretino dell'Arno.
Ringraziando il Comitato per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande, vi lasciamo da subito all'intervista che spiega in modo dettagliato tutti gli aspetti della vicenda: su quali basi scientifiche poggia, quali sono gli obiettivi e in che modo saranno coinvolti i pescatori sportivi.
Purtroppo anche in questo caso c'è chi deve porre rimedio ai danni causati dalla stupidità altrui, ma ben vengano persone come queste che spendono il loro tempo nel tentativo di risanare quello che è il nostro patrimonio ambientale.

Il progetto è stato approvato dalla Provincia di Arezzo con delibera di Giunta 451 del 3-8-2011

Qual è la situazione siluro nell'Arno aretino? Da quanto sappiamo nelle vostre acque il glano era presente in modo limitato; cosa è successo negli ultimi anni? A cosa imputate l'esplosione demografica della specie?

R: La situazione dell'Arno aretino è preoccupante a detta degli ittiologi che proprio nel 2011 hanno competato un complesso lavoro di aggiiornamento della carta ittica. stiamo vivendo una fase in cui, dopo un lungo periodo di latenza, la diffusione del Siluro ha raggiunto livelli significativi.
tenete conto che l'asta dell'Arno scorrente in territorio aretino è interrotta da ben 2 dighe insormantabili (da monte a valle: diga di Levane, diga di La Penna) e da almeno 4 dighe/briglie nel tratto superiore. al momento attuale, diversamente da quanto registrato fino a 1/2 anni fa, il siluro ha fatto la sua comparsa (immaginate voi quale sia stato il veicolo...) fino sopra la seconda grande diga e ormai le catture di siluri sono all'ordine del giorno fino all'inizio del corso torrentizio del nostro Arno, ovvero fino al centro abitato di Castelluccio (comune di Capolona situato nel basso Casentino).
l'ittiologo che segue il nostro progetto da un punto di vista scientifico non è ottimista circa l'impatto che questa nuova popolazione ittica possa avere nel nostro fiume e paventa scenari simili a quelli dell'Arno fiorentino. Voi mi chiedete a cosa possa essere imputato l'incremento del numero di siluri.
credo che nel nostro Arno si verifichi quello che è già successo altrove: introduzioni di siluri, acclimatazione, l'ambiente ostitante che riesce in una fase iniziale a sostenere da un punto di vista alimentare la nuova popolazione di alloctoni, incremento esponenziale del numero dei siluri, impatto nelle popolazioni di autoctoni, ecc. ecc. una storia già vista. purtroppo.


Avete condotto degli studi prima di stendere un piano di intervento? Se si, cosa hanno evidenziato?

R: Quanto agli studi ho già detto sopra. gli stordimenti condotti dagli ittilogi incaricati dalla Provincia di Arezzo hanno evidenziato un incremento del numero dei siluri e soprattutto ne hanno rilevato la presenza in zone (v. Canale Maestro della Chiana, un affluente dell'Arno) nelle quali non era censito nei rilievi del 2008.

Una cosa che mi ha colpito molto è la notizia che voi, unitamente alla Provincia, avete organizzato dei corsi rivolti a tutti i pescatori muniti di licenza B, proprio per sensibilizzarli al problema. Con quali modalità verranno effettuati questi corsi e cosa imparerà chi deciderà di partecipare?

R: I corsi si terranno a partire dal mese di Settembre. il corso si prefigge in linea generale di responsabilizzare tutti i pescatori alla tutela del nostro ecosistema fluviale. In particolare prevedono una parte normativa (spiegazione dettagliata del regolamento per la pesca di selezione) e una parte
scientifica a cura dell'ittiologo finalizzata alla conoscenza della biologia Silurus Glanis. La partecipazione al corso abilita all'esercizio della pesca in deroga al divieto di utilizzo di esche vive o morte, solo per realizzare le finalità (monitoraggio e contenimento del Siluro) del progetto.


Un punto che spesso si rivela spinoso quando si parla di piani di contenimento e soprattutto di divieto di rilascio di specie esotiche è lo stoccaggio del materiale prelevato. Un animale come il siluro che può raggiungere lunghezze e pesi da brivido, non può essere gettato nel cassonetto dell'immondizia come un qualsiasi rifiuto organico, né può essere abbandonato sulla sponda o peggio gettato morto in acqua. Come dovrà comportarsi il pescatore dopo la cattura, qualora decidesse di non cibarsi della sua preda?

R: Il problema che ci ponete è serio. Al momento tuttavia non ci sono da noi siluri di taglia che possa creare difficoltà insormantabili di smaltimento.
Forniremo ai pescatori di selezione borse termiche per la conservazione delle catture, in attesa che poi l'ittiologo possa esaminare il contenuto stomacale. da esperienze recenti ci risulta che i siluri catturati ad oggi siano stati consumati dai pescatori o da loro conoscenti. I nostri pescatori hanno dimostrato un buon livello di maturità e di responsabilità.


Il piano sta prendendo il via in questi giorni, avete già potuto tastare il polso della comunità dei pescatori in merito?

R: Noi siamo un'Associazione di pescatori. Le nostre iniziative nascono (ed è un preciso dovere il nostro, dovere di rappresentanza!) dalle esigenze dei pescatori. Nei mesi scorsi abbiamo dovuto contenere la grande aspettativa dei pescatori in merito a questo nostro progetto dato che i necessari passaggi burocratici parevano rallentarne la realizzazione. Ci è stata mossa sempre e soltanto una critica: perchè non abbiamo agito prima?

Avete un sito web attraverso il quale anche i nostri lettori possono avere maggiori informazioni sul progetto ed eventualmente seguirne lo sviluppo?

R: Presto il nostro sito www.arcipescando.altervista.org sarà aggiornato con i contenuti del progetto.

D.M.

N.B Potete leggere alcune precisazioni in merito alla deroga al divieto di pesca con esca viva cliccando QUI

domenica 4 settembre 2011

La tinca




Se, per assurdo, questo pesce si trasformasse in un essere umano non potrebbe che diventare una elegante e bella signora dalle forme abbondanti e movenze sensuali, con atteggiamenti un po’ snob. Ad incontrarla vien da chiamarla Sabrina come la conturbante attrice romana Ferilli, ma il suo nome latino è “tinca tinca” (linnaeus 1758) della famiglia dei ciprinidi.

Molti sostengono che sia autoctona cioè vivente nelle acque della nostra penisola fin dagli albori delle sue origini, ma qualcuno pensa che sia arrivata in Italia dall’oriente ai tempi dei romani come la carpa. Di sicuro è stata introdotta in Sicilia e Sardegna.

La cosa interessa poco a noi pescatori che ci accontentiamo di insidiarla ed alcune volte di portare piacere alle nostre papille gustative colla sua carne. Ad onor del vero non tutti l’ apprezzano dato che la nostra signora passa la sua esistenza a succhiare invertebrati dal fango; ma molteplici sono comunque le ricette a lei dedicate.







MORFOLOGIA, HABITAT E DIETA:



La tinca ha una corporatura massiccia ed una colorazione verde con tonalità variabili a seconda del luogo in cui vive e piccolissime squame; ne esistono alcune con macchie bianche ed altre con grosse macchie nere, che io stesso ho catturato in un piccolo lago della Carinzia (Austria).

Ha dei denti faringei (4 o 5 per ogni lato) che sono claviformi. Il suo ventre è generalmente chiaro diventando più bruno verso il nerastro nelle parti superiori. La pelle della tinca è spessa e ricca di ghiandole mucose che la rendono viscida.

Nelle peschiere (generalmente vecchie cave per l’ estrazione dell’ argilla) di Poirino (TO) viene allevata a scopo commerciale la versione dorata.

Ama le acque ferme o a corso lento con fondali fangosi, specialmente se ricchi alghe. Vive però anche in acqua di risorgiva e si adatta pure nei laghi e laghetti di collina, oltre che ai grandi bacini dei grossi laghi.

Tollera acque leggermente salmastre.

Tipica è la sua presenza nelle lanche, cioè nei rami morti dei grandi fiumi.

Particolarmente significativa la sua presenza nel lago di Iseo.



La sua vocazione è gregaria e delle volte si incontrano branchi di individui della stessa taglia.

L’alimentazione è costituita da animali bentonici come vermi, larve di insetti, molluschi e crostacei, oltre alle alghe come componente secondario della dieta. E’ abbastanza adattabile alla temperatura dell’ acqua anche se nei periodi più freddi se ne sta in “letargo” (rallenta le funzioni vitali) in mezzo al fango. Resiste inoltre per parecchio tempo fuori dall’ acqua. Purtroppo è una specie che ha subito una netta regressione numerica a causa dell’ inquinamento.











RIPRODUZIONE:



La “frega” avviene in acqua bassa e la femmina depone fra la fine della primavera e l’ inizio dell’ estate , con temperature di 19-20 °C un numero di uova elevato ( circa 400.000/600.000 ogni Kg) con diametro di 0.8/1.3 mm

Le uova schiudono in 4-8 giorni avendo necessità di 100-120 gradi giorno e le larve possiedono organi adesivi e rimangono, fino all’ assorbimento del sacco vitellino, attaccate alle piante acquatiche. La crescita è piuttosto lenta; la maturità sessuale è raggiunta a 2 anni per i maschi e a 3-4 per le femmine. Nelle acque italiche raggiunge i 4 Kg di peso con qualche rara eccezione superiore; la media delle catture è compresa fra i 500 e i 2000 grammi. Vive in media 10 anni.


                                                           Tinche in Irlanda




LA PESCA:



Bisogna tener conto che essa è protetta da misure minime (generalmente attorno ai 20 cm) e periodi di divieto di prelievo durante il periodo riproduttivo in tutta Italia, con variabili da regione a regione per cui è meglio informarsi magari andando a cercare il link adatto nel nostro sito all’ articolo LINK LEGISLATIVI. In generale la protezione avviene nel mese di giugno e la misura minima è di 20 cm ma è meglio comunque informarsi.

La sua cattura avviene occasionalmente, ma non troppo, pescando a passata. Cose più uniche che rare è la cattura a spinning come è capitato nelle lanche del Ticino di Cameri(NO-Mio paese natale) al ragazzo della prima foto che stava insidiando Mister Esox.

Per la sua pesca specifica essenziale e ovvio è la certezza della sua presenza in maniera significativa nello spot; in acque circoscritte come stagni, piccole cave, stretti canali bisognerà adottare un comportamento ovattato atto ad evitare rumori inutili in quanto la “nostra signora” è particolarmente timida.

Una pasturazione preventiva di qualche giorno è il preludio per la sua cattura. Nel lago Maggiore , ma anche altrove, era consuetudine pasturare con bocconi di polenta mischiata a gorgonzola; non arrivando a tal punto si può benissimo comprare la polenta pronta venduta nei negozi di pesca o fare delle palline usando della pastura specifica a base dolce unendoci del mais.








Anche il pane, i piselli ed altri legumi sono adatti allo scopo.

Manipolando gli impasti è consigliato ai fumatori incalliti indossare guanti di plastica per non impregnare il composto di odore e sapore sgradevole.

Una buona tecnica, più raffinata della classica e vetusta pesca a fondo, è il cosiddetto Method, anche con l’esca infilata nella pastura che si stringe attorno al marchingegno.

Si può benissimo anche pescare col galleggiante. In questo caso l’ abboccata della tinca è caratterizzata sovente da sussulti del “tappo” più o meno marcati; si aspetta un deciso affondamento e poi si ferra; la sua massiccia conformazione fa che la “signora” attui una difesa poderosa almeno inizialmente, ma non certo paragonabile a quella di carpe o barbi.

Un finale dello 0.20 sarebbe sufficiente anche per grossi esemplari, ma il suo vivere presso alghe induce ad usare nylon di qualche misura superiore nel caso in cui durate il recupero vi si infili dentro.

Gli ami andranno scelti in base all’ esca magari usando quelli dorati innescando il mais.









CUCINA:



Traggo dalle tabelle di composizione degli alimenti dell’ Istituto della nutrizione: 100 gr di parte edibile cioè commestibile apportano 76 Kcal e contengono 18 gr di proteine, 80 mg di sodio, 244 di potassio, 0.5 gr di lipidi, 1 mg di ferro, 218 di fosforo, 31 mg di calcio, 0.06 di tiamina, 0.15 di riboflavina oltre a tracce di vitamina A e C.



Segnaliamo la sagra della tinca al forno a Clusane D’ Iseo

http://www.clusane.com/eventi/locandina_settimana_della_tinca.pdf



Altre sagre sono nella zona di Poirino e ci si informi nei siti adeguati.

Infatti in tal paese a metà maggio si svolge da molti decenni la fiera della tinca (70-80 vasche di esposizione) che è l’ unico concorso sull’ allevamento ittico di cui abbia sentito parlare.

Per chi fosse interessato all’acquisto di tinche nello stesso paese esiste un consorzio.



http://www.arcanova.info/mat/aziende_schede/razze_autoctone/TincaGobbaDorata.pdf
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La colorazione dorata di quelle tinche è dovuta alle terre argillose della zona e la gibbosità pare all’ eccesso di alimentazione. I pesci vengono immessi in commercio una volta raggiunto il peso di 100-120 gr.

Una taglia cosi piccola fa si che le loro carni non prendano gusto di fango. Esiste addirittura un disciplinare per il loro allevamento.







CURIOSITA’:



Come ogni signora di origini nobili anche la tinca ha le sue storie ed anche se non sono sentimentali sono alquanto interessanti e singolari.

Si diceva che fosse magica, avendo proprietà di guarigione di altri pesci ed anche della razza umana.

Alcuni antichi medici sostenevano che messa sul capo guarisse le infiammazioni agli occhi e se applicata alla pianta del piede guarisse la peste. Siccome all’epoca già esistevano le correnti di pensiero altri esimi dottori affermavano che l’ultima applicazione invece fosse adatta per curare l’ itterizia ed il mal di testa oltre a far cessare la febbre.