spinning


mercoledì 12 aprile 2017

Before the spawn




Articolo e fotografie di Marco Altamura


La fine del mese di marzo porta con se non solo l’arrivo della primavera astronomica ma anche la grande voglia , dopo il lungo inverno passato ad insidiare trote Lacustri , di confrontarsi con i grossi predatori delle nostre acque interne ; la stagione fredda ha “congelato” l’attività predatoria dei grossi lucci e dei lucioperca che hanno trovato riparo dai rigori dell’inverno nei grandi fondali dei laghi prealpini . Le basse temperature dell’elemento liquido nel quale vivono questi predoni ha oltremodo rallentato il loro metabolismo facendoli sprofondare in una sorta di semi-letargo dal quale i primi tiepidi raggi del sole marzolino tenta di risvegliarli . Le temperature esterne che hanno caratterizzato questo periodo a cavallo tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera sono state insolitamente elevate favorendo un risveglio anticipato di tutto l’ecosistema lacustre ; i primi pesci a giovarsi di questa insolita situazione meteorologica sono i cavedani che sornioni si aggirano nel sotto riva alla ricerca di proteine animali da accaparrarsi per riprendere la piena efficienza predatoria .
Dopo le ultime uscite alla ricerca della pregiata trota Lacustre , sento forte il richiamo della primavera che sul lago Maggiore si palesa in tutta la sua bellezza : una vera e propria esplosione di vita interessa i litorali del grande lago con la massiccia fioritura di svariate tipologie arboricole che adesso mostrano la loro parte migliore colorando intensamente le rive . Il cambiamento non interessa solo la natura , ma segna anche radicalmente il tipo di approccio da attuare in pesca in questi contesti acquei ; dopo aver riposto la mia fedele Inova Rapture che mi ha accompagnato per tutte le uscite invernali , estraggo dal fodero l’altrettanto fedele Intruder Rapture da mt. 2,40 con azione MH che tante situazioni hanno visto come protagonista assoluta di memorabili catture . E’ finalmente giunto il momento di preparare tutta l’attrezzatura per affrontare una nuova stagione alieutica sperando sia di buon auspicio per nuove ed emozionanti catture .

A onore del vero va detto che spesso questo periodo di inizio primavera risulta assai avaro di catture perché , a dispetto dei tiepidi raggi solari che riscaldano l’aria , la temperatura dell’acqua risulta ancora piuttosto fredda raggiungendo a malapena i nove/dieci gradi centigradi . Animato comunque da questo spirito di rinnovamento , non resisto alla tentazione di affrontare il “mio” lago alla ricerca di emozioni sotto forma di grossi predatori affamati . Così progetto e pianifico nei minimi particolari la prima uscita che , come da tradizione , effettuo in una parte di lago caratterizzata da una grande insenatura protetta dagli ancora sferzanti venti periodici che scendendo dalla vicina Val Ossola rivitalizzano gli strati superficiali dell’acqua  incrementandone il tasso di ossigeno disciolto . La giornata scelta per la prima uscita non è proprio quel che si definirebbe “ideale” per una proficua pescata : sole brillante e vento teso a creare onde importati che muovono l’acqua portando in sospensione le particelle di fitoplancton e zooplancton che rappresentano la base della catena alimentare di tale ecosistema.
Quest’ultima connotazione in teoria favorisce il movimento della massa stabulante che , in simili situazioni , si muove dai fondali per alimentarsi : interessano tale fenomeno piccoli gardons , cavedanelli , i sempre più rari triotti e i residui banchi di alborelle , sempre estremamente gradite da tutti i predatori . Non potendo cambiare le condizioni ambientali , me le faccio andar bene e decido di iniziare a pescare . Ho caricato sul mio mulinello taglia 4000 ( SX-1 Rapture ) il nuovo trecciato Dynatex SPX4 sempre di Rapture di colore verde e di spessore mm 0,165 presentato al recente Pescare Show svoltosi a Vicenza ; questo nuovo prodotto è caratterizzato da una straordinaria compattezza ed una eccezionale rotondità di diametro , regalando morbidezza ed allungamento pari a zero , caratteristiche appositamente ricercate per un trecciato da spinning . Come terminale utilizzo uno spezzone di fluorocarbon  Fluo Spin di circa un metro e mezzo nello spessore mm 0,307 che mi garantisce un’ottima resistenza all’abrasione ed un’assoluta invisibilità in acqua . Così combinato , mi resta solo la scelta dell’artificiale per approcciarmi al primo spot. Decido di attuare il Power Fishing per sondare rapidamente la porzione di lago antistante e quale artificiale migliore dello spinnerbait per fare ciò ? Estraggo dalle tasche del gilet uno Sniper Doublle Blade al quale ho aggiunto come mia consuetudine un trailer hook per mettermi al riparo da attacchi “corti”; scelgo la finitura dello skyrt  “ White Chartreuse ” che bene risalta sul fondale di colore scuro. Il peso di mezza oncia ( 14 gr. ) è l’ideale per attuare questa tecnica di ricerca che può interessare una vasta fascia di predatori quali lucci , lucioperca , bass e persici reali
; tutte specie presenti in questa parte di lago e quindi potenzialmente possibili prede . Con temperature dell’acqua così basse è assolutamente sconsigliabile sondare gli strati superficiali , quindi mi concentro maggiormente ad effettuare un recupero di tipo “ slow rolling “ nei pressi del fondale . Al recupero lineare talvolta alterno brevi rilasci che vedono lo spinner collassare verso il fondo palesando l’invitante fluttuare dello skyrt ; spesso l’attacco avviene proprio in tale situazione e si manifesta con una secca e violenta botta in canna alla quale si deve rispondere con un altrettanto pronta ferrata . Come facilmente preventivabile in questa stagione , i miei ripetuti tentativi non danno alcun risultato e non serve nemmeno rallentare oltremodo la velocità di recupero per invogliare i predatori che infreddoliti rifiutano ogni tipo di proposta . A questo punto , dopo aver sondato un’ampia porzione d’acqua senza risultato , decido che è inutile continuare a proporre un insidia in movimento e propendo per una pesca più statica quale è il jigging ; uno dei vantaggi innegabili della mia Intruder è senz’altro quello di essere un attrezzo polivalente : così non sono costretto a portare più di una canna durante le mie sessioni di pesca , ma posso affrontare svariate situazioni con il medesimo attrezzo .
La presentazione di artificiali in silicone quali shads , worms e creatures infatti , viene per certi versi a stravolgere il primordiale concetto di spinning che prevede il recupero di un artificiale sempre in movimento per mantenere inalterato il suo potere attrattivo ; con il jigging viceversa , non si hanno tempi morti durante l’azione di pesca e spesso e volentieri si percepiscono gli attacchi durante le fasi passive , quando cioè l’artificiale è pressoché  inanimato . Capite quanto questo concetto rivoluzioni radicalmente il modus operandi e l’approccio nei confronti dei vari predatori ! Ovviamente non tutti i pesci rispondono in ugual misura a tali proposte per così dire “ statiche “ : c’è chi è più sensibile di altri e fra questi annovero senza ombra di dubbi il lucioperca , sia per la sua indole di predatore che porta gli attacchi nei pressi del fondo , sia perché risulta essere tra i pochi pesci che si cibano anche di prede morte ( in riferimento a ciò chiedere ai francesi che lo insidiano con il pesce morto intero o con addirittura pezzi di pesce adagiati sul fondo) . Quindi è logico che ad inizio stagione e con acque fredde sia proprio il lucioperca il maggior indiziato a portare i suoi timidi e discreti attacchi alle nostre esche . Decido di conseguenza di cambiare radicalmente tipo di pesca e mi attivo per metterla in pratica ; sostituisco il terminale che risulta essere troppo lungo ed usurato e ne connetto un altro spezzone dello stesso tipo e spessore ma di lunghezza inferiore  (circa ottanta cm/un metro ) ; ora la scelta dell’artificiale è vasta,  ma secondo i miei test e le mie personalissime convinzioni , restringo la gamma ai seguenti modelli dell’ampia gamma di shads  Rapture : in primis sicuramente il Power Shad da 4 inch  ( 10 cm ) , a seguire lo Swing Shad da 3,8 inch  (9,5 cm ) , il Rib Slim Shady da 3,75 inch ( 8,75 cm ) ed infine l’ Xciter Shad  da 3 inch ( 7,5 cm ) .
Con questi quattro modelli ho realizzato negli anni passati la quasi totalità delle mie più importanti catture e non vedo il motivo per cambiare . Inoltre quest’anno mi è data la ghiotta occasione di testare le nuove jigheads presentate al Pescare Show di fine febbraio : si tratta delle Power Round Jigheads LRS colorate in nero opaco ma con l’opzione di poter essere colorate con la nostra finitura preferita;  la peculiarità identificativa è rappresentata  da un “ dentino “ posizionato sul gambo dell’amo e adatto a trattenere in posizione corretta il silicone una volta innescato . Abitualmente , con acque di profondità non oltre i 6/7 metri sono solito utilizzare il modello da dieci grammi per poi salire a dodici/quindici grammi in caso di forte vento e profondità importanti . L’amo è di misura 3/0 – 4/0 a seconda del predatore da insidiare . Nella fattispecie decido per una 12 gr. con amo 3/0 avendo in mente di insidiare precipuamente la sandra . Mi porto nei pressi di un vecchio imbarcadero dove alcuni pali di attracco ed alcuni pontili galleggianti formano interessanti spots che i lucioperca amano molto ; questo atipico predatore originario dell’Est Europa ama sostare su ostacoli sopraelevati rispetto al fondo per poter dominare dall’alto tutto il territorio circostante .
Ne deriva giocoforza che plinti , lastre in cemento , grossi massi piatti e quant’altro assomigli ad un piano rialzato rappresentino i suoi luoghi prediletti per tendere gli agguati alla minutaglia . A fine marzo per questi pesci si avvicina il periodo della riproduzione e le avanguardie , con questo stralcio di stagione mite , potrebbero già essere in cerca del giusto sito per la fregola . Va detto che anche se il divieto per la Convenzione Italo-Elvetica che vige in questa parte di lago  ad insidiare tale pesce scatta dal giorno uno aprile , è auspicabile attuare un corretto  C&R  in quanto i perca potrebbero già essere entrati in modalità “ spawn “. Il vento è un po’ calato e ciò dovrebbe permettermi di percepire meglio le tocche spesso subdole di questo percide ; Inizio a perlustrare molto concentrato i luoghi che nel tempo mi hanno sempre gratificato con anche catture di grande mole . Specie con acque fredde , non è affatto detto che anche se è accertata la presenza di sandre , queste attacchino subito l’insidia ;
spesso ciò avviene dopo una buona serie di lanci e quindi è importante non desistere dopo i primi tentativi infruttuosi . Dopo aver iniziato con il più classico degli shad e cioè il Power Shad con finitura Electric Sardine ( pensata per il mare ma micidiale per i perca ! ) , decido di innescare sempre su testina da dodici grammi con amo 3/0 il mio shad preferito : si tratta del Rib Slim Shady in finitura Neon Yellow , ben visibile anche in condizioni di scarsa luce per presenza di zone d’ombra o per utilizzo notturno . Il suo corpo corrugato infatti amplifica le sue doti attrattive emettendo vibrazioni in acqua molto ben percepite dalla linea laterale e dall’orecchio interno del pesce . Quindi percezione visiva e sensoriale sono le armi in più di questo fantastico shad . Concentro i miei sforzi nel sondare i punti caldi rappresentati dalle strutture presenti in loco : faccio transitare con fiducia più volte il mio shad nelle vicinanze dei pali e , come ultima chance decido di far compiere all’esca il salto di profondità che genera un plinto di ancoraggio dei pontili . Al terzo passaggio , nell’esatto istante in cui lo shad dal plinto sta per collassare verso il fondo , avverto una strana “ tensione “ e , come suggerito dal maestro di tale tecnica il grande Albert Drackovich , nel dubbio porto una pronta e decisa ferrata . Strike !!!! La Intruder si flette fino alla sua schiena ed inizia un’esaltante combattimento con un perca che non ne vuole sapere di staccarsi dal fondale e con poderosi scossoni del capo ed alcune partenze da cardiopalma mette a dura prova tutta l’attrezzatura ; non è certo un gigante della specie , ma non avendo ancora iniziato la fregola è nel pieno delle sue forze e lo palesa con vigore . Vedo il mio shad di colore giallo brillante ben posizionato all’interno del coriaceo apparato boccale e ciò mi tranquillizza non poco ; ben presto scendo dal pontile e raggiungo la riva , trascino il pesce coricato sul fianco e con una sicura presa opercolare lo salpo : si tratta di una femmina di lucioperca dai colori brillanti e dalle striature ben marcate . La bilancina elettronica mi dice che pesa kg 3,250 e penso che come inizio non c’è male .
Fermo un gentile signore e , dopo avergli messo tra le mani la mia digitale , lo esorto a scattare alcune foto a testimonianza della bella cattura ; espleto velocemente questo rito e , dopo aver riossigenato abbondantemente il pesce con movimenti avanti/indietro molto lenti , lo rilascio nel suo ambiente . Nello scomparire verso le profondità lacustri sembra ringraziarmi per questo gesto . Ora non è più tempo di pescare e ripongo tutta l’attrezzatura in auto , mi bevo una birra e faccio ritorno a casa . Se il buongiorno si vede dal mattino …

















venerdì 7 aprile 2017

Apertura: che passione


Articolo e fotografie di Marco Altamura




Per tutti noi che pratichiamo la nobile arte alieutica esistono alcune date sul calendario che non possiamo assolutamente ignorare e , tra queste , quella dell’ultima domenica di febbraio rappresenta senz’altro la più significativa ; a prescindere dai vari regolamenti regionali che hanno la facoltà di anticipare o procrastinare a piacimento tale appuntamento , questa data identifica in quasi tutta Italia il giorno tanto sospirato ed atteso di apertura della pesca ai salmonidi nelle acque correnti pregiate . I ricordi scorrono nella mente e si soffermano ai primi anni ’70 quando , non ancora adolescente , attendevo febbrilmente l’ultima domenica di febbraio per poter insidiare le variopinte fario nei riali montani della Val Seriana . Allora tutto assumeva contorni magici , e la spensieratezza di quell’età trasformava quell’avvenimento in una vera e propria festa . Inoltre l’inesperienza faceva apparire tutto come una conquista ; erano gli anni in cui si andava formando tutto quel bagaglio nozionistico piscatorio che nel tempo a seguire permetteva di affrontare le situazioni in pesca con sicurezza e competenza : in altre parole , la tanto bistrattata ed inflazionata ma assolutamente necessaria “gavetta” .
Tanti anni sono trascorsi e tanti fiumi di inchiostro sono stati versati in merito all’argomento , ma la passione e la dedizione messa nella ricerca di questo fantastico pesce sono rimaste inalterate nel tempo . Personalmente poi , divido questo appuntamento da più di quarant’anni con il mio amico Luca , una persona di poche parole che come me riesce ad apprezzare il torrente e tutta la natura che ci sta intorno ; per noi la cattura non rappresenta mai un piacere fine a se stessa , ma è parte integrante ed oserei dire quasi marginale , al concetto di sano divertimento in un contesto naturale incontaminato dalle turbative che riempiono la nostra vita per i rimanenti giorni della settimana . Insieme abbiamo lanciato i nostri artificiali in svariati contesti acquei sia prettamente montani che di fondovalle , sempre con un grande entusiasmo manifestato sia che si catturasse una trotella di trenta centimetri che un pesce di mole ; così teatro delle nostre aperture sono stati di volta in volta il fiume Serio , il Brembo , il Sarca , il Noce , lo Stura , il Po , la Dora , il Sesia ed il Toce , senza mancare di citare l’intricato sistema di affluenti tributari di questi importanti corsi d’acqua dove mettere a dura prova la resistenza fisica nel risalire impervie valli ed ostacoli all’apparenza insormontabili e tutto questo il più delle volte solo per qualche sudata cattura ma di rara bellezza . Da una ventina di anni a questa parte , io e Luca abbiamo modificato non poco il nostro approccio all’apertura , evitando accuratamente le levatacce ad orari improbabili per portarsi a destinazione alle prime luci dell’alba , prediligendo viceversa gli orari centrali della giornata : praticamente quando la maggioranza della “concorrenza” abbandonava il campo infreddoliti e sfiniti , noi iniziavamo a pescare con il vantaggio di trovare una surreale quiete sul fiume ed una temperatura più consona all’attività dei predatori .
Questo tipo di strategia ha sempre pagato regalandoci oltre che belle catture , anche la possibilità di sfruttare appieno le ore di luce delle giornate di fine inverno . Anche l’apertura 2017 non ha fatto eccezione e , dopo aver scelto nei mesi precedenti la destinazione in base ai livelli idrici del corso d’acqua in questione ( a fine febbraio quasi tutti i fiumi hanno il problema della scarsità d’acqua ) , abbiamo deciso di affrontare il tratto medio-basso del fiume Toce . Quest’anno non abbiamo pescato proprio il giorno dell’apertura perché i miei impegni mi hanno portato a Vicenza per l’appuntamento annuale con Pescare Show dove per il marchio Rapture ho visionato e presentato le novità del catalogo 2017 . Abbiamo solo posticipato di un paio di giorni la nostra prima uscita nelle acque correnti con il notevole vantaggio di pescare in un giorno feriale evitando la ressa tipica dell’apertura . Siamo partiti da Milano a metà mattina di un martedì nuvoloso e freddo per arrivare a destinazione verso mezzogiorno ; il fiume Toce in questo periodo dell’anno ha linfe limpide ed una portata d’acqua piuttosto scarsa , la qual cosa non favorisce certo il buon esito dell’uscita .
Decidiamo di iniziare a pescare nei pressi di un lungo correntone dove le acque del fiume ricevono quelle di un tributario , anch’esso con livelli bassi ; i detriti portati dall’affluente creano un’interessante “piede di terra” molto invitante dove spesso ho effettuato belle catture . In questo tratto di fiume sono presenti varie tipologie di trote insieme agli immancabili cavedani e qualche lucioperca risalente dal vicino lago ; la specie preponderante è senza dubbio la Lacustre che in determinati periodi dell’anno risale massicciamente dal lago Maggiore quando il livello è alto e si avvicina il periodo della deposizione . Pertanto settembre risulta essere il mese migliore per trovare qualche grosso esemplare in risalita . A fine inverno è più probabile catturare esemplari di trota fario e qualche ibrido fario/marmorata , residui di quella che un tempo era considerata l’unica trota autoctona della Val Ossola ovvero la pregiatissima trota marmorata . Luca si posiziona all’ingresso dell’affluente mentre io preferisco sondare il tratto finale della corrente dove , a mio parere , è più probabile trovare qualche esemplare in attesa di cibo portato dal flusso correntizio . Iniziamo entrambi con un rotante artigianale da 25 grammi che tiene bene la corrente e seleziona le potenziali prede , evitando l’attacco di soggetti giovani ;

lo spot è molto vasto pertanto non è inusuale effettuare catture dopo un numero consistente di recuperi . Il fondo è ricoperto da un sottile strato di alghe di colore marrone tipico del periodo invernale che ad ogni lancio sporcano l’artificiale e costringono all’operazione di pulitura dello stesso . Sondiamo accuratamente lo spot nonostante il vento gelido e la pioggia battente ci infastidisca non poco ; Luca mi manifesta la sua piacevole sensazione nell’usare l’attrezzo che gli ho consigliato acquistato pochi giorni prima : si tratta della serie Inova di Rapture nella misura mt. 2,40 con azione MH e range di lancio 14/40 . Anch’io rimango ovviamente fedele a Rapture ma con la Intruder sempre da mt. 2,40 con medesima potenza . Decidiamo di cambiare posto ed abbandoniamo la lunga lama discendendo un sentiero che costeggia il fiume ; qui siamo in posizione leggermente sopraelevata rispetto all’acqua ed iniziamo a perlustrare piccole correnti formate da alcuni massi al centro del fiume ; queste correntine formano invitanti giri d’acqua dove le trote trovano riparo dalla forte corrente stazionando senza sprecare preziose energie . La profondità in questo tratto è di circa ottanta centimetri , così decidiamo di alleggerire il peso del rotante adottando il modello da otto grammi della serie Spinner MRT di Rapture ; la paletta inserita direttamente sull’asse dell’artificiale consente una perfetta rotazione appena esso tocca la superficie dell’acqua .

E’ tutto perfetto , manca solo una cosa : le trote ! Infreddoliti e bagnati , insistiamo a pescare anche quando il buon senso consiglierebbe di mollare ; arriviamo in un punto dove il fiume compie una larga curva convogliando in riva opposta la maggior quantità d’acqua e lasciando la rimanenza in piccole correntine scorrenti tra i massi affioranti : qui dalla nostra posizione leggermente rialzata riusciamo e vedere perfettamente attraverso le linfe limpide , ma le uniche presenze sono rappresentate da sparuti grossi cavedani che pinneggiano pigramente contrastando la corrente di ritorno . Luca procede più a valle mentre io mi fermo davanti ad un grosso masso che spezza il flusso correntizio creando un’interessante spot . Una serie di lanci coprono tutto lo spot , ma l’esito rimane sempre lo stesso : niente . Ad un tratto vengo scosso dal vibrare del mio smartphone.  E’ Luca che mi esorta a raggiungerlo per vedere con i miei occhi cosa si trova a pochi metri da lui : lo raggiungo in un baleno e rimango estasiato davanti ad uno spettacolo che si svela davanti a me . In una corrente secondaria , all’apparenza insignificante , sosta maestoso un grosso esemplare di trota Lacustre che mantiene la sua posizione agitando leggermente la poderosa pinna caudale e le ventrali bordate di colore bianco . Si tratta di una grossa femmina , probabilmente risalita dal lago per deporre le uova , lunga approssimativamente un metro o poco meno ; il colore chiaro azzurrato non lascia dubbi sul tipo di salmonide in questione e ciò avvalora il fatto che , se ancora vi fossero dubbi , questo tratto di fiume ospita anche grossi esemplari che qui non sono da considerarsi una eccezione . Da ciò a catturarli però ne passa…..Lascio all’amico Luca il piacere di tentarne la cattura (l’ha avvistata lui ) , anche se la nostra posizione in bilico tra le pietre della riva e con i rami spioventi degli alberi non rendono affatto agevole l’operazione .

Cambia artificiale a favore di un Trouter Rapture dalla classica livrea “silver” ed effettua un lancio che deposita il minnow circa tre metri oltre il grosso pesce ; inizia un lento recupero con il cuore in gola e quando l’artificiale raggiunge la posizione della trota , questa scarta di lato e lo segue pigramente fino a cercare di addentarlo a un metro da noi ! Lo manca , ci vede e altrettanto pigramente guadagna il fondale più marcato del fiume in riva opposta . Disdetta !!! Rimaniamo inebetiti , consapevoli di essere stati veramente vicinissimi a ferrare un pesce di straordinarie dimensioni e di rara bellezza . Francamente le residue forze per continuare a pescare se ne sono andate e così decidiamo di riprendere il lungo sentiero per fare ritorno all’auto . Ora il freddo e la sgradevole sensazione di umido ci distruggono . Arrivati alla macchina , ci accorgiamo che la pioggia ha attraversato gli impermeabili , le giacche ed anche i pile ; ci svestiamo , indosso i vestiti di ricambio che tengo sempre in auto per circostanze simili e finalmente troviamo nell’abitacolo un ambiente asciutto . Decidiamo senza esitazione di andare a rifocillarci in un vicino locale dove consumiamo alcuni croissant unitamente a due tazze di cioccolata bollente ; la delusione è grandissima e rimaniamo chiusi in un silenzio assordante . Profittiamo dei termosifoni per asciugare i nostri indumenti e così trascorriamo al coperto circa un’ora e mezza senza accettare l’accaduto . Nel frattempo smette finalmente di piovere e le nuvole lasciano il posto ad un pallido sole che rischiara le ultime due ore di luce . A questo punto , avendo inghiottito l’amaro boccone ed essendoci ripresi fisicamente dal disagio della pioggia , decidiamo di fare un altro tentativo in riva opposta , proprio di fronte alla lunga spianata dove abbiamo iniziato a pescare appena arrivati ; qui le acque del fiume acquistano circa due metri di profondità creando una lunga prismata che garantisce ai salmonidi interessanti ripari dai quali tendere le imboscate alla minutaglia .
L’approccio va radicalmente cambiato , così decido di utilizzare un pesante minnow che mi consenta di sondare adeguatamente tutta la zona ; scelgo senza alcun dubbio un minnow lipless che tante soddisfazioni mi ha regalato in inverno alla ricerca di Lacustri in lago . Si tratta del modello Dexter pesante ben ventotto grammi e lungo 75 mm : lo scelgo con finitura “ Rocket shad “ ed inizio subito a proiettarlo a ore due innanzi a me per poi assecondarne la discesa a stretto contatto con le asperità del fondale . Questa è una tecnica attuata in fiume nella pesca del salmone atlantico e risulta estremamente catturante anche con le trote di casa nostra . Sondando con queste modalità tutta la lunghezza dello spot , giungo nell’ultimo tratto dove Luca sta utilizzando un pesante cucchiaio ondulante senza alcun risultato . Mi lascia la sua postazione e mi appresto ad effettuare gli ultimi lanci a coprire il fine-lama ; in una di queste “ passate “, quando l’artificiale ha raggiunto la posizione a ore undici , lo stacco dal fondo per iniziare il recupero vero e proprio e in questo medesimo istante avverto uno strappo brutale in canna che l’elasticità zero del trecciato mi trasmette in tutta la sua potenza . La Intruder si flette dall’impugnatura e sono costretto ad allentare la frizione micrometrica del mulinello : non ci sono dubbi , una trota di apprezzabili dimensioni ha attaccato violentemente il mio Dexter ed ora fa di tutto per liberarsi dall’inganno . Ad una trentina di metri da me il pesce compie due spettacolari salti fuori dall’acqua nell’estremo tentativo di riguadagnare la libertà , ma la potenza del combo canna-mulinello-trecciato non gli lasciano scampo e ben presto me la ritrovo vicino agli stivali a roteare in pericolose capriole ; la afferro con la mano sinistra e finalmente esulto dopo una giornata  caratterizzata dalle forti emozioni . Si tratta di una femmina di Lacustre di circa un chilogrammo di peso che dopo le foto di rito e la tangibile soddisfazione mia e di Luca , fa ritorno nel suo fiume lasciandoci in bocca il sempre dolce sapore della cattura sudata . Ora sì che possiamo smettere ! Gli ultimi bagliori del giorno ci vedono riporre l’attrezzatura con gesti rituali nel bagagliaio dell’auto e il lungo ritorno verso casa ci porta alla mente le innumerevoli volte durante le quali abbiamo vissuto queste meravigliose sensazioni . Un ultimo sguardo al fiume dalla superstrada e anche questa “ apertura “ va in archivio ; grazie di cuore all’amico Luca per la sua compagnia ma soprattutto al fiume che ancora una volta è riuscito a stupirci .



mercoledì 22 marzo 2017

Trota lacustre: la genesi



Trota Lacustre. La genesi.
Articolo e fotografie di Marco Altamura





Nella formazione e nella crescita di uno spinner sono molti i fattori che intervengono a determinare la predilezione o meno per un certo predatore piuttosto di un altro ; mi spiego meglio : fin da quando iniziai il mio rapporto d’amore con la pesca nei lontani anni ’70 , il pesce che più di altri contribuì a farmi innamorare di questa splendida disciplina fu la trota . Questo lungo processo di crescita fu senza dubbio facilitato da alcune scelte di vita che io e la mia famiglia facemmo in quei tempi . Infatti l’aver avuto una seconda casa in Val Seriana incise non poco nel determinare la mia predilezione verso i salmonidi che catturavo lungo fiumi , torrenti e riali di quel comprensorio montano . Questa sorta di “imprinting” ha finito per condizionare in positivo tutta la mia carriera di pescatore prima e di lanciatore poi ; le coloratissime fario e gli stupendi salmerini di fontana erano i soggetti preferiti delle mie prime uscite in pesca e l’esperienza maturata nelle acque correnti prima nella pesca al tocco con esche naturali e subito dopo nello spinning in torrente contribuirono alla formazione di tutto quel bagaglio di esperienza che ancora oggi mi porto appresso . Indubbiamente l’insidiare i salmonidi a quei tempi era molto più gratificante di quello che può essere la realtà di oggi giorno : in quegli anni frequentavo principalmente i riali delle piccole valli laterali che ancora non conoscevano le scellerate immissioni di materiale pronta-pesca tipiche dei nostri giorni .
Le trote ruspanti di quegli anni avevano pinne sviluppatissime e colori meravigliosi ; provenienti quasi esclusivamente dal ceppo “mediterraneo” , erano caratterizzate da purezza genetica e straordinario comportamento in canna : pesci indomabili , estremamente timidi e abituati a guadagnarsi i propri spazi nel torrente a scapito degli individui più deboli . Ben presto queste caratteristiche di rusticità e di aggressività delle mie prede accelerarono il mio avvicinamento al mondo delle esche artificiali che a quei tempi era rappresentato quasi esclusivamente dai cucchiai rotanti che la facevano da padroni e da qualche ondulantino da utilizzare nelle pozze più profonde ; ben lontani dalla moderna specializzazione portata al parossismo , non si conoscevano ancora le peculiarità catturanti dei piccoli minnows e , men che meno , delle soft-baits che oggi ci regalano meravigliose catture . Si catturava tanto e bene affidandosi principalmente al capostipite indiscusso del moderno spinning : il cucchiaio rotante . Tuttalpiù potevano variare le dimensioni e i pesi , mantenendo però inalterata l’efficacia di quelle che allora erano definite  “esche cromocinetiche”.
 La vicinanza del lago d’Iseo o Sebino alla mia seconda casa , ben presto mi fece apprezzare anche lo spinning in acque ferme nelle quali insidiavo principalmente persici reali , cavedani e lucci ; nel frattempo iniziavo a sentire dalle voci dei vecchi pescatori locali i racconti di catture costituite da un predatore dal carattere sfuggente e avvolto da un alone di mistero quale era la fantomatica trota Lacustre . Si insinuarono allora in me i prodromi di una fantastica sfida che  tutt’oggi raccolgo nei confronti di quel meraviglioso predatore pelagico che risponde al nome di Salmo Trutta Lacustris ma  che i locali chiamavano più semplicemente “Trutta” , quasi a voler affermare che quello era l’unico pesce appartenente al genere Salmo Trutta e degno di fregiarsi di tale appellativo . Da qui ad appassionarmi in maniera quasi esclusiva a questo predatore il passo fu breve : le prime uscite mirate a questo salmonide vedevano come teatro naturale l’ambiente lacustre dell’alto Sebino nei comuni di Lovere e Pisogne dove l’apporto di acque fresche e ossigenate del tributario fiume Oglio ne facilitavano  la presenza . 
Ad onore del vero questi primi tentativi non furono coronati da costanti successi , tuttavia servirono a farmi capire ed apprezzare le abitudini e i comportamenti di questo fantastico super predatore ; ben presto iniziai a spostarmi anche su altri bacini lacustri , in primis il Lario , che vantava una secolare tradizione di pesca alla Lacustre da parte di pescatori che la insidiavano principalmente con l’ausilio del natante impiegando la tecnica della Molagna o Trotiera . Nei primi anni ’80 tentare di insidiare questo pesce da riva e con la canna da spinning era considerato da tutti quantomeno un azzardo tanto da farmi apparire come un vero e proprio visionario sognatore ( in seguito presi coscienza di essere un precursore insieme a pochi altri di tale tecnica ) . La cerchia di amici pescatori che inizialmente mi accompagnarono nelle mie uscite invernali pian piano si assottigliò quasi completamente avviliti  e frustrati dall’esito quasi sempre negativo delle stesse ; non veniva accettato di buon grado il sacrificio di ore ed ore passate a lanciare nel vuoto senza alcun risultato e con l’aggravante non di poco conto di operare in  condizioni atmosferiche il più delle volte avverse . Lo sprone che mi faceva sopportare tutte queste difficoltà era ed è rappresentato dalla gioia e dall’immensa soddisfazione che dà anche una sola cattura di tale pesce così straordinariamente bello , combattivo ed affascinante .
Col passare degli anni , abbandonata la frequentazione delle valli bergamasche , iniziai a prendere confidenza con gli ambienti del lago Maggiore piemontese dove i miei genitori acquistarono un appartamento ; questo fu senza dubbio l’ulteriore e definitiva spinta che mi portò a dedicarmi anima e corpo alla ricerca di questo pregiato salmonide , pur non snobbando tutti gli altri predatori delle nostre acque interne . Le acque del Maggiore , sottoposte alla regolamentazione della Convenzione Italo-Elvetica , mi davano l’opportunità di dedicarmi alla ricerca del mio pesce preferito fin dal giorno venti di dicembre , giorno nel quale si aprivano le ostilità nei confronti della Trota di Lago , e si poteva quindi insidiare questo pesce prima che in tutti gli altri grandi bacini subalpini del nord Italia . Il fatto di avere un punto di appoggio sul posto mi facilitò non poco , consentendomi di pescare nei momenti più propizi ( alba e tramonto ) e , soprattutto , di inanellare una serie di uscite consecutive sfruttando al massimo le condizioni più favorevoli allorquando queste si presentavano . I periodi temporali di fine dicembre , gennaio , febbraio fino a metà marzo sono i miei preferiti per praticare questo tipo impegnativo di spinning soprattutto perché in tale periodo le Lacustri occupano la colonna d’acqua più superficiale e risulta ottimale l’utilizzo di minnows lipless e di ondulanti dalla forma stretta ed allungata , entrambe categorie di artificiali veramente efficaci per la ricerca di questo pesce .
L’azione di pesca si conduce a piede asciutto con lunghi lanci a raggera , prima paralleli alla costa e in seguito rivolti verso il centro lago facendo lavorare gli artificiali nei primi ottanta centimetri d’acqua , dove cioè il nostro salmonide è solito cacciare i pesci foraggio nel suo continuo  peregrinare tipico dei pesci ittiofagi e pelagici . Le tipologie degli spot più promettenti risultano essere quelle a spiaggia di media granulometria e con fondale digradante , le foci dei torrenti tributari , le rive a picco su specchi d’acqua ad alta profondità e i manufatti quali porti , imbarcadero , pontili e quant’altro possa fungere da riparo alla massa stabulante che nei mesi freddi cerca riparo in questi siti . Dal punto di vista delle condizioni atmosferiche , giova ricordare che la trota Lacustre è un pesce lucifugo che predilige cacciare in una situazione di scarsità di luce ; scarsità di luce che possiamo riscontrate all’alba o , meglio ancora , al crepuscolo .
In giornate chiare e soleggiate andrà data preferenza alle rive in completa ombra dove i nostri blasonati pesci amano sostare e cacciare . Una menzione particolare la meritano assolutamente le giornate perturbate con pioggia ed ancora meglio precipitazioni di tipo nevoso ; in questi frangenti il nostro salmonide sarà attivo durante tutto il giorno ampliando di molto le sue finestre di attività predatoria . Altro fattore ambientale fondamentale per l’esito delle nostre uscite è rappresentato dalla presenza o meno di sferzanti venti periodici e brezze tese tipiche delle giornate invernali ; questo moto ondoso facilità ed aumenta il tasso di ossigeno disciolto dell’acqua rendendo i salmonidi molto aggressivi e famelici nei confronti delle nostre insidie . Questo breve escursus rivolto al come e da quando mi sono appassionato a questo spinning estremamente tecnico non può ritenersi completo se non accennassi al tipo di attrezzatura necessaria per pescare correttamente : in primis la scelta della canna è l’elemento che maggiormente condizionerà il buon esito delle uscite . Nei lunghi anni di gavetta sul campo ( non finisce mai ! ) ho attraversato momenti e convinzioni anche diametralmente opposte tra loro . Ho iniziato con l’utilizzo di una canna “allround” con azione MH quando ancora non esistevano i multifili trecciati e non posso negare che qualche bel pesce l’ho perso anche a causa dell’attrezzatura ; con il progredire del tasso tecnico dei materiali ho utilizzato canne assemblate da abili artigiani che mi montavano a regola d’arte grezzi provenienti dagli USA o dal Paese del Sol Levante ; il combo rappresentato da una canna “morbida” abbinata all’uso di un trecciato potrebbe , a prima vista , apparire la soluzione migliore per questo tipo di pesca .

L’allungamento pari a zero dei multifibra infatti garantirebbe ferrate sicure anche a grandi distanze  ma , come sempre avviene , occorre guardare anche l’altra faccia della medaglia . Due sono i punti deboli di questa scelta : la “rigidità” dell’insieme durante il combattimento con i grossi calibri della specie fatto di frequenti salti fuori dall’acqua porrebbe in grave pericolo la resistenza del pur coriaceo apparato boccale dei salmonidi causandone la slamatura ; le condizioni atmosferiche estreme ( vento , ghiaccio , ecc… ) metterebbero in seria difficoltà la proverbiale morbidezza dei multifibra che imbevendosi d’acqua finirebbero per irrigidirsi e quindi ghiacciare,  con conseguenze anche nella fase di lancio facilmente intuibili . Cosi , abbandonata l’ipotesi di utilizzo di canna morbida-filo trecciato , dopo non poche sperimentazioni sono giunto a decifrare il rebus utilizzando una canna “rapida” ad azione H abbinata a un monofilo di spessore mm 0,255 con bassi valori di allungamento che mi concede un minimo di elasticità sia in ferrata che in fase di lancio e , al contempo , mi garantisce ferrate sicure anche a grandi distanze . L’avvicinamento a quel che io definisco la perfezione non è stato ne facile ne veloce , ma ora , dopo quarant’anni di pratica sul campo e di test di diversi materiali , posso affermare di aver trovato il combo ottimale per affrontare la pesca a spinning alla Lacustre . La collaborazione con il marchio dinamico Rapture mi ha dato l’opportunità di utilizzare un attrezzo da me definito semplicemente eccezionale e adatto alle mie esigenze ; si tratta della canna denominata Inova e nella fattispecie del modello in due sezioni ad innesto da mt. 2,40 con azione H e con potenza di lancio 20/50 grammi .
Si tratta di un blank estremamente reattivo ma al contempo docile con il pesce in canna ; caratterizzato da grande potenza in caricamento , da rapida risposta in ferrata e capace di assecondare , con una grande riserva di potenza anche nella parte bassa , il più indemoniato dei salmonidi lacustri . Per completare il combo sto usando con grande piacere come mulinello il top di gamma Rapture , l’SX-1 nella versione 4000 che al perfetto imbobinamento sia del monofilo che del trecciato abbina una frizione a regolazione micrometrica estremamente “dolce” e progressiva capace di assecondare tutte le sfuriate del pesce . A livello di monofili ed artificiali le scelte sono molto soggettive e personali così mi limiterò a citare i due minnows lipless che mi hanno regalato anche recentemente diverse catture di belle Lacustri : il primo lipless è il Dexter , che con i suoi 28 grammi di peso e la sua compattezza garantisce lanci infiniti ed è già entrato nelle piacevoli abitudini dei lanciatori nostrani . Il secondo è lo Slash Stick , un altro lipless dal peso più contenuto ( 16,5 gr.) che utilizzo quando non ho bisogno di raggiungere grandi distanze ma , al contempo , mi serve un movimento accattivante in acqua . Naturalmente queste sono indicazioni strettamente personali , ma penso possano aiutare chi dovesse appassionarsi all’insidia di questo meraviglioso pesce che risponde al nome di trota Lacustre .